Categorie: Mostre

‘The Flying Dutchman’ di Fabrizio Cotognini, ai Musei Civici Palazzo Buonaccorsi, Macerata

Coniugando l’opera lirica, identità fondante della comunità maceratese e marchigiana, e l’arte contemporanea, il Comune di Macerata, particolarmente attento alle politiche culturali del territorio e sostenitore di un’evoluzione che affonda le radici nella tradizione, ha scelto il progetto “The Flying Dutchman” di Fabrizio Cotognini per celebrare i cento anni dalla prima rappresentazione lirica allo Sferisterio di Macerata.

“The Flying Dutchman” di Fabrizio Cotognini è un’opera corale che racconta una palingenesi sociale, un rinnovamento radicale della società, unendo visioni citazioni, omaggi, scoperte e riscoperte di romanzieri, poeti, drammaturghi, cantanti, fumettisti, registi cinematografici e artisti di ogni epoca. Non più, dunque, e non soltanto, il Der Fliegende Hollander di Richard Wagner, rappresentato per la prima volta al Königlich Sächsisches Hoftheater di Dresda il 2 gennaio 1843, bensì un’esperienza sensoriale differente inserita all’interno di un’inclusività concreta.

Fabrizio Cotognini, The Flying Dutchman, Teca Van Basten, Sala Nettuno e Anfitrite. Ph Giorgio Benni

È lo struggente desiderio di requie dalle tempeste della vita, tratto antichissimo dell’essere umano, che l’Olandese Volante esprime con straziante bramosia. Vascello o capitano della nave fantasma, anche se la sua identità non è chiara, persa tra le nebbie della leggenda, tuttavia l’Olandese Volante rispecchia in un’espressione estetica collettiva la sintesi esemplarmente icastica della realtà esistenziale. Così inizia il nostro viaggio, nelle vesti, ognuno, del proprio Olandese Volante.

Fabrizio Cotognini, The Flying Dutchman, Trittico Van Der Decker, Sala Bacco, Ph Giorgio Benni

Nella sala del Crivelli, che usò tra i primi gli uccelli cristologici, Cotognini, con umano rispetto e straordinaria maestria, si accosta alla Madonna di Macerata, capolavoro databile 1470 circa, percorrendo la strada della cromia: le opere Bird (1 e 2), due tordi, fusi a freddo in carbonio, in marmo, ferro, e carta, sono posate su due risme di carta specchiate che riprendono il manto broccato azzurro della Madonna su cui scorrono motivi decorativi dorati. Proseguendo nella sala del Camerino, un Olandese Volante di Osvaldo Licini si accosta a un altro olandese, Rembrandt, ossessionato dalla ricerca assillante e meticolosa delle sottili variazioni dovute al passare degli anni e degli umori. Emblema dell’alchimista, nessun artista fu, al pari suo, così maniacalmente ossessionato per tutto il corso della sua vita da volersi scrutare e autoritrarre: Cotognini ricopre con foglia d’oro 24k l’incisione che lo autoritrae.

Fabrizio Cotognini, The Flying Dutchman, Flying Dutchman, scenes Machine, when Vettor Pisani meets William kentridge in my mind, Sala degli Dei. Ph Giorgio Benni

