Rosa Panaro, foto di Augusto De Luca
Scultrice energica del quotidiano e della mitologia, pioneristica sperimentatrice delle possibilità espressive dei materiali, sia naturali che industriali, dal cemento alla sabbia, dalla cartapesta alle conchiglie, in prima linea nei movimenti politici e sociali femministi fin dagli anni ’60, Rosa Panaro è morta ieri, 5 marzo 2022, a 87 anni. Nata nel 1935 a Casal di Principe, in provincia di Caserta, frequentò il Liceo Artistico e il corso di scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, diplomandosi nel 1958. Nel 1957 aveva vinto il Premio Olivetti, in ex aequo con lo scultore Giuseppe Pirozzi, nel 1959 partecipò alla Quadriennale di Roma. Continuando a portare avanti la sua ricerca polimaterica, iniziò a manipolare l’eternit – l’esiziale miscela di cemento e amianto –, quindi di interessò alle pratiche di assemblaggio, a partire da elementi di risulta.
Nel 1961, una mostra alla Galleria San Carlo insieme a Mathelda Balatresi, con la quale, nella decade successiva, avrebbe fato vita al Gruppo XX, insieme anche ad Antonietta Casiello, docente di filosofia, e Mimma Sardella, funzionaria del Ministero dei Beni Culturali. Il collettivo, che nel nome richiamava i cromosomi femminili, affrontava il tema della discriminazione della donna nella società, animando interventi performativi e dibattiti, volti a sottolineare le storture del sistema egemonico culturale maschilista. Nell’aprile del 1977, il Gruppo XX espose alla galleria di Lucio Amelio. Alcune delle opere presentate in quella mostra sono entrate nella collezione del Museo Madre di Napoli.
Sempre nel 1977, Panaro firmò il “Manifesto per la riappropriazione della nostra creatività”, seguito da un’occupazione simbolica della storica Società Promotrice di Belle Arti Salvator Rosa. Fondò quindi un nuovo gruppo femminista, Donne/Immagine/Creatività, con Valeria Dioguardi, Bruna Sarno e Anna Trapani. Nel 1978 la partecipazione alla Biennale d’Arte di Venezia, con il supporto al manifesto “Ancora violenza”.
Dagli anni ’80, l’attivismo politico e “performativo” di genere si immette in una riflessione più intimistica e soggettiva, ritornando a un metodo di lavoro individuale, per reinterpretare i personaggi mitologici e storici femminili, come Eva, Medea e Lilith. Nel 1981 espose ancora a Venezia, nella mostra “Pittrici per l’ottava festa della donna”, nel 1982 partecipò, a Napoli, alla mostra “Quasi una Situazione” e nel 1983, ad Amalfi, a “Confronto in scultura”.
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