max bill unendliche schleife aus einem kreisring II 1947-48 ottone dorato 37 x 9 x 27 cm collezione Lorenzelli Arte, Milano ©max, binia + jakob bill stiftung/2026, ProLitteris, ZĂŒrich
Leggere la modernitĂ attraverso il lavoro di chi ha contribuito a costruirla. Al max museo di Chiasso ha aperto max bill (1908â1994): la grammatica della bellezza, vasta mostra retrospettiva dedicata al mitico artista, designer e architetto svizzero, tra i protagonisti del Bauhaus, figura cardine del rinnovamento dei linguaggi creativi europei. Visitabile fino al 12 luglio 2026 e curata da Karin Gimmi e Nicoletta Ossanna Cavadini, lâesposizione si inserisce nel ciclo dedicato ai maestri del XX secolo e si lega al tema guida della stagione culturale di Chiasso, la pulchritudo, intesa come tensione tra forma, funzione e armonia.
«Sappiamo dare una forma a quelle cose che noi adoperiamo quotidianamente e a tutte le ore, dallo spillo al mobilio di casa; sappiamo modellarle secondo una bellezza che si Ú sviluppata dalla funzione e che per la sua bellezza adempie una funzione propria», cosÏ Max Bill parlava del suo approccio.
Figlio di un capostazione delle Ferrovie Federali Svizzere, intraprense inizialmente una formazione come argentiere alla Kunstgewerbeschule di Zurigo, prima di orientarsi verso lâarchitettura dopo aver assistito, nel 1926, a una conferenza di Le Corbusier. Tra il 1927 e il 1928 frequentĂČ il Bauhaus di Dessau, dove fu allievo di Josef Albers, Wassily Kandinsky e Paul Klee, assimilando i principi di unâarte razionale, costruttiva e non figurativa.
Rientrato a Zurigo, avvia la propria attivitĂ come grafico e architetto, fondando lo studio bill-reklame e progettando la sua prima casa-atelier a ZĂŒrich-Höngg. Fin dagli anni Venti, tuttavia, il Canton Ticino si configura come un luogo decisivo per la sua formazione: i soggiorni tra Ronco sopra Ascona e la Valle Onsernone lo mettono in contatto con una vivace comunitĂ internazionale. Dopo il matrimonio con la violoncellista e fotografa Binia Spoerri nel 1931, Bill iniziĂČ a frequentare la casa âLa Barcaâ di Aline Valangin e Wladimir Rosenbaum a Comologno, dove intreccia relazioni con figure come Jean Arp, Sophie Taeuber-Arp, Max Ernst, Meret Oppenheim, Vladimir Vogel e lo scrittore Ignazio Silone, per il quale realizzĂČ anche alcune copertine editoriali. Questo contesto contribuĂŹ in modo determinante alla definizione della sua visione etica e progettuale.
Nel 1932, grazie ad Arp e Taeuber-Arp, entrĂČ nel gruppo parigino Abstraction-CrĂ©ation, entrando in dialogo con artisti come Georges Vantongerloo e Piet Mondrian e partecipando alle esposizioni della galleria del gruppo tra il 1933 e il 1936. Nel 1937 fu cofondatore, insieme a Leo Leuppi, del gruppo svizzero Allianz, punto di riferimento per lâavanguardia concreta, cui affiancĂČ anche unâattivitĂ editoriale.
Parallelamente, Milano diventava un nodo centrale nella sua rete di relazioni. Qui Bill contribuĂŹ a costruire un asse culturale tra Svizzera e Italia, partecipando al dibattito sulla ricostruzione e al rinnovamento dei linguaggi visivi. DisegnĂČ il padiglione svizzero alla Triennale del 1936 e prese parte alla IX Triennale del 1951. In questa occasione intervenne anche al convegno De divina proportione, confrontandosi con figure come Ernesto Nathan Rogers e Giuseppe SamonĂ , oltre allo stesso Le Corbusier. Nel 1947 curĂČ, insieme a Lanfranco Bombelli Tiravanti, la mostra arte astratta e concreta a Milano, con grafica di Max Huber, entrando in dialogo con Gillo Dorfles e contribuendo alla diffusione della konkrete kunst.
