Oui, Je suis Cartier!

di - 26 Maggio 2014

Una collezione che conta 1000 opere, ma anche 300 artisti, innumerevoli progetti ed eventi che sono il marchio di qualità e di continuità dell’approccio della Fondazione Cartier per l’Arte Contemporanea che nei giorni scorsi ha compiuto ben 30 anni. Nella prima parte di questi festeggiamenti, dal titolo Mémoires Vives che si chiuderà il 21 settembre, sono in mostra Il cavaliere di Dürer di Alessandro Mendini, In Bed di Ron Mueck, disegni e appunti di David Lynch, disegni e tavole di Mœbius, il pittore congolese Chéri Samba tra cui La vraie carte du monde, in cui inverte i rapporti tra nord e sud, rivisitando la mappa che rappresenta generalmente l’Europa al centro del mondo. Ma c’è anche Dennis Oppenheim, Takeshi Kitano, Marc Newson, Richard Artschwager opere che lasceranno il posto ad altre, e così via, si prevedono inoltre performance ed incontri unici.
30 anni di attivismo culturale per l’arte non sono certo pochi, un tempo che ha fatto della Fondation Cartier pour l’art contemporain un’istituzione  e che ha creato un vero e proprio modello di mecenatismo culturale a livello internazionale, dove si privilegia il rapporto con l’artista  a partire dal rispetto delle sue creazioni. Inoltre, la fondazione è stata la prima a promuovere mostre tematiche intorno alla società odierne, come “Terre Natale” e “Ailleurs commence ici” che ha proposto una riflessione sull’idea di radici e di sradicamento.

Ma cos’è veramente la Fondation Cartier, oltre l’affascinante teca di cristallo disegnata da Jean Nouvel e quello che abbiamo appena detto? È performance, pittura, fumetto, arte concettuale, foto, cinema, design, moda, scienza, video, musica e arte grafica. Ma è anche un’istituzione multiculturale, interdisciplinare, multietnica, in cui grandi artisti internazionali hanno realizzato progetti eccezionali. Tra le caratteristiche c’è quella di acquisire opere monumentali, spesso progettate per gli spazi espositivi, come La Volière di Jean-Pierre Raynaud (1996), Caterpillar di Wim Delvoye (2001) o Frustrum di Gary Hill (2006). E poi la fondazione è anche Patti Smith, Bill Viola, Jean Paul Gauthier, Matthew Barney, Sarah Sze, Tom Wesselmann, Jean Tinguely, Georg Baselitz, Robert Frank, Cindy Sherman, insomma la lista densa e ricca  va avanti.
E come nasce questa meravigliosa avventura? Ecco le tappe iniziali. Tutto debutta il 20 ottobre del 1984 quando Alain Dominique Perrin inaugura la Fondation Cartier pour l’art contemporain a Jouy-en-Josas, a poco più di mezz’ora dalla capitale francese, in presenza dello scultore César e dell’allora Ministro della Cultura e della Comunicazione Jack Lang, ma è grazie alla complicità di Perrin e di César che questo sogno è diventato realtà. I due direttori storici sono stati prima Marie-Claude Beaud (prima decade) a cui ha fatto seguito l’attuale direttore Hervé Chandès, che hanno seguito entrambi un’idea di trasversalità e di dialogo con artisti di tutte le generazioni senza limiti territoriali. Non a caso, dopo la presentazione a Parigi le opere transitano spesso all’estero, in attivo oltre 100 mostre, tra queste quella di Seydou Keita, quattro volte in Europa e tre volte negli Stati Uniti, Issey Miyake a New York e Tokyo, Takashi Murakami e William Eggleston a Londra e David Lynch a Milano.

Dal 1990, la Fondazione Cartier è responsabile della creazione di opere, alcune delle quali sono state poi offerte a città, Paesi o istituzioni, per far scoprire gli artisti francesi all’estero, vedi la scultura monumentale di César, The Flying Frenchman donata nel 1991 alla città di Hong Kong. È importante ricordare come, nonostante la Fondazione sia finanziata interamente dalla Maison Cartier, tra queste non sia connessa alcuna attività commerciale né controllo sulle scelte artistiche, anche se il ritorno d’immagine per la casa madre è certo indiscutibile e notevole. Continuando arriviamo al 1986, quando Alain Dominique Perrin viene nominato capo della missione per lo sponsoring aziendale da François Léotard, all’epoca ministro della Cultura e della Comunicazione, è l’occasione per cui il presidente di Cartier International redige il rapporto “Mécénat français”, che diede vita alla legge Léotard il 23 luglio 1987, mirante ad incoraggiare la libertà del mecenatismo culturale. Inoltre, nel 2009 Perrin riceve dal Ministero della Cultura e della Comunicazione francese il Prix Grand Mécène.

Altra tappa significativa è il 10 maggio del 1994: la Fondation Cartier si trasferisce da Jouy-en-Josas a Parigi, nell’edificio concepito da Jean Nouvel, il cui giardino circostante è creato dall’artista Lothar Baumgarten, con il nome di Theatrum Botanicum. Il giardino conta 35 specie di alberi e 200 piante parte della flora francese, mentre ad accogliere il pubblico troviamo il bellissimo cedro del Libano piantato nel 1823 da Chateaubriand. In questo stesso periodo hanno inizio le ormai mitiche Soirées nomades, che attirano un pubblico di giovanissimi, si tratta di una serie di serate dedicate, tra l’altro, alla musica e all’arte scenica, nel 2011 si aggiungeranno Les Nuits de l’Incertitude. Arriviamo al 2014 e il 10 maggio scorso la fondazione accoglie nei suoi tre livelli espositivi la sua collezione. Ma non è tutto, sono previste tutti i giorni ben nove ore di programmazione che offrono al pubblico un viaggio nella sua storia attraverso video e film di artisti. Mentre in settembre sarà in mostra The Monument to language (1995), l’enorme sfera di bronzo ricoperta di foglie d’oro di James Lee Byars, che l’artista americano ha dedicato a Roland Barthes, intorno all’opera, che occuperà l’intero pianterreno sono previsti incontri tra artisti, sciamani e scienziati. E poi…tante altre sorprese!

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