Marina di Licola, Opera n.3 (2008) di Mimmo Jodice
La mostra Mimmo Jodice. L’enigma della luce, allestita negli spazi del Castello di Udine (Civici Musei di Udine) e realizzata in collaborazione con l’artista, si propone come una mappa aperta, un attraversamento critico della sua opera. A cura di Silvia Bianco, Alessandra Mauro, Roberto Koch in collaborazione con Angela Salomone Iodice, Barbara Iodice e Suleima Autore, l’esposizione si sviluppa nel Salone del Parlamento e nelle sale attigue, proponendo un percorso tematico tra ben 140 fotografie realizzate tra gli anni Sessanta e il 2015.
Attratto dalla fotografia per la sua capacità di creare visioni, Mimmo Jodice (Napoli, 1934) ha, per tutta la sua carriera artistica, approcciato questo medium in una miriade di modi diversi. Dalle sperimentazioni concettuali all’attenzione per le crisi sociali, dal racconto del Bel Paese fino ad un’indagine attenta dei frammenti del nostro patrimonio culturale: nelle sue fotografie prendono forma volti, tradizioni, una Napoli stratificata e labirintica e un passato maestoso e fragile. Un approccio, il suo, che lo ha portato a collaborare con artisti del calibro di Andy Warhol, Sol LeWitt, Joseph Beuys, Jannis Kounellis e Alberto Burri.
In particolare, il percorso espositivo proposto a Udine si articola in sezioni che mettono in luce alcuni degli aspetti e dei temi più importanti per il maestro napoletano. La prima di queste aree tematiche è dedicata alla sperimentazione tecnica di Jodice, alle lunghe ore passate in camera oscura e all’equilibrio ricercato tra bianco e nero —nota caratteristica della sua opere— e tra astrazione e figurazione.
La sezione dedicata alle città propone, poi, non solo ritratti sospesi della sua tanto amata Napoli, ma anche un interessante nucleo di fotografie realizzate a Trieste nel 1985 e tutta una serie di scatti che si spingono oltre i confini nazionali. Nella serie Eden (1995), invece, — presentata integralmente nei suoi 44 scatti — la natura morta si trasforma in una critica silenziosa e affilata alla violenza del desiderio, alla costruzione artificiale dei bisogni, alla persuasione estetica che pervade ogni superficie del nostro quotidiano.
Il percorso si conclude con una sezione dedicata al mare, altro elemento fondante nell’immaginario di Jodice, emblema di silenzio e orizzonte interiore. A completare l’esperienza espositiva, viene proiettato un estratto del documentario di Mario Martone, in cui lo stesso artista si racconta, offrendo al pubblico uno sguardo diretto sulla propria pratica e poetica. «Vorrei ricominciare da capo» racconta, a testimoniare una vita piena e una carriera artistica colma di soddisfazioni.
Con questa mostra, i Civici Musei di Udine offrono non solo un omaggio a un maestro della fotografia italiana, ma anche un’occasione per riscoprire — attraverso la luce e l’ombra, la riflessione e l’enigma — uno sguardo che ha saputo attraversare il nostro tempo con profondità e coerenza.
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