Categorie: Mostre

L’arte del cibo come catalizzatore di dialoghi culturali anima la mostra “Brodo” a Universo Factory

di - 19 Agosto 2024

All’interno del suggestivo spazio espositivo Universo Factory a Vittorio Veneto, il progetto ideato dall’artista messicano Eliel David Pérez Martínez eleva la definizione di brodo da semplice alimento a simbolo di una comunità culturale, dove arte, connessione e dialogo s’intrecciano. Da questa considerazione si sviluppa la mostra a cura di Simone Ceschin e Marta Giallongo, concepita come processo collettivo e creativo che intende celebrare il valore dell’identità culturale e della condivisione sociale.

Ispirato dal libro Al caffè di Enrico Malatesta, che riflette sull’importanza dei caffè come luoghi di incontro e scambio intellettuale, il progetto dell’artista azionario si configura come un viaggio attraverso la condivisione e il dialogo. Il cibo diventa il punto di partenza per esplorare temi complessi e attuali di cui si discuterà nell’occasione di cene tematiche nello spazio espositivo. Durante questi happenings, la curatrice Giulia Mariachiara Galiano fungerà da moderatrice e provocatrice di idee, letteralmente alimentando discussioni dall’ambito dell’agricoltura sovversiva a quello della pedagogia radicale, al ruolo della spiritualità nell’arte. Gli esiti di questi laboratori di idee verranno raccolti in un peculiare ricettario, testimonianza della profondità culturale sondata.

Brodo, Universo Factory, Installation view, Lisa Pujatti, Grazia Mori

Il coinvolgimento in un dibattito collettivo si estende a un gruppo eterogeneo di artisti della scena contemporanea veneziana invitati da Eliel David Pérez Martínez, ognuno dei quali porta la propria visione del tema centrale del cibo. Tra questi, Francesco Onda, Veronica Ceschia, Arianna Michetti, Emma Vezzoli, Grazia Mori, Rovers Malaj, Eric Pasino, Lisa Pujatti, Chiara Peruch, Rebecca Zen, Tali Dello Strologo e Alice Moschetta.

Il gesto di coordinarsi tra amici e colleghi per raccogliersi attorno a un tavolo scandisce la circolarità del percorso espositivo allestito dai curatori, un’esperienza sinestetica che inizia con la colazione, prosegue con le portate principali di pesce e carne, e culmina con il dessert, per poi evolvere in una riflessione sul ciclo di deterioramento e rinascita. Le opere esposte scrutano le diverse direzioni in cui lo sguardo al cibo può essere orientato, alternando colori audaci e tecniche miste e dando corpo a un dialogo tra istintività e riflessione.

Brodo, Universo Factory, Installation view, Alice Moschetta

Lungo il percorso, le tracce lasciate dai pasti rappresentati diventano segni tangibili di uno scambio avvenuto, un lascito che permane nella memoria dei partecipanti. Nell’opera di Emma Vezzoli, ad esempio, la relazione preda-predatore si manifesta in un morso che addenta un salame, equivocamente simile a un’ostrica, evocando una tensione tra desiderio e consumo che allude a un incontro tra mondi sociali diversi. Gli artisti coinvolti offrono prospettive differenti, che spaziano dall’evocazione di paesaggi onirici alla riflessione sulla natura effimera e ciclica del cibo. Mentre si dilata un’atmosfera in cui grottesco e ludico coesistono, una pittura cinetica rompe la staticità per catturare l’immediatezza del presente, spesso sfuggente nella frenesia del tempo moderno.

L’esposizione culmina in un’opera tridimensionale collocata al centro della sala, che sintetizza le riflessioni emerse lungo il percorso. Questa installazione, disposta su un tavolo apparecchiato, diventa il fulcro attorno a cui ruota la mostra, trasformandola in un viaggio sensoriale e culturale coinvolgente. In questo contesto, il piano teorico entro cui si estende la definizione di cibo si concretizza in una dimensione tangibile, divenendo un brodo fisico e culturale che permea l’intera esposizione, lasciando spazio a nuove interpretazioni e approfondimenti.

Brodo, Universo Factory, Installation view. Chiara Peruch

La mostra Brodo, orchestrata con grande sensibilità dai curatori Simone Ceschin e Marta Giallongo, trascende un tema quotidiano come il cibo per promuovere un’esperienza immersiva e multisensoriale. La disposizione delle opere, l’uso strategico degli spazi e l’attenzione ai dettagli invitano il visitatore a non limitarsi a un’analisi visiva, ma a considerare anche il ruolo del tatto, dell’olfatto e della memoria. L’allestimento delle opere è concepito per guidare il visitatore attraverso un percorso che stimola attivamente la riflessione e la partecipazione. Da un’esplorazione estetica, si giunge a un’indagine culturale e sociale più profonda, che mette in luce la capacità del cibo di innescare connessioni e instaurare dialoghi, promuovendo la condivisione.

Brodo, Universo Factory, Installation view, Rebecca Zen

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