Qui un’opera d’arte, lì un’altra, e poi ancora e ancora, tutte in sequenza nei gigabyte dello smartphone ma nella nostra memoria cosa rimane? Dopo quella manciata di secondi dedicata a trovare la giusta prospettiva e il filtro adatto, possiamo dire di aver veramente visto l’opera d’arte? Il colpo di fulmine al primo sguardo esiste in natura e osservare per un’intera giornata la stessa immagine potrebbe non essere proprio il massimo per la sanità mentale ma la capacità di dedicare una certa attenzione – biologica, non solo meccanica, mediata da uno strumento tecnico – a qualcosa di specifico pure è importante. E chi fa click e subito se ne va si becca una multa. È l’iniziativa di alcune studentesse dello IED – Istituto Europeo di Design che, nei giorni scorsi, hanno portato nelle strade di Roma – che nella pur busata definizione di “Museo a cielo aperto” occupa a giusto merito la prima pagina – una singolare iniziativa per sensibilizzare le persone a una fruizione più meditata del patrimonio artistico.
Vestite in total black come bodyguard, le artiste Collettivo di Difesa Guard-arte hanno distribuito delle finte multe ai passanti intenti a fotografare i monumenti romani, dalla Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo a San Luigi dei Francesi, da piazza Navona a Castel Sant’Angelo, fino a Piazza San Pietro, suggerendo – con una certa veemenza quindi – di dedicare alla fruizione delle opere un tempo più consono rispetto a quello di uno scatto. E «Ai sensi dell’Articolo 1 Bis Duchamp», che cita «Vietato fotografare l’opera avidamente», è prevista anche una sanzione precisa: 10 minuti di attenzione per l’opera fotografata, che sono meno del quarto d’ora di notorietà di Andy Warhol ma che comunque sono un buon inizio. Sulla pagina Instagram del collettivo sono pubblicati anche gli altri Articoli del codice Guard-arte, tra cui l’Articolo Cattelan, «Vietato ignorare l’opera», e l’Articolo Munch, «Vietato urlare davanti all’opera». In effetti c’è anche la possibilità di ottenere una riduzione del 30%, quindi 7 minuti di attenzione, condividendo la foto incriminata sui social network – proprio loro, la causa e la soluzione di tutti i problemi – e taggando @guard.arte.
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