Da diverse edizioni Popsophia lavora su un terreno di confine, intrecciando filosofia, musica, televisione, cinema e immaginario contemporaneo. Per l’edizione 2026, in programma dall’8 al 10 maggio al Teatro delle Muse di Ancona, il festival diretto da Lucrezia Ercoli sceglie un tema tanto sfuggente quanto onnipresente: la malinconia. Inclinazione emotiva, categoria psicologica e condizione culturale diffusa che attraversa linguaggi, piattaforme e forme di rappresentazione. A partire dall’antica idea della melancholia come “bile nera” saturnina, associata dagli antichi alla contemplazione, all’inquietudine e alla creatività , il festival prova a leggere alcune tensioni del presente: nostalgia digitale, spettacolarizzazione della tristezza, solitudine algoritmica, senso di perdita collettiva.
Dopo l’edizione dedicata alla magia, Popsophia sceglie dunque un ambito più instabile e ambiguo: la malinconia come una lente attraverso cui osservare il presente. Tra estetiche della fine e sentimenti di disillusione, il festival prova a interrogare quella tonalità emotiva che sembra accomunare tanto le piattaforme digitali quanto le produzioni artistiche contemporanee.
L’edizione 2026 si sviluppa attraverso tre giornate di incontri pomeridiani al Ridotto delle Muse e tre serate di philoshow, il formato che negli anni ha reso riconoscibile Popsophia, mettendo insieme riflessione teorica, musica dal vivo e narrazione performativa.
Il programma dei pomeriggi attraversa alcune delle principali iconografie malinconiche della contemporaneità . Le serie televisive e l’immaginario generazionale diventano strumenti per interrogare il rapporto con il tempo e con la memoria: da BoJack Horseman a Dawson’s Creek, fino a Stranger Things, tra adolescenze sospese, nichilismo e nostalgia anni Novanta. Un’altra sezione guarda invece all’impatto emotivo delle tecnologie contemporanee, soffermandosi sul rapporto tra intelligenza artificiale, fragilità emotiva e nuove forme di isolamento.
Il cinema occupa una parte centrale del programma, con riflessioni dedicate alla trasformazione della sala cinematografica in “oggetto perduto”, alle visioni distopiche di Dune e all’estetica della catastrofe nel cinema di Lars von Trier. Tra gli ospiti, filosofi, scrittori e studiosi come Massimo Donà , Ilaria Gaspari, Simone Regazzoni, Tommaso Ariemma, Eleonora C. Caruso e lo psichiatra Umberto Volpe.
Accanto agli incontri teorici, il festival mantiene la propria dimensione spettacolare nei philoshow serali. La prima serata è dedicata al jazz di Miles Davis e John Coltrane, evocati come figure emblematiche di una malinconia sonora sospesa tra improvvisazione e inquietudine. La seconda attraversa il repertorio di Vasco Rossi, mentre la chiusura guarda alla grande canzone italiana attraverso le voci di Mina e Ornella Vanoni.
Per il programma completo di Popsophia 2026, si può cliccare qui.
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