Lo spazio del miraggio

di - 20 Marzo 2018
Paesaggi artificiali come grandi creature che avvolgono gli ambienti come se respirassero, organismi che mimano la natura, si ispirano alla scienza, utilizzano l’algoritmo, mentre approdano nel territorio della metafisica. Passaggi inattesi dove è facile perdersi con lo sguardo, e che si sviluppano intorno alle opere di Loris Cecchini, artista eclettico, classe ‘69, milanese che ha scelto di vivere un po’ di anni a Berlino, per tornare adesso in Italia, a Milano, con diverse biennali alle spalle, ben tre a Venezia, altre a Shanghai, Taiwan, e Valencia, a cui si aggiungono numerose personali in musei, tre questi ad esempio il MoMA a New York, il Palais di Tokyo, il Pecci di Prato, poi alla Fondazione Pomodoro.
Adesso alla Galleria Continua di San Gimignano si possono vedere una sessantina di lavori esposti fino al 29 aprile nella mostra “The ineffable gardener”, un titolo denso di riferimenti: «Tutta la mostra ruota intorno a dei concetti di crescita – spiega Cecchini – non necessariamente riferiti solo alle piante, ma in generale al mondo naturale».

The Ineffable Gardener, exhibition view Galleria Continua, San Gimignano. Ph Ela Bialkowska.

L’artista diventa l’esploratore dell’ignoto in un viaggio alla scoperta di immense sculture modulari in acciaio che diventano labirinti da attraversare, oppure per mostrare immagini che nascono dal microscopio e si trasformano in eleganti monocromi, oscillando tra micro e macro, partendo dall’improbabile, dove i cristalli di Paracetamolo mutano in qualcosa di spirituale, in raffinate geografie monocrome. Nel suo fare la biologia diventa architettura, la realtà è rappresentazione. Sotto il segno di Cecchini nascono paesaggi suggestivi che narrano il movimento delle onde, delle vibrazioni, e diventano forme misteriose di uno spazio dinamico che oscilla tra reale e proiezione virtuale, tra spaesamenti e sbilanciamenti, nel territorio misterioso del dubbio. Lo stesso Cecchini, ancora: «Vorrei che lo spazio dell’opera rimanesse quello del miraggio e si collocasse da qualche parte tra delirio e realtà».
Artificiale e naturale si intrecciano Seed syllabes la prima opera del percorso dove si vedono trami di quercia che dialogano con moduli in acciaio; accanto, in Sound fossils in the Holocene garden, si osservano onde e vibrazioni che modulano una materiale come il marmo, e non una sostanza come l’acqua. Cecchini è abile nel giocare con gli opposti, a stupire con gli ossimori, basta pensare a Water Bones, il titolo delle due grandi installazioni, una fatta da migliaia di moduli in acciaio che si possono scambiare e combinare, secondo la legge dei famosi algoritmi che costruiscono la natura. La seconda Water Bones dialoga con la musica, o meglio con un’opera sonora creata dall’artista Alessio de Girolamo, dove l’algoritmo alla base della crescita della scultura, lascia la materia e si trasforma in una melodia. Sono passaggi in cui la scienza si trasforma in estetica, dove la produzione industriale diventa poesia e scopre la sua intima dimensione metafisica.

The Ineffable Gardener, exhibition view Galleria Continua, San Gimignano. Ph Ela Bialkowska.

Nocturnal thesis fragments riunisce una serie di teche in plexiglass con al loro interno rami di rosmarino e manzanite, bruciati e neri, in contrasto con i micro moduli di metallo, lucidi, creando un contrasto netto tra luci e ombre, tra il giorno e la notte.
Ancora relazioni inaspettate tra lo spazio e gli oggetti in Gaps, dove oggetti quotidiani si trasformano in ricordo e in memoria. Un altro dei passaggi di Loris Cecchini che non smette di stupirci mentre indaga tra materia e sogno, tra mondo artificiale e naturale, esattamente come uno scrupoloso giardiniere che non si stanca di sperimentare gli spazi dello sconosciuto. «Le mie opere sono pervase da un doppio livello tra realtà e finzione – conclude Cecchini – quello che mi interessa è di dare luogo a delle visioni, a dei mondi, in modo lirico, un processo dove lo spettatore è molto importante, perché è proprio in quello spazio che c’è tra opera e spettatore, che si sviluppa il senso del mio lavoro».
Bettina Mignanego Bush

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