“Imagino ergo sum”, scrisse una volta con il latino con cui redigeva le encicliche che la sua carica di Imperatore Analogico della Patafisica Milanese gli imponeva. Le somme autorità di questa parodia di ogni istituzione, di questo collegio dell’ironia e del paradosso sono inamovibili, e almeno questa carica resterà sua per sempre.
Se nell’eternità ci è entrato la notte del 16 giugno
All’inizio degli anni Sessanta incontra la patafisica di Alfred Jarry , che fertilizza ulteriormente un lavoro già votato all’ironia e al gioco: e che lo porta a tessere amicizie con i più grandi esponenti del dadaismo (Duchamp, Man Ray) e del surrealismo (Queneau, Ernst, Breton). In barba a chi diceva che sapesse fare solo generali, e ad un sistema dell’arte che tende a isolarlo sempre di più in seguito alla scelta pop, la sua opera si rinnova continuamente, passando dai grandi d’apres degli anni Sessanta alla denuncia politica dei Funerali dell’anarchico Pinelli (1972) o della Nixon Parade (1974), scolpendo con il meccano e c
Polemista eccezionale, Baj ha scritto molto, collaborando a testate come il Corriere della Sera e denunciando in testi recenti (Scritti sull’arte, 1996; L’orrore dell’arte moderna, a quattro mani con Paul Virilio, 2002) la ‘merdificazione dell’arte’ e l’involuzione del sistema.
Un omaggio a Baj non può che chiudersi con un ricordo della sua grandezza di uomo, dotato di una rara disponibilità nei confronti dei giovani, che sollecitava e sosteneva regalandogli un po’ di quella stima di sé di cui il mondo dell’arte è spesso così avaro, e prendendo sempre parte alle iniziative che i circoli patafisici nati in Italia con il suo sostegno promuovevano. Ha Ha!, declamava entusiasta durante queste manifestazioni.
Ha Ha, Imperatore.
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