Il segno dell’inconscio: la mostra lampo di Massimo Scognamiglio a Roma

di - 2 Maggio 2025

La Fondazione Solares presenta la nuova mostra di Massimo Scognamiglio. Intitolata The Space Between Us, realizzata in collaborazione con supermartek e curata da Uros Gorgone, l’esposizione ripercorre gli ultimi dieci anni del lavoro dell’artista. La mostra inaugurerà il 6 maggio, alle 18, presso b49 studio, in via Placido Zurla 49b, Roma, e sarà visitabile fino all’8 maggio. Ne parliamo con il curatore.

Come mai questa mostra lampo?

«Non c’è uno scopo preciso o una strategia precedentemente disegnata. Personalmente preferisco curare degli eventi legati all’arte che non delle vere e proprie mostre di lungo termine. Mi piace l’idea di focalizzare al massimo gli sforzi e l’attenzione attorno a un progetto espositivo.

In poco tempo La Fondazione Solares di Parma ha prodotto ben due mostre di artisti contemporanei nella sua nuova sede romana. Possiamo dire che in città è arrivato un nuovo attore?

«Intanto consentitemi di ringraziare La Fondazione Solares, nella persona del suo Presidente Andrea Gambetta, per credere e sostenere progetti di arte e cultura contemporanea. Poi rispondo, assolutamente sì. Soprattutto si faranno grandi cose per il 2026, quando il nuovo spazio acquisito al Pigneto sarà ristrutturato».

Parliamo di Massimo Scognamiglio e del suo lavoro in generale.

«Direi che Massimo è un artista multidisciplinare. Fortemente attratto dalle nuove tecnologie con cui interagisce spesso e da me arginato alla pittura. Ha un segno forte e molto suo e soprattutto indaga monotematicamente il tema del disagio mentale e della versione dell’inconscio. Chi mi conosce sa che io ho sempre lavorato prima con gli artisti e poi con le loro opere. Per me è in assoluto più importante il pensiero che c’è alla base del processo creativo che non il segno. E comunque in Massimo li ho trovati entrambi. Pensiero e segno».

Cosa troveremo in mostra?

«Ci sarà molto della sua produzione degli ultimi anni. Vedremo le Big Mouth, le opere con cui l’ho conosciuto e che mi hanno avvicinato al suo mondo. Fino ad arrivare a grandissimi formati, non soliti per l’artista. Posso dire che sarà esposto anche un 3 metri per 2. Oltre alla pittura e al disegno, troveremo video e scultura. Alla Scognamiglio, s’intende».

Puoi dirci quali sono le quotazioni dell’artista?

«Assolutamente sì, non ho nessuna reticenza nel parlare di arte e soldi. Non vedrete mai una mostra da me curata che non riporti in modo evidente il costo di ogni singola opera. Massimo Scognamiglio viaggia tra indice 1 e 1.2. Quindi sarà possibile acquisire una sua opera partendo da poche centinaia di euro per i formati A4 fino a superare i 5mila euro per le grandi tele».

Continuerà la sua collaborazione con l’artista?

«Certamente sì. Di mestiere, come sapete, faccio l’editore e occuparmi direttamente d’arte ne è stata una conseguenza neanche tanto logica, legata soprattutto alla bellezza delle cose, che siano essi pensieri o segni. Seguo pochissimi artisti. Non ho molto tempo e quello che ho mi piace condividerlo solo quando credo ne valga la pena. Massimo Scognamiglio vale».

Quindi avete già in mente qualcosa?

«I dettagli mi pare presto per darli. Ti posso dire però che vogliamo lavorare per mettere in dialogo il lavoro dell’artista con i più giovani. Questa considerazione è il risultato dell’enorme interesse che Scognamiglio desta tra i millenials. E sarà proprio su questo rapporto che svilupperemo il nostro prossimo progetto».

Biografia di Massimo Scognamiglio

Artista visivo, fotografo e digital evangelist, Massimo Scognamiglio vive e lavora a Roma. Attivo sulla scena artistica dalla metà degli anni Novanta, la sua pratica attraversa pittura, fotografia e performance, con una ricerca che indaga i territori della psiche, della memoria e del corpo e uno sguardo sempre teso tra inquietudine interiore e tensione vitale.

Dopo un periodo di residenza in California (2006–2008) e una breve parentesi a Parigi, dove concepisce e realizza la performance Rebirth (2016) a Place de la République, torna a stabilirsi a Roma, nella sua casa-studio-galleria Le Petit Atelier, che è anche spazio di produzione e sperimentazione.

Ha esposto in istituzioni e spazi museali, tra cui il MACRO Asilo di Roma con il progetto Where is the future?, e il Palazzo delle Esposizioni con The Shining Consciousness. Sue opere fanno parte della collezione permanente del Museo di Arte Moderna LIMEN di Vibo Valentia, oltre che di altre collezioni pubbliche e private, in Italia e all’estero.

Tra le sue serie più significative si segnalano Gli Strappi (1998–2004), un’indagine visiva sulle ferite della coscienza e della materia, e Ciclo delle Stanze (2008–in corso), in cui ogni ambiente si fa luogo psichico e narrativo. Finalista all’Exibart Prize nel 2022 e 2023, Scognamiglio oggi continua a lavorare sui confini sfumati tra identità e rappresentazione.

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