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fino al 14.X.2010 | World Press Photo | Napoli, Pan

di - 5 Ottobre 2010
Giornalismo “e” arte. Inappropriato e inappagante appare ormai, viste la
maturità e la personalità raggiunte dal fotogiornalismo e palesate dal suo più
grande evento espositivo mondiale, domandarsi se la scelta di utilizzare il medium
fotografico per raccontare storie vere conduca più nel territorio dell’informazione “o” in quello dell’espressione
artistica.

Del resto, la disgiunzione si scioglie più facilmente se
si considera quanto ormai la fotocamera venga utilizzata, anche da artisti
“interni al sistema”, in ottica documentativa ed esplorativa di fenomeni reali.
Due per tutti, Sergio Vega e Francesco Jodice. Crollano dunque le artificiose barriere
ideologiche, come si sgretolano quelle geografiche, grazie alle inconfutabili
testimonianze oculari rubate alla vita in ogni latitudine dai fotoreporter.

“Storie che la gente non può o non vuole, ma deve vedere per obbligo di
consapevolezza”
,
secondo Tommaso
Ausili
, empatico
teste delle condizioni di macellazione degli animali. Ripudianti il rischio gratuito
e scontato del trauma sensazionalistico, i suoi attimi visivi trasfigurano
orwellianamente le bestie in uomini e viceversa, veicolando grazie al filtro
dell’estetica più ampie riflessioni su vita e morte di tutti gli esseri,
altrimenti rimosse.

Ed è proprio il limite, in tutti i sensi, la forza di Pietro
Masturzo
, World
Press Photo of the Year 2009
. Impeditogli per motivi di sicurezza il reportage in
strada dei disordini post-elettorali a Teheran, trasforma la restrizione in
deflagrante creatività operativa, riprendendo i protestanti che di notte, dopo
le violenze diurne, gridano in segno di dissenso dai tetti. Bocche urlanti luce
diventano anche le finestre squarcianti l’oscurità, grazie alla peculiare
esposizione notturna che inoltre trasforma in spettri impercepibili – come i
loro diritti – le figure.

Il dinamico taglio decentrato e l’alternarsi di
angolazioni dal basso “eroizzanti” ad altre dall’alto o a livello, inducenti
invece un senso di identificazione e partecipazione, stringono estetica ed emozione
nell’innaturale chiarore tecnico e simbolico di una notte che non riesce a
scivolare nella pace e nel buio.

Ma il fotogiornalismo, come il mondo che narra, è di
infinite modulazioni. E in esso possono vibrare anche il sublime naturalistico
di romantica memoria di Paul Nicklen, riattualizzato da una cinematografica
spettacolarizzazione nelle vedute ravvicinate o a volo d’uccello, l’intimismo
lirico e struggente di Gihan Tubbeh, Matt McClain e Michael Wolf, quello inquieto ed esistenziale di Roderik Henderson o poetico ma celante l’orrore di Eugene
Richards
e
Justin McManus
.

Così come vi risuonano la più tradizionale lucidità
informativa, pacatamente statutaria in Mohammed Salem e teatralmente sensazionale in Walter Astrada, la mitizzazione in una classica
bellezza alla Mapplethorpe degli eroi del wrestling senegalese di Denis Rouvre e la silente riflessione di Pierre-Olivier Deschamps sui dimenticati della società, i
senzatetto. Assenti, ed evocati solo dalle loro coperte, ma ora esposti al
mondo da un’estetica “e” verità che non permette più di ignorare.

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dal 23 settembre al 14 ottobre 2010

World
Press Photo Exhibition 10

a cura di Associazione Culturale Neapolis.Art

PAN – Palazzo delle Arti Napoli – Palazzo Roccella

Via dei Mille,
60 (zona Chiaia) – 80121 Napoli

Orario:
feriali ore 9.30-19.30; festivi ore 9.30-14; chiuso il martedì

Ingresso: € 5

Info: tel. +39
0817958605; fax +39 0817958608;
comunicazione@neapolisart.org; www.worldpressphoto.it

[exibart]

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