Riuscitissima questa edizione di
Club to Club, da tutti i punti di vista. Dal lato organizzativo, per lâafflusso massiccio ma ordinato di pubblico, la puntualitĂ di concerti, dj set e trasporti urbani. Da quello curatoriale, con un programma che sa mettere insieme musiche elettroniche stilisticamente lontane, riconducendole al denominatore comune della qualitĂ e coniugando armoniosamente intrattenimento e sperimentazione. Al centro del festival, come sempre, lo spazio del club, che questâanno riesce finalmente a esplodere i propri limiti fisici e riproporsi rinnovato sul piano simbolico e sociale, a distribuire le energie su diversi livelli per offrire una visione piĂš completa del suono elettronico, dalla grande maratona dance allâindie, alla sound art. Il tutto corroborato dalle Luci dâArtista, da Artissima e da tutta una serie di eventi collaterali che si agganciano, si richiamano, competono, formando una sorta di ipermappatura culturale della cittĂ . Qualche punto a sfavore tuttavia a causa del pubblico, purtroppo ancora in gran parte solo torinese, folto ma in generale troppo poco curioso e pago della solita routine, totalmente devoto alla liturgia del finesettimana, refrattario al nuovo e settario se posto di fronte alle numerose declinazioni della musica elettronica.
Club to Club apre ufficiosamente le porte giovedĂŹ 8 novembre con un party inaugurale al
Mirafiori Motor Village, dove tra lâaltro è possibile assaggiare dellâottimo cioccolato, vino e altre specialitĂ gastronomiche piemontesi. Al centro della serata
Mika Vainio, con un lungo dj set poco apprezzato dai presenti, forse del tutto ignari di essere coinvolti attivamente e in prima persona nel dialogo sonoro ironico ed eclettico proposto da Vainio, che si traduce ora in droni molto compatti, tagliati su frequenze medio-basse tali da saturare lâintero volume della sala, ora in muri di suono improvvisi alternati a delicate trame melodiche discontinue, brani dei Sepultura miscelati con bizzarri, vecchi vinili fatti girare a bassa velocitĂ . I finlandesi
Khan of Finland, pescati dallâoceano di Myspace, annoiano con uno spettacolo a metĂ strada tra il circense e il revival rock, mentre gli invitati aspettano con trepidazione il suono minimal-tech di
Stefen Goldmann, che porta la festa al fondo.
VenerdÏ è magico con il concerto della band irlandese
Fovea Hex, seguita dai torinesi
Larsen, piĂš tardi insieme per una piccola jam session nellâintimitĂ rossa di
Spazio 211. Ă una piacevole fuoriuscita dallâestetica ormai imperante della riproduzione e del replay, per apprezzare quanto di piĂš autenticamente elettronico câè nella semplice amplificazione del segnale acustico, in un controllo sapiente del volume, nellâuso attento del timbro vocale, dei cicli ripetitivi delle chitarre, del suono prodotto insieme, dal vivo. I Fovea Hex mettono in scena uno spettacolo delicato, curatissimo nellâesecuzione e sotto il profilo scenico, totalmente immersi nel colore proiettato sul legno scuro del palco e sulle bellissime tende argentate che coprono le quinte: sembra di essere sul set di in un film di
David Lynch. Il calore avvolgente si esprime anche oltre la scena, nella socialitĂ con cui il pubblico (tra cui William Basinski, forse ancora un poâ provato dal jetlag) alterna bevute, chiacchierate e grande attenzione alla musica. Emozionante il concerto dei Larsen, che travolge i presenti in un moto di accelerazione incostante ed estatica, per chiudere insieme ai Fovea Hex, con una magnifica versione di
Golden Hair di Syd Barret.
Contemporaneamente, allâ
Hiroshima Mon Amour, al
Supermarket e al
Jam Club hanno inizio le lunghe maratone dance. Al Supermarket il pubblico affluisce in modo costante per tutta la notte, attratto dalla techno ripetitiva e incalzante degli ospiti dâonore,
Tobi Neumann e
Mauro Picotto. Attesissimo allâHiroshima il concerto dei
Digitalism, dalle sonorità techno-funk divertenti, fresche, aggressive e vagamente retrò. Ma -ahinoi- non è possibile seguire tutto. Le proiezioni dei visual performer invitati da
Nada per il programma
code_in_motion, accompagnano ovunque il suono in modo molto pulito, ridisegnando notte dopo notte le location con pratiche generative di creazione e gestione dellâimmagine e il richiamo alla poetica del software. La sequenza dei dj set al Jam Club dei Murazzi -tra i quali spiccano quello dellâargentino
Seph e del turco
Onur Ozerâ è azzeccatissima, confermando la vocazione di Club to Club a sentire il battito contemporaneo della musica dance elettronica internazionale. Pienone per
Akufen.
Il sabato comincia presto alla
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, dove nel pomeriggio sono in corso le conferenze di
Ied Sound Design e di
Qoob. Dopo il consueto rinfresco, verso sera, ha inizio il concerto di
William Basinski, che riempe lâAuditorium di suoni eterei e struggenti, oltre che di pubblico un poâ troppo turistico, mobile e chiassoso. Basinski esegue una performance relativamente breve se paragonata al live cinema di
Zimmerfrei che lo ha preceduto, interessante per i primi dieci minuti e dal lato della produzione, ma nel complesso un poâ ridondante e manieristico. I tre brani scelti da Basinski, il primo dei quali eseguito con lâausilio di due Revox+laptop e gli altri semplicemente diffusi attraverso il computer, sono giocati al limite del silenzio e della destrutturazione della melodia e del ritmo per cicli continui, tali da evocare unâatmosfera precognitiva tangibile, in espansione, molto intensa.
A notte inoltrata, nel padiglione I di
Lingotto Fiere, il signore indiscusso è
Jeff Mills, il quale riesce ancora sorprendentemente ad attrarre con il suo virtuosismo, lâeleganza della figura e la capacitĂ di misurare con precisione la temperatura della sala, ricordando a tutti che i tempi della musica elettronica non sono poi cosĂŹ veloci come sembra e la cosiddetta old school ha ancora molto da insegnare. Dallo sfondo del gigantesco padiglione emerge lâinstallazione
Tech Stuff â cubes, a cura di Qoob e sviluppata da
Todo Design, che presenta sotto forma di ambiente interattivo in multiproiezione i contenuti dellâomonimo dvd/libro; centinaia di cubi di cartone per esplorare immagini di repertorio, raritĂ e sample audio di cinquantâanni di ricerca musicale elettronica.
Insomma, fare bilanci può essere cosa parziale e a volte un poâ chiacchierona, ma lâimmagine ufficiale della settima edizione di Club to club sembra alludere esplicitamente alla sfida. Staremo a vedere.