Ci si muove attraverso il gioco, la narrazione, l’antropologia, la contemporaneità, la musica e la rappresentazione: una sinestesia in forma pura che colloca la straordinaria potenza del fare della realtà maceratese in un panorama di respiro nazionale e internazionale. È così che si incontra la ciurma dell’Olandese Volante, disegni a matita su dura-lar, che Cotognini ha ripreso dai personaggi di Van Dyck. Nella ciurma ”Cotogniniana”, contaminata di una flora e una fauna tipiche dell’estremità meridionale della penisola del Capo, in Sudafrica – è così che prende vita la storia di una vita che (ri)sorge da un’altra vita – c’è anche un bambino: narra infatti una rivisitazione degli anni ’80 che sul Vascello fantasma si fosse imbarcato, erroneamente, un bambino, testimone della leggenda. È qui, nella Sala di Romolo e Remo, che il teschio inizia a farsi fisicamente presente, raffigurazione incarnata del diavolo. Proseguiamo muovendoci attraverso la rappresentazione, con un chiaro riferimento all’Olandese della Disney, con Zio Paperone negli anni ’70 ancor prima del successo cinematografico I Pirati dei Caraibi. È una sfera pop, da popular, quindi popolare, inclusiva, che prosegue nella sala di Nettuno e Anfitrite, dove campeggia in una teca la maglia di Marco Van Basten, archetipo iconografico e popular, appunto, dell’Olandese Volante che ha indossato la maglia rossonera ne “gli anni d’oro del grande Milan”. Uscendo da una dimensione di rottura, incontriamo il capitano Willem Van der Decken, colui che ha sfidato il primo postulato della creazione nella Genesi, andando contro Terra e Cielo, le leggi della Natura e di Dio, giocandosi  l’anima a dadi con il diavolo – una cicala sul ponte della nave. Accanto a lui l’unico ritratto di Senta, al cui sentimento è affidata la redenzione del capitano. Nella sala dei Catenati troviamo l’omaggio ad Andrea Achemback. Ridisegnando a matita, in bianco e nero, i suoi capolavori colorati, Cotognini ha poi aggiunto i suoi colori pantoni, come fosse un gioco di Photoshop. Nella sala degli Dei due degli artisti preferiti di Cotognini, William Kentridge e Vettor Pisani, si incontrano con lui. È folgorante la maquette teatrale che è stata ricostruita, riprendendo da Kentridge lo studio delle tensostrutture teatrali e da Vettor i due conigli – una storia che ha inizio con Il coniglio non ama Joseph Beuys del 1975, con cui egli rovesciò in chiave ironica la celebre azione del 1965 di Joseph Beuys: Come spiegare i quadri a una Lepre Morta. Cotognini aggiunge un’arpia, tributo a Giulio Paolini e al suo Giovane che guarda Lorenzo Lotto. È con il cuore ancora in subbuglio che  da qui un’installazione sonora ci immerge nei fondali del Mare del Nord: sviluppando il tema dell’incontro tra reale e fantastico, Fabrizio interviene, in una stanza a vetri, lavorando interamente con la magia della luce.

Fabrizio Cotognini, The Flying Dutchman. Ph Giorgio Benni

Riportando alla luce la perizia e la maestria di molti artigiani della sua terra natia e ridefinendo i confini di una nuova geolocalizzazione delle arti applicate che ricerca ed esplora le sapienze di un territorio artigianalmente più colto e sopraffino fin dall’epoca rinascimentale. Fabrizio Cotognini ha disegnato, di suo pugno, il suo Olandese Volante: la regia, le luci, le scenografie, il palco, l’equipaggio, i vestiti e il pubblico. Sì, il pubblico, che anima la sala di Amore e Psiche. Le dodici miniature fatte a mano, originali del XVIII secolo sono disposte secondo una scala cromatica che va dal giallo al blu passando per la tensione del rosso: siamo tutti noi e nessuno di noi, pronti ad assistere all’incontro tra la nave dell’Olandese e la nave del Norvegese nella sala di Ercole.

Fabrizio Cotognini, The Flying Dutchman, Flying Dutchman, the Spectators, Sala Amore e Psiche. Ph Giorgio Benni

E infine la sala dell’Eneide, dove Fabrizio Cotognini prende il pavimento in pianta per ricavarne la tridimensionalità. Se lateralmente sono archiviati i due anni e mezzo di studio dell’opera di Cotognini, in cui ritroviamo tutte le appropriazioni, dalle vicende di Silver Surfer al celebre cartone americano The Simpson (Frying dutchman), come anche Il dramma di August Strindberg e la canzone di Jethro Tull, è agli estremi, con le scatole craniche vuote da cui nascono fiori e insetti ibridati, che ci si rivela il messaggio più profondo di questo Olandese Volante firmato Fabrizio Cotognini.

“Nihil sub sole novum”. Sì, non c’è nulla di nuovo sotto il sole – risuona forte l’affermazione del Predicatore del Qohelet – perché erra, l’uomo che guarda la natura con l’indifferenza dello spettatore e ancor più quando, cieco di bramosia, analiticamente ne studia le leggi per sfruttarla, farla a pezzi e ricomporla in un osceno artificio. Ma a prescindere, essa, la natura, risorgerà, sottoforma di una sempre nuova, e grande, vita.

Fabrizio Cotognini, The Flying Dutchman, Flying Dutchman, redemption, Sala dell’Eneide. Ph Giorgio Benni

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