Categorie: Mostre

Magazzino: quando il deposito diventa esposizione

di - 3 Febbraio 2025

Che cosa accade nei depositi delle gallerie e delle istituzioni culturali? A suo modo, qui, la vita dell’opera d’arte sembra cristallizzarsi, abita un tempo sospeso, diverso dalla frenesia dello studio o dalle luci fredde dell’esposizione.

Con un’intima esposizione intitolata, appunto, Magazzino, la sede veneziana di Marina Bastianello Gallery si propone di mettere in risalto proprio l’importanza di questo spazio di conservazione e tutela, spesso ignorato e frainteso. Lungi dall’essere semplici luoghi di stoccaggio, i depositi possono infatti generare nuovi racconti, dialoghi inediti e interpretazioni che sfuggono allo sguardo del visitatore.

Magazzino, exhibition view, Marina Bastianello Gallery, ph credits: Francesco Piva

La mostra, curata da Marina Bastianello in collaborazione con Elettra Arban, presenta una selezione di opere di dodici artisti: Nico Angiuli, Agostino Bergamaschi, Orianne Castel, Nico Covre, Iginio De Luca, Graziano Folata, Sophie Franza, Beatrice Gelmetti, Chiara Peruch, Francesco Piva, Wang Jingyun e Christopher Webb. Questi lavori, precedentemente custoditi nel magazzino della galleria, trasformano lo spazio espositivo in un’estensione di quell’archivio silenzioso: due spazi che in questa maniera si sovrappongono, si influenzano e quasi coincidono.

Seppur differenziandosi nelle tecniche e negli approcci, le opere selezionate si intrecciano in un percorso coerente,  che si snoda attraverso tutte le stanze della galleria, inglobando addirittura il bagno: qui, l’installazione sonora di Francesco Piva dialoga con Forget me (2024) di Wang Jingyun, composta da due luci al neon. L’artista cinese firma anche il lavoro che apre l’esposizione, 23F (2024), un tessuto grezzo su cui ha cucito piccoli oggetti raccolti durante le sue passeggiate—bastoncini, frammenti di cotone, denti, piccole code di pesce—componendo in questo modo un raffinato lessico visivo che richiama i cromosomi, l’origine della vita e la sua evoluzione.

Magazzino, exhibition view, Marina Bastianello Gallery, ph credits: Francesco Piva

Quest’attenzione per la dimensione naturale si incontra in molti altri dei lavori esposti, come nel piccolo dipinto della serie In-Vitro (2021), della giovane Chiara Peruch. L’artista ha infatti preso ispirazione dall’aspetto e dai movimenti lenti dei bachi da seta, di cui ha in passato allevato dodici esemplari. Dal loro candore e dalla viscosità dei fili che producono, si sviluppa dunque questa serie.

Molto interessante è poi il progetto fotografico di Iginio De Luca, Solarium (2014–2016), presentato in una piccola lightbox a parete. L’immagine di una bancarella dai colori ipersaturi pulsa incessantemente, generando un tempo alienante e sospeso. Come sottolinea Loredana Rea: «L’insistita frontalità delle immagini, immobili e sospese o impercettibilmente transitorie, in cui convivono sublimità e banalità, fasto e desolazione, bellezza e disfacimento, naturalità e messa in scena, allude alla caducità della condizione umana, in una trasposizione contemporanea delle tradizionali nature morte.»

Magazzino, exhibition view, Marina Bastianello Gallery, ph credits: Francesco Piva

Un tentativo di fermare il tempo si riscontra anche nelle sculture di Agostino Bergamaschi—Pensieri organici, Dunja, Sonja (2019). Realizzate in resina e silicone, queste opere materializzano l’atto stesso della creazione, fissando il gesto produttivo in una forma cristallizzata. Il loro ritorno in galleria, dopo essere state esposte nella bipersonale Mandragola nel 2019, ricollega la loro presenza non solo a una ricerca individuale, ma anche alla storia espositiva dello spazio stesso, proprio come accade nei depositi delle istituzioni culturali.

In questi spazi, dunque, le opere non si limitano a esistere in attesa, ma continuano a dar vita a stratificazioni di significati, in un dialogo sotterraneo che Magazzino porta finalmente alla luce.

Magazzino, exhibition view, Marina Bastianello Gallery, ph credits: Francesco Piva

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