Categorie: Mostre

L’intesa pittorica tra Guido Trentini e Angelo Zamboni agli inizi del ’900, a Verona

di - 16 Luglio 2025

Più sotto del Castel San Pietro, guardando laltura che veglia su Verona sulla sinistra, e un popiù sopra lultimo ordine di archi che incorniciano il Teatro Romano, spunta una casa giallo ocra, la cui vista placida sulle rovine dellauditorium e sul fiume Adige ha per anni accompagnato Guido Trentini e Angelo Zamboni nei loro giorni di pittura, davanti alla tela e al paesaggio che si offriva ai loro occhi. Quello studio condiviso sullansa del fiume è stato per lungo tempo un crocevia di incontri: vi sono passati letterati, poeti, filosofi, in un clima di straordinaria vitalità culturale. Tra la fine dellOttocento e i primi decenni del Novecento, la cultura figurativa veronese si nutriva infatti di stimoli molteplici: da una parte Venezia, punto daccesso privilegiato allarte europea più contemporanea grazie alla Biennale e alle esposizioni di CaPesaro; dallaltra, il legame diretto con i centri nevralgici della Mitteleuropa, in particolare Vienna e Monaco di Baviera. In questo intreccio di influenze, la scena veronese si dimostra particolarmente ricettiva verso una pluralità di linguaggi: dalla spiritualità lirica del colore di Paul Gauguin alle sintesi formali della Scuola di Pont-Aven, dallenergia vibrante dei Fauves alle raffinate eleganze simboliste di Gustav Klimt.

Lo Studio sul Colle, installation view GAM Verona. Ph. Marinelli

Fino al 26 gennaio 2026, la mostra alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti Lo studio sul colle. Guido Trentini e Angelo Zamboni, a cura di Isabella Brezigar e Patrizia Nuzzo, indaga proprio quel decennio fecondo, aprendo il percorso con una sezione dal sapore intimo e domestico. Nature morte, interni silenziosi, presenze femminili immerse in una luce rarefatta: tra le opere, spicca un soave ma enigmatico ritratto di ragazza intenta a suonare un mandolino, e Le perle del lago di Trentini, dove si avvertono già i riflessi di un cromatismo cangiante che richiama le ricerche post-impressioniste. I toni freddi che modellano le figure femminili e la costruzione per piani paralleli suggeriscono un lessico pittorico già europeo, teso al superamento del naturalismo accademico e in dialogo con le avanguardie. Dallinterno domestico si passa, nella seconda sezione, allo sguardo che si apre verso lesterno: vedute che inquadrano il paesaggio collinare veronese, reinterpretato con forme semplificate, quasi architettoniche. Le case si riducono a volumi essenziali, solidi netti e squadrati, mentre la pennellata si fa più libera, corposa, antinaturalistica. La solidità della composizione e lautonomia del colore come valore espressivo rimandano a Cézanne, ma anche al desiderio condiviso da Trentini e Zamboni di allinearsi ai linguaggi più aggiornati dellarte europea. Accanto ai paesaggi, numerosi ritratti: figure raccolte, spesso incastonate nel paesaggio scaligero, evocano la pittura di Felice Casorati, presente a Verona già dal 1911. Linfluenza casoratiana si coglie nellimmobilità assorta delle figure, nella costruzione rigorosa dello spazio pittorico, nei toni smorzati e polverosi, così come in quellatmosfera sospesa, misteriosa, che è cifra distintiva di una pittura simbolista intrisa di silenzio e di enigma.

Lo Studio sul Colle, installation view GAM Verona. Ph. Marinelli

La terza e ultima sezione amplia lo sguardo con una riflessione sul simbolismo e sulla secessione viennese. Per la prima volta vengono riunite opere inedite, carte preparatorie, lettere, materiali darchivio e testimonianze che restituiscono la rete di relazioni intellettuali che ha animato quella stagione irripetibile dellarte veronese. Fulcro della sezione è il ciclo de La pianta rossa di Trentini, presentato qui in cinque versioni: un motivo quasi ossessivo che lartista sviluppa in una serie di variazioni sul tema. Lelemento vegetale, isolato e frontalmente composto, si carica di unaura misterica: una presenza quasi totemica, al tempo stesso reale e simbolica, che richiama le sintesi formali della Secessione e certe soluzioni decorative dellArt Nouveau. Nella stessa sezione si trovano anche le emblematiche Colline veronesi di Zamboni: un paesaggio densamente materico, costruito per larghe campiture e improvvise accensioni cromatiche. Il colore si fa denso, a tratti violento, steso per chiazze, con accenti antinaturalistici che ricordano le visioni interiorizzate di Emil Nolde o i paesaggi svizzeri di Ernst Ludwig Kirchner.

Insomma, da quella casa sul colle (ancora visibile tra gli alberi) non si contemplava soltanto il paesaggio veronese: era una finestra aperta sul mondo, divenuta il simbolo di unamicizia artistica e di una rara complicità intellettuale. Un rifugio creativo, un laboratorio di visioni da cui il reale veniva guardato, meditato, e infine, sulla tela, impresso.

Lo Studio sul Colle, installation view GAM Verona. Ph. Marinelli

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