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Dici Spagna e dici ARCO

di - 20 Febbraio 2017
Mancano  due giorni alla 36esima edizione di ARCO Madrid 2017, la manifestazione fieristica d’arte contemporanea più importante della Spagna. L’appuntamento, dal 22 al 26 febbraio nei padiglioni 7 e 9 della “Feria de Madrid”, accoglie circa 200 gallerie provenienti di più di 25 Paesi e 250 collezionisti invitati. Seguendo la tradizione iniziata l’anno scorso, ARCO si diffonde per tutta la città con proposte che attraversano linguaggi, poetiche, nazionalità e generazioni diverse, per arricchire il dialogo tra artisti, addetti ai lavori e pubblico.
Con la direzione di Carlos Urroz­ – per il settimo anno consecutivo – e oltre 38 gallerie latinoamericane (20% degli espositori), ARCO conferma la sua enfasi sulla scena latino americana segnando l’evento come una congiunzione tra le due sponde dell’Atlantico. L’ospite d’onore è l’Argentina che, attraverso 12 gallerie provenienti da Buenos Aires, presenta artisti consacrati ed emergenti di diverse generazioni come Xul Solar, León Ferrari, Alberto Greco, Guillermo Kuitca e Liliana Porter (convocata per la prossima Biennale di Venezia). Tra i galleristi le presenze made in Italy sono sei: Enrico Astuni, Continua, Giorgio Persano, Prometeo Gallery, P420 e Studio Trisorio.
Un fitto programma di appuntamenti collaterali sparsi in città danno una marcia in più alla già vivace capitale spagnola. Tra questi, una retrospettiva di Jorge Macchi al Centro de Arte dos de Mayo e l’esposizione del lavoro Time as Activity (1969-2017) di David Lamelas nel Centro de Arte Reina Sofia. Nelle iniziative fuori sede non mancano le proposte come “Punto de Partida”, titolo di una mostra collettiva che riunisce lavori di Alighiero Boetti, Jimmie Durham, Pierre Huyghe, Bruce Nauman e Gabriel Orozco.

Lo scambio di idee e la riflessione si aggiungono come protagonisti di ARCO attraverso diverse conferenze che prevedono un lungo elenco di partecipanti, tra cui l’affermatissimo artista Julio Le Parc, vincitore del primo premio della Biennale di Venezia del 1966. Inoltre si tiene il “VI Encuentro de Museos de Europa e Iberoamérica” aperto soltanto ai professionisti del settore. Tra gli oratori: Vincenzo de Bellis, curatore per le arti visive del Walker Art Center di Minneapolis (prima direttore artistico di Miart) e Hou Hanru, direttore artistico del MAXXI di Roma.
Urroz, nato a Madrid e classe 1966, ha oltre venti anni di esperienza nell’arte contemporanea. Ha ricevuto il suo primo incarico per guidare la fiera nel 2011 quando ancora il mercato non si era ripreso dalla forte crisi finanziaria del 2008. Oggi, con 4 milioni e mezzo di euro gestisce la fiera più importante della Spagna. Tra un appuntamento e l’altro siamo riusciti a parlare con Urroz.
Cosa è cambiato dal 2011 ad oggi?
«È cambiato molto il contesto economico. Da uno scenario di crisi siamo passati a uno di ripresa. Ma innanzitutto c’è stato un ribaltamento nella percezione che si aveva all’estero su ARCO. Nel 2010-2011 c’erano molti dubbi sulla validità o meno della fiera, ma oggi questi dubbi si sono risolti, non a caso abbiamo più richieste che spazi disponibili e una lunga lista d’attesa. ARCO si è consolidata come un punto di incontro molto importante per l’arte latinoamericana che entra in Europa».
Questa enfasi sull’arte dell’America Latina è un segno della sua gestione?
«Sì, ma ARCO aveva già dedicato una edizione all’America Latina nel 1997 e aveva avuto come Paesi invitati Brasile e Messico. Esisteva già una tradizione di vincolo con l’America Latina che adesso è cresciuta. Nella fiera l’arte latinoamericana è un tema trasversale che si trova non soltanto nelle gallerie ma anche nel programma degli ospiti invitati, nelle conferenze e tra gli esperti del settore che assisteranno».

Che ruolo gioca ARCO all’interno del mercato dell’arte spagnolo?
«Le fiere sono una grande piattaforma di visibilità per l’arte contemporanea. ARCO è il momento in cui i media, ma anche il pubblico in generale, si avvicinano a questo mondo. In Italia ci sono diverse fiere, ma qui in Spagna ARCO è un momento unico sulla scena dell’arte contemporanea del Paese. In questo senso ha un grande valore al di là dell’aspetto puramente commerciale. È l’evento in cui l’arte contemporanea acquista visibilità oltre il segmento specifico degli addetti ai lavori».
Cosa differenzia ARCO dalle altre fiere del mondo dell’arte?
«Ci sono due caratteristiche che distinguono ARCO: da una parte il legame che unisce l’America Latina all’Europa. Si tratta di una caratteristica molto interessante perché potenzia la presenza di artisti latinoamericani che il pubblico europeo ha interesse a conoscere. Dall’altra parte ci posizioniamo come scopritori di talenti. Anche se siamo una fiera consolidata con più di 35 anni di storia, vogliamo sottolineare questa linea guida, per cui lavoriamo con diversi curatori e critici con il proposito di scoprire artisti che sono in un momento importante della loro carriera e con un potenziale di visibilità».

Ci può dare una indicazione dei risultati commerciali della fiera?
«Le aspettative sono molto buone per questo anno e saranno in aumento riguardo la scorsa edizione. Non pubblichiamo dati sulle vendite, ma posso dire che molte transazioni che hanno inizio durante ARCO si concludono con successo in tempi successivi in accordo con le dinamiche di questo segmento. Ad esempio, spesso si richiede il parere di un esperto o la conferma di una donazione a un museo prima di concludere l’acquisto».
Iniziative da non perdere?
«La partecipazione argentina nella città sarà eccezionale con quasi 20 sedi diverse tra case d’arte e musei. Ci sarà anche una mostra che sarà una sorta di ricapitolazione dell’arte contemporanea argentina intitolata “En el ejericios de las cosas” diffusa in otto diverse location. Inoltre, ci sarà la possibilità di conoscere alcune collezioni private latinoamericane tra cui la Colección Constantini».
Ana Laura Espósito

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