Sarà visitabile fino al 14 marzo, presso lo Spazio Iris a Spoltore, provincia di Pescara, la mostra Evo oblïato, secondo capitolo del ciclo Naturale. Curata da Laura Catini, l’esposizione riunisce le ricerche di Francesca Romana Cicia ed Eirene, incentrate sulla percezione del tempo, tra memoria, oblio e frammentazione. Il progetto si interroga sul concetto di “tempo naturale” nell’epoca contemporanea, un coevo instabile e sfuggente che riconosce se stesso come obliato, mettendo in discussione la tradizionale concezione lineare della memoria. In questo scenario, le due artiste presentano un percorso che esplora la fragilità della reminiscenza e l’impermanenza dell’essere, intrecciando filosofia, estetica e poetica della materia.
L’opera di Francesca Romana Cicia, Come una conchiglia nel bosco, traduce in forma visiva il tema del ricordo alterato, evocando entità sospese tra astrazione e concretezza. Tra le stratificazioni della terra, emergono tracce sedimentate di una memoria che si ricostruisce nel presente senza mai coincidere con la sua origine. Petali dissolti, cenere e forme organiche si cristallizzano in uno stato di sospensione, restituendo l’immagine di una reminiscenza fragile e mutante.
Dall’altra parte, Eirene indaga la cavità e il vuoto come elementi generatori. Outer Spaces si sofferma sulla dimensione interna dell’uovo, inteso come matrice della vita e luogo inesplorato della coscienza. Il vissuto individuale viene scandito da un processo di sedimentazione, una narrazione che si deposita nell’inconscio collettivo e si trasforma nel tempo, proprio come le forme che abitano le sue installazioni.
La mostra si inserisce in una riflessione più ampia che trova radici nel pensiero di Heidegger e Platone, coniugando il concetto di tempo come esperienza situata e fluida, oltre la semplice cronologia. «L’unica ora naturale è quella che dimora nella determinazione dell’esistenza umana sin da sempre, nell’esserci dell’essere come tempo, nello Jeweiligkei, nell’affermazione dell’asserzione dell’esserci in relazione al suo essere che è costitutiva. Ogni volta che “io sono”, si attua l’esserci che riconosce la morte come ultima possibilità, la stessa fine che rende possibile l’autentico poter essere dell’esserci, partendo dalla temporalità originaria», sottolinea la curatrice Laura Catini, nel suo testo critico. In un’epoca in cui la memoria è affidata a tracce digitali che promettono di non dimenticare mai, Evo oblïato propone una riflessione sulla possibilità dell’oblio come atto creativo e necessario.
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