A partire dagli anni Cinquanta, Bill diventĂČ una figura di riferimento internazionale nel campo del design e della teoria della Die gute Form, intesa come sintesi tra funzione, chiarezza e bellezza. Nel 1951 Ăš tra i fondatori della Hochschule fĂŒr Gestaltung di Ulm, insieme a Inge Scholl e Otl Aicher, di cui Ăš stato primo rettore e dove sviluppa un modello didattico che si pone come evoluzione del Bauhaus. Dopo lâuscita dallâistituto nel 1957, proseguĂŹ la sua attivitĂ accademica, tra cui la cattedra di progettazione ambientale ad Amburgo (1967â1974), affiancando incarichi istituzionali e unâintensa attivitĂ espositiva internazionale.
Nel corso della sua carriera mantenne rapporti con alcuni dei principali protagonisti della cultura del Novecento, tra cui Ludwig Mies van der Rohe e Charles Eames, oltre agli artisti giĂ citati. Dagli anni Settanta si concentrĂČ progressivamente sulla pratica artistica, in particolare pittura e scultura, continuando perĂČ a ricoprire ruoli istituzionali, come la presidenza del Bauhaus Archiv di Berlino. Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti, il Premio Kandinsky (1949), il Compasso dâOro (1956) e il Praemium Imperiale (1993). MorĂŹ nel 1994 a Berlino.
Colore, spazio e movimento erano gli elementi costitutivi di una pratica che ambiva a generare nuove realtĂ , sempre in armonia tra rigore e intuizione. In questo senso, la sua nozione di bellezza «Derivata dalla funzione» si estende dallâarte al design, dallâarchitettura alla grafica, delineando la figura di un âartista universaleâ.
Con 168 opere distribuite in quattro sale, la mostra rappresenta la piĂč ampia mai realizzata in Canton Ticino allâautore svizzero. Dipinti, sculture, grafiche, oggetti di design, fotografie e materiali dâarchivio restituiscono la complessitĂ di una ricerca poliedrica che ha attraversato oltre 60 anni di attivitĂ , mantenendo una coerenza metodologica fondata sullâidea di arte concreta come espressione razionale e autonoma.
Il percorso espositivo segue una scansione tematico-cronologica articolata in tre nuclei. La prima sezione, Verso lâarte, documenta gli esordi dopo lâesperienza al Bauhaus, evidenziando le influenze di Paul Klee, Wassily Kandinsky e LĂĄszlĂł Moholy-Nagy. La seconda approfondisce lo sviluppo teorico e formale dellâarte concreta, con opere che traducono in forma visiva relazioni matematiche e armoniche. Lâultima sezione restituisce la maturitĂ dellâartista, segnata dallâintegrazione tra arte, architettura e design, e dalla definizione della sua celebre idea di Die gute Form.
Un elemento centrale della mostra Ăš il ruolo del Ticino e delle reti culturali tra Svizzera e Italia. I soggiorni a Comologno, nella casa La Barca, e i rapporti con figure come Jean Arp, Meret Oppenheim e Ignazio Silone, cosĂŹ come le collaborazioni con lâambiente milanese del dopoguerra, animato da personalitĂ come Gillo Dorfles ed Ernesto Nathan Rogers, emergono come snodi fondamentali nella costruzione di un linguaggio che ha contribuito allâaggiornamento dei codici visivi occidentali.
Lâesposizione si distingue anche per lâampiezza dei prestiti, provenienti da istituzioni svizzere e collezioni private, tra cui la fondazione max, binia + jakob bill. Accanto al percorso espositivo, un articolato programma di attivitĂ , tra conferenze, visite guidate, laboratori e proiezioni, amplia la dimensione pubblica del progetto, mentre il catalogo pubblicato da Silvana Editoriale raccoglie contributi critici e materiali dâarchivio, offrendo un ulteriore strumento di approfondimento.
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