Palma Bucarelli
Nella precipitosa risposta della critica e degli attori del sistema dellâarte alla crisi generata dalla pandemia, dispiace osservare come molti degli interventi risultino incapaci di aprire prospettive che vadano oltre la mera contingenza, nonchĂŠ di porre interrogativi piĂš ampi sulla condizione di estrema complessitĂ che caratterizzerĂ il futuro della nostra relazione con lâopera dâarte.
In un contesto tanto delicato, mi sembra che abbiamo mancato lâappuntamento con il silenzio. Non tanto in termini di inoperositĂ , ma piuttosto di raccoglimento e osservazione. Sarebbe parso invece doveroso dedicare il giusto tempo a riflettere su alcuni temi fondamentali, come quello della rivalutazione della relazione con lâopera dâarte come esperienza fisica e sensibile. Un problema centrale, poichĂŠ oggi piĂš che mai emerge con forza quanto ancora sia profondo il legame dellâesperienza estetica con la dimensione del vissuto, ovvero con la presenza e interrelazione contestuale di corpi organici e inorganici avvicendati nello spazio. In un momento di distanziamento forzato, vale forse la pena riscoprire le implicazioni di un trasporto emotivo capace di realizzarsi non solo alla presenza dellâopera dâarte, ma anche nella sua assenza. Ed è proprio in questa cornice che è possibile riscoprire il valore di un rapporto nostalgico con lâopera dâarte.
Proprio in funzione di questa suggestione, trovo significativo condividere un frammento di uno scritto di Palma Bucarelli tratto da una recensione del 1945:
â[âŚ] abbiamo pur bisogno di dire la commozione di questo riprender contatto, il quotidiano contatto, con le nostre opere dâarte. E ce le guardiamo e riguardiamo con occhi nuovi, ci pare, e quasi stupiti, come se la provvidenza codesti beni ci abbia elargito per la seconda volta, come se li avessimo riacquistati, tantâè stata tutto questo lunghissimo eterno tempo di guerra, la paura di perderli.â [1]
Si annota come lâanalogia con la Seconda Guerra Mondiale non voglia amplificare il tanto discusso paragone bellico, ma piuttosto consentire di ricercare nella tragicitĂ di questi eventi una linearitĂ che origini proprio dallo stabilirsi di una relazione empatica.
La commozione espressa in queste righe, sintomatica di un rapporto intimo, quasi viscerale con lâopera dâarte, si rivela oggi incredibilmente ispiratrice. Raccontando unâurgenza che si impone con forza, queste parole ci consentono di riscoprire nellâordinarietĂ del rapporto con il nostro patrimonio una straordinaria conquista.
E proprio oggi, illusoriamente agevolati dalle possibilitĂ fruitive offerte dalla tecnologia, è necessario recuperare il valore di questo attaccamento, non perchĂŠ quella fisica si configuri come lâunica possibilitĂ relazionale con lâopera dâarte, ma poichĂŠ la sua valenza antropologica è ancora un elemento fondativo della nostra civiltĂ .
Le parole di Palma Bucarelli propongono unâapertura relazionale ulteriore in cui si rimarca lâimportanza di un rinnovato erotismo nella nostra esperienza estetica. Un erotismo, aggiungo, che dovremmo abituarci ad interpellare estensivamente in tutte quelle attivitĂ umane in cui converga il lavorio del pensiero, dominate invece, nella maggior parte dei casi, da manifestazioni retoriche del paradigma della comunicazione, che proprio in questi momenti si trova a collassare su sĂŠ stesso. Possono commuoverci e mancarci, le nostre opere, e nella loro assenza prende corpo un fatto straordinario a cui dobbiamo ancora essere in grado di attribuire il reale valore, per tentare forse cosĂŹ di commisurare il senso piĂš intimo della loro esistenza.
[1] Estratto da Cronache Indipendenti, De Luca Editori dâArte (2010), a cura di Lorenzo Cantatore. Il volume raccoglie alcuni articoli della giovane Palma Bucarelli scritte tra il 1943 e il 1946.
A New York, una delle sedi della Factory di Andy Warhol ospiterĂ un nuovo negozio del brand giapponese Uniqlo che,…
Un paesaggio di Fontana da ⏠20.320, ma anche gli scatti di Hiroshi Sugimoto, Luigi Ghirri, Gianni Berengo Gardin. Tutti…
Ă in programma fino al prossimo 7 giugno, a Ulassai, la seconda edizione della Biennale dâArte Contemporanea
Oltre cento opere â tra multipli, stampe e raritĂ da collezione â raccontano lâereditĂ di Duchamp in una vendita speciale…
Il Ritratto di signora di Gustav Klimt torna alla Galleria Ricci Oddi di Piacenza, dopo il prestito per la mostra…
Il format espositivo YES, BUT debutterĂ a Milano durante lâArt Week 2026: il progetto porterĂ opere site specific in spazi…