Categorie: Personaggi

NOERO IL POLENTONE

di - 26 Marzo 2008
All’interno si passa da un piano all’altro con una stretta scala a chiocciola. Da fuori svettano sette piani di un palazzo in bilico, incredibilmente pendenti. Piani che, però, lungo l’arco di un secolo e mezzo hanno resistito, nell’ordine, a esplosioni, un terremoto e pesanti bombardamenti aerei. Oltre ad aver sempre tenuto duro alle previsioni di crollo, incombenti sin dalla nascita. Si tratta di Casa Scaccabarozzi, costruita quasi in centro a Torino da Alessandro Antonelli nel 1840. Oggi l’edificio è chiamato Fetta di Polenta, a causa del colore ocra e dell’incredibile sottigliezza dell’edificio. Con oltre 27 metri d’altezza, il palazzo si sviluppa insistendo su una struttura trapezoidale-triangolare, dall’esistenza risucchiata. Il lato d’ingresso, infatti, lungo 16 metri, si trova su via Giulia di Barolo; il lato largo, invece, s’affaccia su corso San Maurizio per appena 4 metri; per finire, con la parete opposta a quella del corso, l’edificio si chiude con soli 57 centimetri di spessore.
Oggi, grazie all’intervento dello studio di architettura Civico13, la leggendaria Fetta di Polenta è completamente ristrutturata. Il palazzo sarà la nuova sede della Galleria Franco Noero, che impianterà la propria attività su nove piani espositivi (due interrati e sette sopra il piano stradale). Nel weekend, tre giorni di preview con la prima, ristrettissima, apertura al pubblico degli spazi. Solo su appuntamento, i fortunati prescelti, a gruppi di otto persone per volta, potranno visitare l’installazione creata ad hoc per la grande apertura. Simon Starling (Epsom, 1967), con Three Birds, Seven Stories, Interpolations and Bifurcations, inaugura l’attività della nuova sede della galleria.
L’installazione racconta sette storie lungo sette piani, che dipaneranno la vicenda reale di un architetto europeo chiamato da un Maharajah per realizzare un ambizioso progetto costruttivo in India, un’opera d’arte totale che rappresentasse il meglio del design europeo e della tecnologia degli anni ’30. I three birds del titolo, invece, fanno riferimento al rapporto storico tra Brancusi e il Maharajah di Indore, iniziato nel 1933 con l’acquisto della scultura in bronzo Bird in Space e proseguito con la commissione di due varianti dell’opera, una in marmo nero e una in marmo bianco, destinate ad adornare un tempio per la meditazione, mai realizzato. Starling, rispecchiando i desideri creativi di Brancusi e intrecciando la storia dei Marajah assieme a quella di Torino, proporrà la scultura di un terzo bird e una personale rivisitazione filmica e fotografica dell’intera vicenda indiana.
Ma, per saperne di più sull’intero progetto, abbiamo fatto alcune domande a Franco Noero, proprietario della galleria che sta per diventare una tra le più insolite del panorama dell’arte contemporanea torinese e non solo.

Prima di cominciare, vorrei che Franco Noero spiegasse le ragioni che lo hanno spinto a occuparsi d’arte…
Studiavo a Milano e a 18 anni ho deciso che avrei fatto il gallerista. Creare economia con la poesia è una sfida fantastica. Il mio percorso è stato anche accidentato ma comunque bellissimo.

Chi c’è, o chi c’è stato dietro la vita della Galleria Noero?
Con la galleria ci sono innanzitutto gli artisti. Poi c’è stata e c’è Torino con il suo pubblico attento, i suoi collezionisti straordinari, i suoi musei. Ora il nostro panorama è sicuramente più vasto, ma sono le alchimie di questa città che credo abbiano reso possibile questo progetto. La Fetta di Polenta è qui.

Ci descriva i nuovi spazi: come sono stati trovati e come cambieranno? L’arte si adatta all’architettura o viceversa?
L’arte è libera, non si adatta. La si può costringere, non adattare. Con attenzione e rispetto. L’edificio è stato scelto e accettato per le sue caratteristiche. Gli artisti ne sono entusiasti. Non consideriamo le difficoltà oggettive che pone e porrà l’edificio come problemi, ma come fonte inesauribile di possibilità.

