Der Pavilion: debutta a St. Moritz la piattaforma culturale che mette in dialogo arte e design

di - 15 Febbraio 2026

Arroccata tra le alte Alpi svizzere a 1822 m di altitudine, si trova la cittadina che risplende della luce delle stelle che la sovrastano e dei gioielli che scintillano nelle sue vetrine. St. Moritz è da sempre riconosciuta come l’emblema del lusso legato alla montagna e agli sport invernali, un punto di attrazione per il jet set che puntualmente si riversa nella località alpina per trascorrervi la settimana bianca, tra un bicchiere di champagne e un tripudio di pellicce. Tutto ha inizio probabilmente con la storia di Johannes Badrutt, che portò nella valle il primo turista inglese e fondò il Kulm Hotel St. Moritz nel 1855, seguito dal figlio Caspar, patron del famoso Badrutt’s Palace Hotel aperto nel 1896.

Se inizialmente il turismo ruota intorno alle proprietà termali delle acque e alla sua aria pulita – di grande sollievo per chi poteva permettersi di fuggire dalle esalazioni soffocanti della città – l’attenzione si sposta presto sugli sport invernali, tanto da arrivare a ospitare due Giochi Olimpici. Come disse Claudia Schiffer, «St. Moritz is the epitome of a glamorous skiing holidays», ma cosa si cela oltre la superficie inscalfibile da copertina patinata? Cosa accade a St. Moritz nei mesi in cui una neve favorevole non rende appetibili le piste da sci, e Nomad (la fiera che si tiene a febbraio) chiude i battenti? E ancora, si può innestare nella bianca località, un tipo di turismo disponibile 365 giorni all’anno e non il vorace mordi e fuggi sciistico?

Gio Ponti, curated by Volumnia. Installation Imagery: Agostina Schenone

Giorgio Pace, molisano di nascita ma sanmauriziano di adozione (con un lungo soggiorno alle spalle a New York nel campo dell’editoria), prova a imbarcarsi in questa sfida con Der Pavilion, il progetto culturale a lungo termine che prevede la costruzione di una piattaforma dedicata all’arte, al design, all’artigianato e alla gastronomia. Si inizia con Singular Voices che “dà il La” alla stagione espositiva e alla rassegna di eventi pensata per mettere in comunicazione i diversi attori del settore.

Afferma infatti Pace: «St. Moritz ha bisogno di allargare ed incrementare l’offerta culturale in modo che possa andare oltre la stagione invernale. Der Pavilion è un movimento, qualcosa che crescerà lungo tutto il corso dell’anno, riunendo arte, design e vita in montagna. La città merita una piattaforma che valorizzi il senso di appartenenza all’ambiente che la ospita in dialogo con il paesaggio, ma aperta al mondo. È un modo per mettere in contatto artisti, gallerie e comunità locale in un ritmo culturale continuo».

Wael Shawky, curated by Lia Rumma Gallery. Installation Imagery: Agostina Schenone

Gli artisti e i designer in mostra

L’edizione inaugurale è ospitata presso l’ex Hotel Eden, dove le sale una volta dedicate all’accoglienza degli ospiti, vengono ora occupate da gallerie che lasciano il palcoscenico alle voci di artisti o designer, per far sì che si presentino al pubblico. Molti però non hanno bisogno di presentazioni: Gio Ponti, Andrea Branzi e Vanessa Beecroft sono solo alcuni dei noti ospiti che soggiornano nelle stanze del palazzo sventrato, che fa trapelare la sua antica ossatura, in attesa della ristrutturazione. Quella di Gio Ponti è la prima “voce” che udiamo entrando nello spazio, La galleria Volumnia di Piacenza allestisce infatti vicino all’ingresso un piacevole salottino con mobili a sua firma, che vanno dagli anni ’30 agli anni ’50.

In un periodo che lo vede al centro della scena con una mostra prima a 10 Corso Como (di cui vi abbiamo parlato qui) nel 2024, una a Giverny la scorsa estate in collaborazione con il Centre Pompidou, e una in arrivo alla Triennale di Milano a marzo di quest’anno, non poteva non mancare uno spazio dedicato all’architetto e designer italiano Andrea Branzi, scomparso nel 2023. A fare da cassa di risonanza alla sua voce, è la Galleria Luisa Delle Piane che porta le edizioni appositamente progettate nate dal confronto tra Branzi e la gallerista.

Camilla Engström, Flowerfall, 2025, curated by Carl Kostyál. Installation Imagery: Agostina Schenone

Il designer Francis Sultana insieme alla David Gill Gallery di Londra propone un dialogo tra le ramificate opere scultoree dell’artista americana Michele Oka Doner e i pezzi dalle linee sinuose del designer tedesco Valentin Loellmann. Con Lia Rumma torniamo nel mondo dell’arte. Se Vanessa Beecroft lascia traccia delle sue performance più famose grazie a sculture e fotografie, nel salone inondato dalla luce che entra dalle ampie finestre, l’artista egiziano Wael Shawky depone le sue sculture in ceramica e in vetro di Murano in una stanza dalle tinte magenta, anfore dalla forma ibrida tra demoni, creature fantastiche e divinità mitologiche.

Al piano inferiore, un approfondimento sull’architetto Mario Chiattone con i suoi disegni futuristi, la galleria Carl Kostyál porta i suoi cavalli di battaglia: Camilla Engström, Hilma af Klint, Karyn Lyons, Josh Smith, Fredrik Værslev, tra gli altri, e Second Nature Project propone i lavori poetici e giocosi di Yvonne Rogenmoser, porcellane handbuilt che guardano alla cultura alpina e alla sua identità come a qualcosa in continuo cambiamento. Questi sono i prodromi di Der Pavilion, il progetto che mira a mettere radici in Engadina creando un ecosistema culturale capace di adattarsi al suo jet set e che ha già messo a calendario uno spettacolo lirico al Badrutt’s Palace Hotel, una mostra di fiori e giardini in arrivo a inizio estate e un appuntamento dedicato al cioccolato.

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