Categorie: Mostre

La Biennale in 100 manifesti: ad Asiago un secolo di identità grafica

di - 18 Aprile 2026

Un archivio visivo che attraversa più di un secolo di storia culturale e grafica prende forma ad Asiago: fino al 20 settembre 2026, il Museo Le Carceri ospita Un racconto della Biennale Arte in 100 manifesti dall’Archivio Storico della Biennale di Venezia, una mostra che ripercorre, attraverso cento manifesti, l’evoluzione dell’identità visiva della Biennale Arte dal 1895 al 2024.

Promossa dal Comune di Asiago in collaborazione con La Biennale di Venezia, l’esposizione si costruisce a partire dai materiali conservati dall’ASAC – Archivio Storico delle Arti Contemporanee, restituendo una genealogia della comunicazione visiva che accompagna e riflette le trasformazioni artistiche, sociali e politiche del Paese.

Il percorso si sviluppa in senso cronologico, consentendo di leggere in filigrana il passaggio dalle prime soluzioni illustrative di fine Ottocento alle articolazioni più complesse del graphic design contemporaneo. In questo arco temporale, il manifesto si configura come un campo di sperimentazione privilegiato, in cui arte e comunicazione si intrecciano, ridefinendo di volta in volta il rapporto tra immagine, testo e spazio pubblico.

La selezione include lavori firmati da figure centrali della grafica e dell’arte del Novecento, da Marcello Dudovich ad Adolfo De Carolis, da Carlo Scarpa a Massimo Vignelli, e poi Augusto Sezanne, Ettore Tito, Brenno del Giudice, Giacinto Mondaini, Giuseppe Riccobaldi, Paola Levi Montalcini, Mario Cresci, Alessandro Zen, Clino Trini Castelli, Pierluigi Cerri, Messina-Montanari, Tapiro, Sottsass, Mario Milizia, fino a protagonisti della progettazione visiva internazionale come Bob Noorda, Albe Steiner, Milton Glaser, Franz Joseph Lenhart, Heinz Waibl.

Una costellazione eterogenea che contribuisce a delineare non solo la storia visiva della Biennale ma anche una più ampia traiettoria della cultura progettuale tra Italia ed Europa. Il manifesto, nella sua apparente immediatezza, rivela infatti una complessità stratificata: è al tempo stesso immagine pubblica, segno identitario e strumento di mediazione tra l’istituzione e il suo pubblico. L’evoluzione della grafica diventa chiave per comprendere i mutamenti del gusto, delle tecnologie e delle forme di comunicazione.

Tra la fine dell’Ottocento e la Prima guerra mondiale, i manifesti, ancora fortemente legati a una sensibilità pittorica e influenzati dall’Art Nouveau, vengono affidati ad artisti come Augusto Sezanne — autore anche del celebre leone “moeca” — insieme a Ettore Tito e Adolfo De Carolis. Fino al 1948 è la città stessa — con i suoi simboli e luoghi emblematici — a dominare l’immaginario dei manifesti: la Biennale di Venezia si racconta attraverso le bellezze urbane, mentre Venezia, a sua volta, costruisce un’immagine rinnovata, moderna e cosmopolita. Tra il 1922 e il 1950 si afferma inoltre il sistema dei concorsi, coinvolgendo importanti cartellonisti come Dudovich, Del Giudice e Lenhart, mentre alla fine degli anni Quaranta l’attenzione grafica inizia a spostarsi progressivamente sulle singole esposizioni.

A partire dal 1952, i grafici incaricati direttamente dall’Istituzione assumono un ruolo più articolato, estendendo il proprio intervento alla progettazione complessiva dell’identità visiva. Emergono così figure chiave del design internazionale, tra cui Scarpa, Vignelli e Noorda. Dagli anni Novanta, infine, la scelta dello studio grafico passa nelle mani del curatore della Biennale Arte, integrando la comunicazione visiva all’interno del progetto curatoriale complessivo.

«I 100 manifesti esposti in ordine cronologico – spiega Debora Rossi, responsabile dell’Archivio Storico della Biennale di Venezia– ci consentono di ripercorrere le edizioni storiche dell’Esposizione, offrendo anche molteplici percorsi di lettura e approfondimento. La storia di questi manifesti, oltre a rappresentare un percorso significativo nel gusto della grafica lungo un secolo – dal Liberty fra Ottocento e Novecento fino alla moderna grafica-design – testimonia anche, nei primi anni, il profondo legame tra l’Istituzione e la città di Venezia sin dalla prima Esposizione internazionale d’arte del 1895».

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