Live Work vol.8, Harilay Rabenjamina, photo credits Katarzyna Perlak
In attesa del nuovo DPCM, che con ogni probabilità decreterà la chiusura dei musei, come annunciato ieri sera dal Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, in direttissima a Che Tempo che Fa, il mondo dell’arte e della cultura non può comunque fare a meno di girare. Un segnale di continuità e di resistenza, anche dovendo rinunciare dolorosamente al momento di display pubblico, lo esprime Centrale Fies che prosegue nell’attività di supporto dei suoi artisti, a maggior ragione in questo periodo di continuo mutamento, in cui tanto più essenziale dovrebbe essere l’apporto della cultura e dell’immaginazione, per far respirare il pensiero.
Thais Di Marco e Harilay Rabenjamina, coinvolti come fellow artist nell’ambito della ottava edizione di Live Works, la piattaforma di confronto e produzione di Centrale Fies dedicata ai linguaggi della performance, avrebbero dovuto presentare le proprie ricerche pochi giorni fa, nel corso di una studio visit. Purtroppo, a causa delle restrizioni dovute all’aumento dei contagi da Covid-19, l’incontro non si è potuto tenere pubblicamente ma Di Marco e Rabenjamina stanno continuando a lavorare ai propri progetti.
Realizzato con il contributo dell’Institut Français Italia, in collaborazione con Francia in Scena e con il sostegno di Hydro Dolomiti Energia, Live Works è un progetto di Centrale Fies art work space, a cura di Barbara Boninsegna e Simone Frangi e con Krystel Khoury come mentor per il 2020. Il programma è stato concepito come un organismo in evoluzione e, nel corso degli ultimi mesi, ha assunto le forme di una scrittura comune, online e live, tra artiste, curatori, professioniste e spettatori della comunità dell’arte e dell’immaginazione.
Dopo le studio visit di luglio, che hanno visto Göksu Kunak, Giulia Crispiani & Golrokh Nafisi sviluppare e mostrare al pubblico le loro ultime creazioni, Di Marco e Rabenjamina erano i protagonisti della seconda tornata di appuntamenti, che avrebbero dovuto tenersi il 30 ottobre. Sappiamo com’è andata a finire ma possiamo solo immaginare come si svilupperà la situazione. Nel frattempo, il lavoro continua.
Danzatrice, coreografa e attivista, Thais Di Marco è nata a San Paolo, e attualmente vive e lavora ad Amsterdam. Interessata alla riattivazione delle relazioni tra il Brasile e l’Africa, lungo la corrente dell’Oceano Atlantico, Di Marco ha lavorato per tre mesi in Benin, nell’ambito del progetto Gondwana Boom ed è coordinatrice del progetto Guerrilha Coreográfica, una piattaforma tentacolare di artisti e attivisti originari dell’America Latina. Da 12 anni si dedica a un lavoro artistico in continuo dialogo tra arti visive, performance e progetti sociali, accendendo di volta in volta il confronto atto anche a narrare un forte pensiero critico attraverso la sua arte.
Nato in Madagascar nel 1992 e trasferitosi in Francia, Harilay Rabenjamina lavora con diversi mezzi espressivi, dalla performance alla musica, fino all’immagine in movimento, per riflettere sul senso di appartenenza e sull’alienazione della società contemporanea. Che poi, queste esperienze, queste sensazioni, si possono davvero raccontare? Questa è la domanda, attualissima soprattutto alla luce degli eventi che ci coinvolgono in questi giorni, alla quale Rabenjamina tenta di rispondere con le sue opere.
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