Studio Ghibli, Il mio vicino Totoro
Parte da Brescia, il 10 ottobre, The Best of Miyazaki, il concerto-spettacolo immersivo che celebra l’immaginario del grande maestro dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki. Protagonista sul palco la neonata Anime Pop Orchestra, che debutta con un tour in tre città italiane dedicato alle colonne sonore di Joe Hisaishi, da Il mio vicino Totoro a La città incantata.
Ad accompagnare la musica dal vivo, l’artista Elia Cristofoli, alias The Serial Sketcher, realizzerà live i suoi disegni ispirati ai personaggi e agli scenari più iconici dello Studio Ghibli, proiettati in tempo reale e in dialogo con la direzione orchestrale di Angelo Mariano. Musica, immagini e narrazione si fondono in uno spettacolo che attraversa tre città – Brescia (10 ottobre), Seriate (26 ottobre) e Mantova (26 novembre) – trasformando le melodie di Hisaishi in un’esperienza visiva e sensoriale.
In vista della prima tappa, abbiamo parlato con Cristofoli del suo rapporto con Miyazaki, del potere evocativo del disegno dal vivo e del modo in cui questa performance restituisce al pubblico la magia senza tempo dei mondi dello Studio Ghibli.
Miyazaki ha ispirato generazioni di artisti, animatori e illustratori in tutto il mondo. C’è un personaggio o un film in particolare che sente più vicino al suo modo di raccontare attraverso il disegno?
«Premetto che non li ho visti tutti, ma da quelli che ho visto, direi che Il Castello Errante di Howl è così fuori di testa, che lo sento vicino al mio modo di disegnare. E poi c’è Rapa, che da quando ho iniziato questo progetto con Anime Pop Orchestra, mi ritrovo a sketcharlo sovrappensiero mentre sono al telefono, o cose così».
In The Best of Miyazaki lei disegna dal vivo, lasciando che la musica e le emozioni guidino il gesto. Quanto spazio lascia all’improvvisazione durante la performance?
«L’improvvisazione è decisamente importante, perché è la base dello sketching, è l’idea che viene immediatamente immortalata sulla carta, il più in fretta possibile, con segni rapidi e sicuri. Ma appunto per questo, per essere rapidi e sicuri, occorre anche tanta tecnica ed esperienza. Pertanto, a conti fatti, direi che si tratta per metà di preparazione tecnica e per metà di “vediamo come va”».
Cosa spera che il pubblico colga da questa esperienza immersiva che va oltre la semplice proiezione dei film dello Studio Ghibli?
«Vorrei che cogliesse l’arte attraverso la reinterpretazione. Poiché, così come Anime Pop Orchestra reinterpreta i brani di Hisaishi, così io reinterpreto i disegni di Miyazaki, a modo mio, col mio stile, talvolta sketchando in stile manga, talvolta uscendo totalmente dagli schemi. Anche perché, se dovessi replicare fedelmente i disegni, mi sembrerebbe di copiare il Maestro nipponico, una sorta di oltraggio. E io non voglio oltraggiarlo, bensì omaggiarlo, nel mio piccolo, come posso. E come spero coglierà il pubblico».
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