Il Teatro Kombetar, costruito nel 1939 dall’architetto Giulio Bertè, è stato demolito la mattina del 17 maggio 2020, lasciando uno spazio vuoto nel centro di Tirana. La decisione era stata presa dal governo di Edi Rama già nel 2018 ed è stata portata avanti nonostante l’opposizione di larghe fasce della popolazione e le proteste di tanti operatori culturali. Al suo posto, al posto di 80 anni di storia – dal triste episodio dell’occupazione fascista alla costituzione del Teatro Nazionale, come fu chiamato nel 1991 – un nuovo teatro, commissionato all’archistar Bjarke Ingels e al suo gruppo. Sovrascrivere quello che, nel bene e nel male, è stato un simbolo dei sedimenti lasciati dalla storia, non è mai un gesto neutrale. A lasciare un segno ci invita TabulaRasa, iniziativa nata in risposta a questo episodio, realizzare, cioè, un intervento grafico o testuale sulla fotografia aerea del Teatro Kombetar ridotto in macerie, per conservare la nuova immagine in un archivio online.
«Il Teatri Kombëtar è stato il custode di gran parte della storia recente albanese e ha svolto un ruolo importante nella vita culturale nel corso degli anni. L’iniziativa TabulaRasa nasce in risposta a questo episodio: la decisione del primo ministro albanese di decapitare un teatro. È stato raso al suolo con un’azione improvvisa», spiegano gli organizzatori.
L’immagine fornita ha dimensione 21 x 15 cm e risoluzione di 300 dpi, qualsiasi intervento su di essa deve mantenere inalterate tali caratteristiche. Anche nel caso in cui si voglia stampare l’immagine per lavorarci in maniera analogica, la scansione deve rispettare i requisiti iniziali. L’immagine modificata si può inviare all’indirizzo tabularasa170520@gmail.com e tutto il materiale raccolto verrà progressivamente caricato sul blog dedicato. Qui il link per scaricare l’immagine.
«La nostra speranza è che questa azione crei una sorta di litania, con la stessa immagine che si ripete più volte, ognuna con la sua particolare impronta artistica. Oltre a questo spazio online in evoluzione, miriamo a creare una collezione di cartoline con ciascuna delle immagini ricevute».
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