Violette Malinvaud, veduta della mostra, T293, Roma, November 7, 2024 - January 4, 2025. Photo by Flavio Scollo. Courtesy of The artist and T293, Rome
Fino al 4 gennaio 2025, la galleria T293 di Roma ospita JE N’AI PLUS LE DROIT D’EN PARLER, prima mostra personale di Violette Malinvaud. Questo progetto segna una tappa fondamentale nella carriera dell’artista, classe 2002, che vive e lavora a Parigi, dove frequenta il quarto anno dell’École des Beaux-Arts. Fin dall’infanzia, il disegno e l’arte hanno accompagnato il percorso di Violette Malinvaud, ma è stato durante l’anno di preparazione all’Atelier de Sèvres che ha scoperto la vera passione per la pittura, sotto la guida di un insegnante che l’ha incoraggiata a lavorare su grandi formati. «La pittura per me è un grande terreno di gioco, dove io sono l’unica leader, e sono completamente libera», spiega l’artista, che si avvale dell’acrilico per creare opere in cui colori vivaci e texture stratificate danno vita a emozioni immediate e potenti.
La mostra riflette le tematiche centrali della sua arte: rabbia, silenzi, dinamiche famigliari e legami sociali, filtrati attraverso una lente ironica e provocatoria. Violette Malinvaud riesce a intrecciare critiche velate e autoriflessioni nei suoi lavori, creando un dialogo intimo e talvolta spiazzante con il pubblico. La sua pittura si distingue per l’immediatezza del gesto. Ogni opera nasce in poche ore, catturando l’essenza di un’emozione in tempo reale. «Trovo più verità nella mia pittura lavorando velocemente, senza lasciare che il tempo diluisca ciò che sento», dichiara. Questa rapidità è accompagnata da una sovrapposizione di colori che conferisce alle sue tele una vivacità pulsante, quasi tattile.
L’ironia è un elemento cruciale nel lavoro di Violette Malinvaud. I suoi dipinti raccontano storie personali, ma lo fanno con un tono che stempera le tensioni emotive, spesso attraverso titoli curiosi o ambigui. Questa scelta non è casuale: l’artista desidera che il pubblico si relazioni con le sue opere senza sentirsi oppresso dal peso delle sue emozioni.
I maestri del passato che hanno influenzato il suo sguardo, insegnandole a trattare le emozioni in modo diretto e crudo sono soprattutto quelli dell’Espressionismo tedesco (Munch, Baselitz, Kirchner), ma c’è in Violette Malinvaud una capacità di rompere gli schemi che richiama anche il lavoro di talenti contemporanei come Per Kirkeby, Dana Schutz e Peter Doig.
Oltre che alla pittura, il talento dell’artista parigina si estende anche al cinema. Nel 2023, ha partecipato al film La Fille de son Père” di Erwan LeDuc, presentato nella categoria Semaine de la Critique al Festival di Cannes, dove sono stati utilizzati molti dei suoi disegni e dipinti.
Con la sua capacità di trasformare esperienze personali in opere potenti e universali, Violette Malinvaud si impone come un’artista che sa toccare le corde dell’animo umano senza compromessi, ma sempre con un tocco di ironia.
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