Pratiche di cura nel paesaggio urbano: il progetto di Andrea Gubitosi a Napoli

di - 17 Aprile 2026

Il lavoro di Andrea Gubitosi si è presentato al mio sguardo per la prima volta nel 2023, durante la mostra Le promesse dell’arte al Musap – Museo Artistico Politecnico di Napoli, a cura di Diego Esposito. In quella occasione, l’artista presentava THE MAIN DISH, installazione che agiva come un perturbante promemoria di un presente recentissimo che la coscienza collettiva stava già cercando di espellere: la pandemia da SARS-COVID-19.

Al centro della scena, un pangolino — animale totemico del traffico illegale e ponte biologico del virus — veniva offerto come portata principale. Un mammifero innocuo, le cui squame, tra le merci animali più trafficate al mondo, alimentano un mercato illecito globale. Gubitosi costruiva così un corto circuito politico e biologico, mettendo in evidenza come l’essere umano sia parte integrante di un sistema che contribuisce attivamente a compromettere.

Questa tensione si radicalizzava in MALIGNANT VALLEY (2024), performance per delega in cui il costume di Orticaria – un avant-garde dress riconducibile all’estetica della cultura drag – trasforma il corpo in superficie sintomatica. Masse tumorali lo appesantiscono e impreziosiscono come bijoux, mentre una gonna-tovaglia a scacchi richiama un immaginario domestico e conviviale. L’opera nasceva da una ferita reale, legata alle eco-mafie nel Vallo di Diano, e racconta una contaminazione ormai irreversibile, in cui la distinzione tra ambiente e individuo crolla: la terra malata genera corpi compromessi.

Aiuola Verdetufo

Da almeno due anni, la pratica dell’artista, nato a Napoli nel 2001, si è espansa in una dimensione collettiva con il progetto Aiuola Verdetufo, che prende forma come un parco archeologico del presente. Al Vomero, nei pressi dello scalone Aldo Giuffrè, un triangolo di terra abbandonato è stato trasformato in un cantiere di ricerca e arte condivisa. Attraverso uno scavo iniziale, sono emersi i resti di una Napoli sotterranea – siringhe, oggetti personali, materiali edili – dando vita a una vera e propria genealogia dello scarto.

Aiuola Verdetufo

Parallelamente, si è sviluppato uno studio della flora autoctona della macchia mediterranea, con l’obiettivo di reintrodurre specie locali e ricostruire un frammento di paesaggio originario. Una stratificazione in cui natura, intervento umano e memoria convivono, attivando una partecipazione collettiva attraverso momenti di cura condivisa e pratiche di clean up documentate anche tramite l’account Instagram dedicato.

Aiuola Verdetufo

Un momento centrale è stato l’evento di messa a dimora del 14 dicembre 2025, durante il quale oltre 30 specie vegetali selvatiche ed endemiche sono state reintrodotte nello spazio, come gesto di difesa e riattivazione di un paesaggio perduto. L’azione ha assunto una dimensione simbolica e rituale, richiamando la tradizione della festa di Piedigrotta: un tempo di passaggio e purificazione, scandito da suoni e gesti collettivi. Allo stesso modo, la deposizione delle piante è stata accompagnata da strumenti rudimentali e pratiche condivise, configurandosi come atto di cura e purificazione del luogo.

Aiuola Verdetufo

Il 18 aprile 2026, l’artista inaugurerà al pubblico il suo studio Flego, presentando il progetto Aiuola Verdetufo come momento di restituzione e attivazione. L’open studio includerà anche i lavori più recenti, con particolare attenzione all’area dei Campi Flegrei, intesa come territorio generatore di processi. Questo nuovo ambito di indagine, in fase sperimentale, si concentra sulla risonanza del fenomeno vulcanico flegreo, aprendo a una riflessione che mette in relazione processi geologici, trasformazioni ambientali e stratificazioni del vivente.

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