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opera | Felice Casorati – Studio per Ritratto di Renato Gualino

di - 19 Giugno 2003

L’amicizia con la famiglia Gualino portò il pittore a realizzare altre importanti opere, sviluppando nel corso degli anni, anche grazie alle molte richieste del magnate torinese, l’interesse per il design.
Lo Studio per il ritratto di Renato Gualino è uno dei suoi capolavori ed è considerato dalla critica come la prima versione del ritratto, con luci e toni più caldi rispetto all’opera compiuta. Insieme a questo vanno ricordati altri ritratti con soggetti di casa Gualino come quello per lo stesso Riccardo e quello per Cesarina. Lo Studio per il Ritratto di Renato Gualino, ma di conseguenza anche gli altri, è concepito come un semplice pretesto per esprimere un mondo fantastico che sembra riallacciarsi alla cultura pittorica quattrocentesca ed in particolare a quella di Piero della Francesca. Il giovane volto del rampollo, infatti, guarda fisso verso lo spettatore, la nitida resa dei volumi è racchiusa in una luce tersa, dall’atmosfera serena nella quale l’austera atemporalità delle vesti sembrano alludere e competere con i capolavori quattrocenteschi. La ricerca formale espressa da questo capolavoro è fortemente orientata verso la semplicità, mira, già in questo inizio di anni Venti, all’architettura, all’equilibrio del quadro piuttosto che alla resa felice del particolare, stimolato in questo, forse, anche dalla conoscenza di Cézanne anticipando, soprattutto nei ritratti e nei nudi femminili, un’atmosfera metafisica e ricercata che lo contraddistinguerà nelle opere della sua piena maturità artistica.
Semplificazione formale e concettuale, dunque, degli oggetti e delle figure hanno portato il pittore a captare ogni elemento reale nel modo più immediato e “naturale” possibile, questo anche grazie ad una rigorosa tecnica del disegno e dalla continua osservazione del vero. La semplicità, il valore tonale e volumetrico degli oggetti sono le colonne portanti della sua arte, elementi che più contraddistinguono anche questa opera delicata ed incantata.
Sono proprio la purezza cristallina e il tono enigmatico delle composizioni già evidenti in questo capolavoro che contribuirono a delineare il “realismo magico”, condiviso in origine dal gruppo di “Novecento”. Casorati, infatti, già in questa fase del suo percorso pittorico viene considerato tra gli interpreti più profondi ed originali di quella stagione che va sotto il nome di ritorno all’ordine che si contrappose a quella più caotica e senza regole dell’avanguardia futurista che, nel capoluogo piemontese, aveva trovato una roccaforte nelle opere e nell’attività di Farfa, di Pippo Oriani, dello scultore Mino Rosso, di Fillia, di Nicolay Diulgheroff, di Enrico Alimandi e Franco Costa.
Va detto, però che pur partecipando alle mostre del “Novecento” del 1926 e del 1929, Casorati si mantenne autonomo rispetto al movimento di Margherita Sarfatti. Intanto nel corso dei suoi operosi anni Venti assunse un ruolo guida nella vita culturale italiana. Nello stesso periodo della realizzazione dei ritratti di casa Gualino Casorati aprì una scuola per giovani artisti. Tra gli allievi ebbe Francesco Menzio, Carlo Levi, Gigi Chessa e Jessie Boswell, che in seguito fecero parte del gruppo dei “Sei pittori di Torino”, ma il gruppo che più rappresenta la sua “scuola” e la sua “bottega” è da considerarsi quello formato da artisti come la fiorentina Marisa Mori, Daphne Maugham, Paola Levi Montalcini, Nella Marchesini, Sergio Bonfantini e Silvio Avondon che frequentarono la sua casa dal 1925 al 1932.

biografia
Casorati nasce a Novara il 4 dicembre 1883, trascorre l’infanzia a Milano, Reggio Emilia, Sassari e infine a Padova dove si dedica agli studi musicali.
Nel 1906 si laurea in legge all’Università di Padova, decidendo tuttavia di dedicarsi alla pittura frequentando lo studio del pittore Giovanni Vianello. Partecipa alla I edizione della Secessione Romana e nel 1915 alla III. Nel 1917 si stabilisce definitivamente a Torino. Stringe rapporti di amicizia con il compositore Alfredo Casella e con Piero Gobetti, che pubblica la prima monografia sull’artista nel 1923. Nel 1920 partecipa polemicamente con Carrà, Funi, Martini e Sironi nella mostra Artisti dissidenti di Ca’ Pesaro. Nel 1923 allestisce una personale alla Quadriennale di Torino, nel ’24 è alla Biennale di Venezia, imponendosi come uno dei maestri del suo tempo. Nel 1930 sposa l’allieva Daphne Maugham. Nel 1942 è insignito del premio per la pittura alla Biennale di Venezia. Muore a Torino I° marzo 1963.
bibliografia essenziale
Felice Casorati pittore, Piero Godetti editore, Torino, 1923;
Torino tra le due guerre, catalogo della mostra a cura di Laura Levi, Galleria Civica d’Arte Moderna, Torino, marzo – giugno 1978, Ages Arti Grafiche, Torino, 1978;
– LALLA ROMANO, Una giovinezza inventata, Einaudi, Torino, 1979;
– MARIA MIMITA LAMBERTI, La pittura del primo Novecento in Piemonte, in La pittura in Italia. Il Novecento/1, Electa, Milano, 1993, tomo I;
Piero Gobetti e Felice Casorati, 1818-1926, a cura di Rosanna Maggio Serra, catalogo della mostra, Archivio di Stato di Torino, 30 ottobre – 2 Dicembre 2001, Electa, Torino, 2001.

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Un autoritratto del Parmigianino

Felice Casorati
Studio per il ritratto di Renato Gualino, 1922-23
olio su tavola, cm 70×50
Torino, collezione privata

alessandra marzuoli

progetto editoriale a cura di daniela bruni

[exibart]

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