La notizia, appena diffusa, sta rimbalzando sui canali d’informazione di tutto il mondo e si moltiplicano i messaggi di cordoglio.
Aveva fatto di tutto Sean Connery, fervente scozzese che mai aveva nascosto l’amore per il suo Paese e nemmeno per il kilt: il bagnino, il muratore, il lavapiatti, il verniciatore di bare, la guardia del corpo e, visto che era alto 189 centimetri, anche il modello. Poi era stato attore di teatro, nei primi anni ’50, aveva partecipato a Mister Universo nel 1953 (e si era classificato terzo) e, alla fine – quel gran figo di Sean Connery – aveva svoltato con il cinema.
Sean Connery era nato a Fountainbridge, un sobborgo di Edimburgo, nel 1930, aveva festeggiato i 90 anni ad agosto e da anni soffriva del morbo di Alzheimer, che dal 2017 lo aveva portato a non comparire più in pubblico ma, come già da tempo era avvenuto, Connery era stato trasformato nel mito che oggi tutti piangono e ricordano. Le origini, di questo mito, risalgono a quasi sessant’anni fa, al 1962 precisamente, anno in cui l’attore fu scelto quando fu scelto da Albert Broccoli e Harry Saltzman per interpretare James Bond, nome in codice 007, l’agente segreto protagonista dei romanzi di Ian Fleming. Furono 7 le pellicole in cui Connery recitò il ruolo di Bond, rinunciando al personaggio che gli è rimasto cucito addosso nel 1967.
Eppure il grande Sean Connery, nonostante l’aderenza a James Bond, in tutta la sua carriera ha recitato in qualcosa come 94 film, tra cui Marnie (1964) di Alfred Hitchcock, Una splendida canaglia (1966) di Irvin Kershner, 1855 – La prima grande rapina al treno (1979) di Michael Crichton; Atmosfera zero (1981) di Peter Hyams, I banditi del tempo (1981) di Terry Gilliam, Cinque giorni una estate (1982) di Fred Zinnemann, e Il nome della rosa dove interpretava il ruolo di Guglielmo da Baskerville, il monaco enigmatico, nel film-cult di Jean-Jacques Annaud, tratto dall’omonimo romanzo scritto da Umberto Eco. Il film è un anticipo sull’Oscar che Connery riceverà due anni successivi: il suo ruolo ne Il nome della rosa infatti prese il BAFTA come miglior attore e diverrà una delle più celebri interpretazioni della sua carriera.
Due anni dopo, appunto, fu Oscar (1988), per il ruolo in The Untouchables.
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