Categorie: Mostre

More Than This: la pittura contemporanea alla Pinacoteca Nazionale di Bologna

di - 6 Febbraio 2026

A Bologna la contemporaneità si deposita per stratificazioni successive, in un equilibrio instabile tra tutela, produzione e messa in scena. È in questo contesto che More Than This prende forma alla Pinacoteca Nazionale fino al 6 aprile 2026, in una città che concentra su di sé una particolare densità simbolica, configurando il contemporaneo non come un’eccezione ma come una negoziazione continua con le istituzioni, la storia e il pubblico.

Curata da Daniele Capra e promossa da Fondazione Coppola, in collaborazione con i Musei Nazionali di Bologna – Direzione regionale Musei Nazionali Emilia-Romagna e l’Accademia di Belle Arti di Venezia, la mostra riunisce oltre cinquanta opere pittoriche su tela e carta di dodici artisti formatisi all’interno dell’Atelier F veneziano: Thomas Braida, Chiara Calore, Francesco Cima, Nebojša Despotović, Jingge Dong, Beatrice Gelmetti, Chiara Peručh, Paolo Pretolani, Adelisa Selimbašić, Danilo Stojanović, Aleksander Velišček e Maria Giovanna Zanella. Ma il dato quantitativo e anagrafico è solo il punto di partenza; ciò che conta è il modo in cui la pittura viene chiamata a occupare uno spazio istituzionale storicamente deputato alla conservazione, proprio nel momento in cui la città si espone come piattaforma del presente.

More Than This, vista della mostra, Pinacoteca Nazionale, Bologna, 2026, ph. Irene Fanizza

Nel Salone degli Incamminati, la pittura contemporanea non si offre come parentesi né come concessione; entra invece in attrito con l’idea stessa di museo, mettendo in discussione la separazione tra formazione, produzione e legittimazione. In una Bologna che durante Arte Fiera tende a moltiplicare i luoghi e le retoriche del contemporaneo, More Than Thissceglie una posizione meno spettacolare e più esigente fondata sul lavoro come pratica quotidiana, disciplina e tempo condiviso.

Il riferimento alla cosiddetta “Scuola di Venezia” non costruisce un brand stilistico né una genealogia formale. Qui la scuola si configura come un metodo, un ambiente di formazione in cui l’opera nasce da un confronto costante e non competitivo con il fare pittorico e con lo sguardo degli altri. Nei lavori esposti l’immagine si sottrae all’idea di soluzione definitiva, restituendo piuttosto il residuo di un processo che accetta l’errore, l’indecisione e la resistenza della materia. Le figure dei gatti dipinte da Thomas Braida e disseminate lungo il percorso introducono una dissonanza percettiva inattesa, costringendo lo spettatore a muoversi nello spazio, a modulare attenzione e distanza, e a percepire il metodo stesso degli artisti come accumulo, osservazione e relazione progressiva con le opere.

More Than This, vista della mostra, Pinacoteca Nazionale, Bologna, 2026, ph. Irene Fanizza

Dalla figurazione emotiva a slittamenti surreali, da tensioni metafisiche a forme di astrazione fluida, l’eterogeneità dei linguaggi non viene ricomposta in una narrazione rassicurante. L’allestimento privilegia una costruzione per prossimità e frizione, riflettendo nello spazio museale la dimensione laboratoriale dell’Atelier F. Le opere si osservano, si disturbano, si misurano reciprocamente portando lo spettatore a confrontarsi con una complessità da attraversare.

In questo senso, l’inserimento della mostra nel calendario cittadino che gravita attorno ad Arte Fiera assume un valore politico. Mentre il sistema dell’arte accelera, produce visibilità e tende a semplificare le identità, More Than This rallenta e insiste su una pittura che non chiede legittimazione attraverso il mercato o la novità, quanto attraverso il lavoro. Il museo diventa così un luogo di verifica più che di consacrazione, uno spazio in cui la pittura contemporanea è chiamata a confrontarsi con una storia che non può essere citata superficialmente, ma assorbita e trasformata.

More Than This, vista della mostra, Pinacoteca Nazionale, Bologna, 2026, ph. Irene Fanizza

I rimandi alla pittura antica, alle iconografie e alle posture sedimentate affiorano lungo il percorso come elementi attivi, messi alla prova nello spazio e nel tempo della visione. Ciò che appare familiare viene continuamente spostato, inducendo lo sguardo a sondare la tenuta dell’immagine nel presente. In una città costruita per sovrapposizioni temporali, questa pittura non cerca l’adesione né la continuità; opera invece per incrinature, lasciando emergere una dimensione collettiva della pratica artistica percepibile tanto nelle opere quanto nel loro disporsi nello spazio, dove le differenze restano visibili e operative.

Più che raccontare una generazione o fissare un canone, la mostra apre una domanda sul presente interrogando lo spazio che oggi può avere una pittura capace di accettare il tempo, la disciplina e il confronto come condizioni necessarie. More Than This suggerisce che la contemporaneità, almeno in parte, passi ancora da qui; da un atelier, da una mano che persevera e da una comunità che sceglie di lavorare insieme, anche e soprattutto dentro le istituzioni.

More Than This, vista della mostra, Pinacoteca Nazionale, Bologna, 2026, ph. Irene Fanizza

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Tag: Adelisa Selimbašić Aleksander Velišček Art City Bologna Beatrice Gelmetti Chiara Calore Chiara Peruch Daniele Capra Danilo Stojanović Francesco Cima Jingge Dong Maria Giovanna Zanella Nebojša Despotović Paolo Pretolani Pinacoteca Nazionale di Bologna Thomas Braida

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