Categorie: Mostre

Una sublime ossessione: a Venezia, l’arte diventa abisso e specchio dell’anima

di - 16 Settembre 2025

Entrare nello Spazio SV – Centro Espositivo San Vidal in occasione della mostra La Sublime Ossessione significa oltrepassare una soglia che non è semplicemente spaziale ma psichica. È un ingresso nelle pieghe della mente, nel delirio raffinato del collezionista, figura emblematica del nostro tempo e insieme archetipo atemporale. L’esposizione, curata da Christian Palazzo e organizzata insieme a Sorana Buciuleac, Sofia Sistilli e Martina Rosa, con testi critici di Francesca Catalano e Silvia Previti, si presenta come un labirinto intimo, un sacrario privato che ha la densità di una confessione e la violenza estetica di una vertigine.

Collezionare non è mai un atto innocente, è un atto erotico, compulsivo, in cui il desiderio di possesso travalica la logica e diventa febbre metafisica. Non a caso la psicoanalisi ha letto nel collezionista una figura borderline, un individuo sospeso tra il controllo maniacale e l’abbandono ossessivo, tra il bisogno di dare ordine al mondo e la necessità di perdersi nel caos. La mostra esaspera questa ambivalenza attraverso 186 artisti e oltre 230 opere che si stratificano, si accalcano, si sopraffanno l’una con l’altra, generando una quadreria che rifugge l’armonia per nutrirsi di inquietudine.

Qui l’ossessione affiora come un fiume carsico, attraversando lo spazio ed esercitando sullo sguardo una pressione che conduce al disorientamento. Come nel film La migliore offerta, il collezionista diventa prigioniero della sua stessa mania, incapace di distinguere tra la vita e la sua collezione, tra la carne e l’immagine. Il volto nascosto dietro le opere non è altro che il suo stesso riflesso, frammentato e moltiplicato in una moltitudine di dettagli.

“La Sublime Ossessione”, installation view at Spazio SV – Centro espositivo San Vidal, courtesy Spazio SV – Centro espositivo San Vidal

La stanza-santuario in cui ci troviamo appare allora come un dispositivo psichico, una camera di risonanza in cui i fantasmi del desiderio si materializzano diventando tangibili. Ogni opera, ogni oggetto d’arte che abita questo spazio è un lembo di sé che il collezionista tenta di trattenere, come se l’accumulo potesse fermare il tempo, colmare il vuoto, suturare l’angoscia dell’impermanenza. Il gesto di collezionare si eleva da atto di consumo a rituale magico, una sublimazione dionisiaca che illude di poter toccare l’infinito attraverso l’infinitesimo.

Eppure, nella densità caotica di questo universo affiora un’aporia: più l’ossessione cresce, più il possesso sfugge. L’arte, accumulata e sovrapposta, rivela il suo potere intrinsecamente anarchico, non lasciandosi mai ingabbiare, non diventando mai definitivamente “nostra”. È il collezionista stesso a rimanere collezionato, catturato dalle sue opere, avvolto nel bozzolo che egli stesso ha intessuto.

La Sublime Ossessione diventa così un’esperienza quasi claustrofobica che non concede tregua né gerarchia, ma pretende un’immersione totale. Costretto a perdersi tra le opere, l’occhio si fonde con la pelle diventando tatto dell’anima, non contemplando passivamente, ma lasciandosi permeare da tutto ciò che lo circonda. Ed è allora che il visitatore, spinto dentro questo turbine, non può che specchiarsi nella stessa follia che abita il collezionista.

“La Sublime Ossessione”, installation view at Spazio SV – Centro espositivo San Vidal, courtesy Spazio SV – Centro espositivo San Vidal

In un’epoca dominata dall’accumulazione digitale, dove le immagini scorrono in flussi infiniti e privi di corpo, la mostra rimette al centro la densità fisica dell’oggetto artistico e la sua resistenza. L’ossessione, lungi dall’essere soltanto patologica, diventa un atto di perseveranza ontologica: possedere per non dissolversi, collezionare per ricordarsi di esistere.

La Sublime Ossessione non si limita a raccontare il collezionismo come mania privata, lo eleva piuttosto a metafora esistenziale, ricordandoci che ognuno di noi è collezionista del proprio tempo, dei propri ricordi, delle proprie perdite, e che dietro ogni accumulo si nasconde il tentativo disperato di tenere insieme i frammenti della nostra identità, di opporsi al vuoto e all’inesorabile scorrere del tempo.

Il santuario allestito nello Spazio SV non è dunque solo la ricostruzione della mente di un collezionista immaginario, ma il ritratto collettivo di un’umanità che vive di eccessi, che si illude di trattenere ciò che inevitabilmente svanisce. È uno specchio che, pur nella sua ossessione, sviscera la più universale delle verità: siamo tutti condannati a collezionare e in questo gesto si consuma al contempo la nostra rovina e la nostra possibilità di salvezza.

“La Sublime Ossessione”, installation view at Spazio SV – Centro espositivo San Vidal, courtesy Spazio SV – Centro espositivo San Vidal

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