Categorie: opera

Tamara de Lempicka | | Autoritratto, 1932

di - 28 Maggio 2004

Commissionato nel 1929 per la copertina della rivista di moda Die Dame, il quadro è forse l’opera più famosa della pittrice polacca. L’idea del piccolo olio su tavola nacque dall’incontro tra l’artista e la direttrice della rivista di moda femminile, la quale, avendo visto la De Lempicka alla guida della sua macchina, le chiese di dipingere un autoritratto per la copertina. Il risultato fu la personificazione di una donna moderna, indipendente, annoiata, con lo sguardo fermo e altero; sul capo un caschetto da automobilista, guanti di daino e una svolazzante sciarpa in tinta con il copricapo.
Sebbene sia un autoritratto, la donna rappresentata non assomiglia fedelmente nei tratti alla pittrice polacca, ma il suo sguardo altezzoso è diventato il simbolo di un’epoca: gli anni a cavallo tra il 1920 e il 1930 in cui la donna emancipata si afferma in tutta la sua femminilità.
Nell’inconfondibile stile della Lempicka la figura si impone per la sua prepotenza visiva, predomina (come del resto nei suoi famosi nudi) al punto che le proporzioni vengono stravolte, la gamma cromatica è limitata a due o tre colori: (il grigio predomina con il caschetto, la sciarpa e la cornice in legno argentato scolpita da Jean Jallot), le ombre sono decise tanto che dividono quasi a metà il volto. Come sempre gli occhi sono grandi, le sopracciglia sottili e perfettamente delineate, le labbra carnose e rosso fuoco. Tecnicamente l’autoritratto è il risultato degli insegnamenti nei suoi viaggi in Italia: lo scorcio dal basso all’alto è, infatti, tipico di Veronese, le torsione del corpo è segno caratteristico del Pontormo e l’allungamento anatomici del Parmigianino.

La fermezza del segno, e l’uso dei colori brillanti, solidi, caldi derivano dal simbolista Maurice Denis, la cui scuola la Lempicka frequentò a Parigi e dal quale imparò anche un’altra lezione importante: un’opera pittorica deve avere uno impatto decorativo ed ornamentale più che una resa naturalistica dell’oggetto ritratto (quello che Denis chiama Stile). Proprio questo insegnamento, portò la Lempicka ad essere la ritrattista più ricercata dalla ricca borghesia e dell’aristocrazia europea che volle proprio lei per farsi ritrarre in atteggiamenti sensuali ed estremamente plastici. Anche la sua vita, del resto, fu l’incarnarsi di ciò che rappresenta nei suoi quadri: una vita passata alla ricerca dell’agiatezza, vissuta con teatralità, eccentrismo, sfacciataggine, in totale adesione con l’idea di femme fatale che andava per la maggiore in quegli anni. Famosa è la vicenda-pettegolezzo che la vede protagonista di una fuga nottetempo dal Vittoriale: ospite di D’Annunzio, forse più attirato dall’affascinante donna che dall’artista, le fece una corte così serrata da costringerla a scappare di nascosto dalla famosa villa sul lago di Garda.
La Lempicka visse appieno le mode e le tendenze della sua epoca: la donna fatale che avvolge in una nuvola di profumo e sconvolge la vita all’uomo prende forma nei suoi quadri così come nelle pellicole cinematografiche, le automobili diventano oggetto dell’estetica avanguardista dei futuristi di Marinetti, e proprio alla guida dell’automobile le donne dimostrano la loro emancipazione, ed infine le tematiche del lesbismo che di grande attualità nella letteratura e nei film danno alla pittrice polacca lo spunto per ritrarre nel 1933 una tra le più famose lesbiche parigine proprietaria di un cabaret ( Ritratto di Suzy Solidor).

biografia. Tamara Gorska, in arte De Lempicka dal cognome del marito Lempicki, nacque a Varsavia nel 1898, nel 1914 conosce a San Pietroburgo il giovane laureato in legge e proprietario terriero Tadeuz Lempicki, nel 1916 si sposano e nel 1918 si trasferiscono a Parigi come rifugiati. Nel 1920 inizia a frequentare L’Académie de la Grande Chaumiére, gli studi di Denis e Lothe e compie un viaggio in Italia. Nel 1923 dopo l’esposizione al Salon des Indépendants e al Salon d’Automne inizia a frequentare la mondanità parigina. Nel 1925 a Milano conosce il conte di Castelbarco, proprietario della Bottega di poesia, che le organizza una mostra, conosce Gabriele D’annunzio. Nel 1926 vince il primo premio all’Exposition Internationale dex Beaux-Arts di Bordeaux e inizia la collaborazione con la rivista tedesca Die-Dame. Nel 1928 il marito la lascia e lei, che aveva iniziato il suo ritratto, lascia incompiuta la mano della fede nuziale. Nel 1929 parte per gli Stati Uniti, ed espone a Pittsburgh. Nel 1931 espone nella sua prima personale. Nel 1933 sposa il barone Kuffner, nel 1939 si trasferiscono negli Stati Uniti, lei già depressa inizia ad avere i primi sintomi di arteriosclerosi. Nel 1962 muore il marito, dopo un periodo a Parigi si trasferisce definitivamente a Cuernavaca in Messico dove muore nel 1980.

bibliografia essenziale
Gioia Mori, Tamara de Lempicka, Firenze, Edizioni Giunti, 1999
Lea Vergine, L’altra metà dell’avanguardia, Milano, 1980

Tamara de Lempicka
Autoritratto, 1932
olio su tavola, Collezione privata.

claudia pernumian

progetto editoriale a cura di daniela bruni

[exibart]

Visualizza commenti

  • complimenti per aver pubblicato un bellissimo articolo per una opera/artista decisamente importante..nella bibliografia avrei aggiunto il testo a cura di calvesi-borghese "tamara de lempicka, tra eleganza e trasgressione", leonardo arte..
    con stima
    roberto matarazzo

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

Il surriscaldamento globale è realtà. Un ghiacciaio scomparso diventa monumento fragile al Castello di Rivoli

Cecilia Vicuña trasforma la Manica Lunga del Castello di Rivoli in un paesaggio di lana e memoria: cento metri di…

1 Giugno 2026 17:00
  • Mostre

Giacomo Balla: l’artista totale, oltre il Futurismo. Al Mart di Rovereto

Fino al 18 ottobre, Il Mart presenta per la prima volta in Italia una delle maggiori collezioni private monografiche al…

1 Giugno 2026 17:00
  • Arte contemporanea

Un maxi-restauro da 38 milioni: ecco la nuova casa dell’Archivio Storico della Biennale

Un hub di 8.000 metri quadrati aperto 365 giorni all'anno, destinato a imporsi come il centro di ricerca sulle arti…

1 Giugno 2026 16:49
  • Progetti e iniziative

2 giugno 1946-2026, il voto come gesto di ascolto: il progetto di Afterall a Modena

Per gli 80 anni della Repubblica, il duo Afterall presenta a Modena una installazione sonora nata da un processo partecipativo:…

1 Giugno 2026 15:30
  • Mercato

Da Frank Stella a Mario Merz: a Parigi va all’asta la collezione Claude e Grazyna Cluzel

Trentacinque opere tra Minimalismo, Arte Povera e astrazione del dopoguerra raccontano il gusto rigoroso dei due collezionisti. E le loro…

1 Giugno 2026 15:00
  • Teatro

Noi, non io: al festival Up To You, la direzione artistica è un atto collettivo

A Bergamo il festival Up To You sperimenta una direzione artistica partecipata: giovani curatori e professionisti costruiscono insieme - e…

1 Giugno 2026 14:30