Categorie: Personaggi

Speciale Venezia/Il Padiglione Austriaco

di - 27 Marzo 2015
Heimo Zobernig (Mauthen, Carinzia, 1958) vive e lavora a Vienna dove, da oltre 14 anni, è docente di scultura all’Accademia di Belle Arti, la stessa frequentata come studente dal 1977 al 1980. Il suo lavoro spazia dalla pittura alla scultura all’installazione, dal video all’azione. Maestro del Minimalismo austriaco, capace di coinvolgere sia sul piano intellettuale che sensibile, Zobernig lavora su concetti e dispositivi dell’arte attraverso processi e rappresentazioni lineari e autonome, ogni volta inaspettate per la libertà di approccio e il rigore concettuale e formale degli esiti. Zobernig, la cui prima esposizione personale data 1979, ha esposto nelle più importanti manifestazioni internazionali: già due le partecipazioni alla Biennale d’Arte di Venezia – nel 1988 e nel 2001 – due a Documenta a Kassel – nel 1992 e nel 1997 – una a Münster per Skulptur Projekte sempre nel 1997. Al suo lavoro sono state dedicate importanti retrospettive e mostre personali, tra le più recenti quelle al Museo Reina Sofía a Madrid (2012), alla Kunsthaus di Graz (2013), al Mudam Luxembourg e al Kestnergesellschaft di Hannover, entrambe nel 2014.
A Heimo Zobernig, il cui lavoro è stato recentemente presentato in Italia (Studio Indipendenza a Roma, mentre da questo week end è a Bergamo con Contemporary Locus 7), è arrivata una tra le prime nomination dei padiglioni nazionali di questa 56° Biennale d’Arte di Venezia. È Yilmaz Dziewior, commissario e curatore austriaco, che glielo affida e ne segue lo sviluppo.
All’artista, chiaro e stringente nella proposizione delle sue ricerche e dei suoi concept, efficace nello sviluppo visuale e nella produzione di progetti site specific capaci di ribaltare gli spazi e la nostra percezione, rivolgo qualche domanda. Le risposte che qui seguono, professionali e asciutte nello stile, sembrano corrispondere per essenzialità e puntualità alla sua dimensione di artista consapevole e impegnato.
Yilmaz Dziewior, neo direttore del Museo Ludwig di Colonia, l’ha chiamato a rappresentare l’Austria. Aveva già collaborato con lui? E dopo gli importanti impegni professionali di questi ultimi anni, si aspettava questa chiamata?
«Conosco Yilmaz già dagli anni Novanta, ma non abbiamo mai avuto occasioni istituzionali di collaborazione. Quando mi ha interpellato non ho pensato si trattasse della Biennale di Venezia, anche perché non sapevo fosse stato designato commissario per il Padiglione Austriaco. Il suo invito ha rappresentato per me una grande e inaspettata sorpresa sulla quale non avevo mai contato».
Lei insegna scultura all’Accademia di Belle arti di Vienna, scuola a cui deve una parte della sua formazione. La docenza continuativa, l’incontro e la relazione con le nuove generazioni influisce nel suo approccio al lavoro?
«Una verifica purtroppo non è possibile perché mi è difficile determinare i fattori d’influenza nello sviluppo del mio lavoro, penso però che sia scarsa. Le mie lezioni sono rivolte principalmente sulle tradizioni delle discipline, nell’intento di porre in dialogo e di confrontare l’aspetto storico con le mie esperienze e la mia pratica».
Lei è stato chiamato ha lavorare in uno dei più importanti padiglioni nazionali della Biennale,  il padiglione austriaco basato su una spazialità concepita da Robert Kramreiter e una progettazione, nel 1934, di Josef Hoffmann. Un padiglione che ha accolto, fatto conoscere o acclamato diversi artisti che hanno segnato la storia dell’arte del XX secolo, anche in anni bui. Tra questi Gustav Klimt, Egon Schiele, Oskar Kokoschka, Arnulf Rainer, Valie Export, Maria Lassnig e Franz West o, in anni più recenti, Hans Schabus, Dorit Margreiter, Markus Schinwald, and Mathias Polena. Qual è la sua riflessione personale e il suo approccio artistico nei confronti di una partecipazione a una “rappresentanza nazionale”?  Come potrebbe definire in pochi termini gli obiettivi del suo padiglione?
«Ciò che desidero, ciò che vorrei, è guardare la Biennale come una delle rappresentazioni di una società illuminata, aperta, democratica. Una vera piattaforma critica, necessaria per lo sviluppo e il raggiungimento di questo ideale.  In questo modo sono da intendere anche i lavori precedenti presentati per questo spazio, che hanno dato un contributo eccezionale per avvicinarsi a questo ideale. Il mio lavoro per il Padiglione si concentra particolarmente sulle “condizioni dell’architettura” L’uomo e l’architettura sono, già dall’inizio della mia pratica artistica, tra i temi principali».
Che cosa si auspica possano provare e vivere i visitatori all’interno del “suo” Padiglione?
«Vorrei che fosse un Padiglione aperto, che invita a riposarsi e a rilassarsi, per meglio esplorare i diversi punti di vista, le prospettive;  per sperimentare la propria fisicità, il proprio corpo all’interno dello spazio, in rapporto alla dimensione dell’architettura».
Il suo lavoro viene definito per una precisione concettuale e una stupefacente ma altrettanto rigorosa formalizzazione spaziale e visuale. Quale parte del suo lavoro è per lei più interessante o prioritaria?
«È difficile per me dire ciò che faccio più volentieri o che so fare meglio. In ogni caso la forza che mi muove in ogni rappresentazione è la Gestaltung. Da qualche tempo comunque ho notato, dopo moltissimi lavori “in situ”, che comincio ad apprezzare molto il mio lavoro in studio».
Team Padiglione Austria, Giardini. 56° Biennale Arte Venezia
Artista: Heimo Zobernig | Commissario: Yilmaz Dziewior
 | Assistente curatore e coordinatore di progetto: Leonie Radine | Pubbliche relazioni: Kathrin Luz
 | Produzione: Katharina Boesch, Christine Haupt-Stummer | 
Team Heimo Zobernig: Maria Huber, Eric Kläring, Georg Petermichl, Michaela Rapp Zobernig
| coordinamento architettura e tecnico: Troels Bruun, Luca Ugolini (M+B studio) | Giardino: Auböck + Kárász Landscape | Graphic Design: Dorothea Brunialti
| Website: Leopold Šikoronja | Editing: Katrin Sauerländer
| consulente amministrativo: Georg Geyer / Kanzlei Geyer & Geyer, Vienna

Laureata e specializzata in storia dell’arte, docente, critica e curatrice. Mi interessa leggere, guardare, scrivere e viaggiare, fare talent scout, ascoltare gli artisti che si raccontano, seguire progetti e mostre, visitare musei e spazi alternativi, intrecciare le discipline e le generazioni, raggiungere missions impossible. Fondo e dirigo Contemporary Locus.

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