Quali cambiamenti e quali nuovi criteri di vedute ha apportato l’idea di una sede così particolare?
L’obiettivo che ci siamo posti rispetto a questo progetto è di fare della Fetta di Polenta una sede catalizzatrice di idee, un’officina appunto. Un laboratorio, al tempo stesso contenitore e generatore di pensieri.

Quali saranno le attività principali di un luogo come la sede di via Giulia di Barolo, l’esposizione o la vendita? Qual è la posizione di chi fa il gallerista “al servizio” di uno spazio come quello?

Continueremo a svolgere attività di galleria, sicuramente nel completo rispetto dello spazio che ci accoglie.

Quali sono i parametri che sono sempre stati usati nella scelta degli artisti? Cosa cercare oggi nell’arte e che cosa trovare? Come cambieranno i parametri riguardo a entrambi questi punti di vista con l’avvento dei nuovi spazi?
I parametri non cambieranno. Gli artisti della galleria verranno invitati a relazionarsi con l’edificio antonelliano e quindi con un nuovo approccio espositivo. Parallelamente alle mostre, sarà inoltre chiesto loro di pensare a un’opera, sia essa decorazione, struttura o supplente di funzioni domestiche che diventerà patrimonio della casa e segno tangibile del loro passaggio, delle loro idee e poesie.

I primi anni della “vecchia” galleria hanno visto l’avvicendarsi di una raffinata selezione di artisti europei ed extraeuropei. Prevede di proseguire in questa direzione?
La galleria continuerà il suo programma e la sua ricerca, spero più intensamente di prima. Probabilmente con nuovi e differenti stimoli.

Potrebbe descrivere il suo punto di vista sulla situazione artistico-culturale torinese? Come s’inserirà la sede di via Giulia di Barolo?
Parlo nuovamente di laboratorio di idee, in una città che è essa stessa laboratorio. Città di forti, talvolta difficili e straordinari contrasti. L’arte contemporanea a Torino fa in un certo senso parte del tessuto urbano: lavorando qui si percepisce una sensazione di solidità rispetto all’arte e alla cultura. Penso all’attività dei musei e delle fondazioni private che hanno posizionato Torino sulla mappa internazionale, alla sensibilità delle fondazioni bancarie nella costituzione delle collezioni pubbliche cittadine, a Luci d’Artista, una delle iniziative più straordinarie, non dimenticando la fiera. Torino ha realmente, credo, grandi possibilità di crescere e diventare un vero centro e punto di riferimento internazionale. Si può fare di più, certo, e soprattutto credo ci sia spazio per ulteriori iniziative.

Perché ha scelto Starling per inaugurare gli spazi?
Il progetto di Simon Starling era iniziato da tempo ed è stata una scelta naturale, quasi osmotica per le coincidenze che, parallelamente alla ristrutturazione dell’edificio, abbiamo man mano incontrato insieme.

Come immagina il futuro, i prossimi dieci anni, della Galleria Noero? Chi sarà, da questo punto in avanti, il nuovo visitatore? Chi dovrebbe diventare il frequentatore tipo?
Sogno sempre il futuro, ma mi è difficile raccontarlo. Come mi è difficile pensare a chi frequenterà la galleria o visualizzare un frequentatore tipo. Spero di creare, insieme ai miei collaboratori, un pubblico attento, vivace e vitale. Certamente rispettoso del luogo che visiterà e delle opere che esporremo.

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Una Fetta di Polenta per Noero. Eclettica location per la nuova galleria torinese

a cura di ginevra bria


dal 3 aprile al 28 giugno 2008
Simon Starling – Three Birds, Seven Stories, Interpolations and Bifurcations
Galleria Franco Noero
Via Giulia di Barolo, 16/d (zona corso San Maurizio) – 10124 Torino
Orario: da giovedì a sabato ore 14-19 solo su prenotazione
Ingresso libero
Info: tel. +39 011882208; info@franconoero.com; www.franconoero.com

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