TSUNAMI TRENTINO

di - 16 Gennaio 2009
Se agli uragani si danno nomi di donna, anche lo tsunami che sta travolgendo il mondo dell’arte del Trentino Alto Adige con strutture chiuse e persone allontanate ha un nome che finisce per “a”: Manifesta. Come tutte le onde anomale, anche questa ha fatto seguito alla scossa (in questo caso la biennale europea di turno in Regione), ma i danni veri e propri non sono dipesi direttamente da questo “evento di rottura”, quanto piuttosto da una serie di concause.
Ai tropici le concause sono le abitazioni costruite fino alla spiaggia, in Regione sono i conti fatti male con il budget, con il potere politico, con il potere religioso, con il potere della stampa locale e con le necessità del pubblico. Abbiamo così scoperto che l’alpino Trentino Sud Tirol è tropicale: sei anni fa (quando il Mart apriva la nuova sede, la Civica di Trento iniziava lanciata l’era Cavallucci, Museion non sbagliava una mostra, partiva l’esperienza Kunst Merano Arte e Ar/Ge Kunst proponeva piccole perle) titolavamo con lo slogan Caldo Trentino contemporaneo, e ora alla temperatura tropicale è seguito uno tsunami dall’intensità altrettanto tropicale.
Facciamo un bollettino dei danni del momento post-Manifesta (dalla sua conclusione del 2 novembre scorso: nemmeno cinquanta giorni, quindi). La Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento ha chiuso i battenti. Certo! Ha letteralmente chiuso a chiave la sede fino a data da destinarsi, smantellando gli uffici e anche l’esistenza amministrativa della Galleria come elemento comunale qual era stata fin dalla fondazione. A darle il via era stato Danilo Eccher nel 1989 (quasi contemporanei, entrambi classe ’87, Mart e Museion) e lo stesso Eccher è stato chiamato – questa volta in qualità di presidente – a ridarle nuova vita come fondazione. Situazione: in attesa di direttore, di sede… Di esistere concretamente.
A rimetterci la pelle a Museion di Bolzano è stata la “ex-neo-direttrice” Corinne Diserens (è “durata” un anno e mezzo e una sola mostra). Non c’è stato invece il “crollo dell’intera baracca”, che apre (anche se con posticipazione) la mostra di Mike Kelley, Educational Complex Onwards 1995-2008, prima retrospettiva italiana dell’artista, concepita però al Wiels di Bruxelles. A cascare addosso a Diserens come un anatema è stato il crocefisso con la rana di Martin Kippenberger. Ma il crocefisso è stato reso pesante da un cattivo rapporto con i collezionisti prestatori, un contestato uso del budget e l’incapacità di comunicare con la stampa e con gli interlocutori della politica locale. Risultato: il lancio della nuova sede e l’occasione di visibilità internazionale, grazie alla coincidenza con Manifesta, sono state buttate al vento. Ora si attende il nuovo direttore, ben felici di vedere nel frattempo al comando la capo-curatrice Letizia Ragaglia.
Passaggio del testimone portato a buon fine invece alla Galleria Museo Ar/Ge Kunst: dalla brava sudtirolese Sabine Camper a Luigi Fassi. È un testimone non facile da tenere alto, visto che lo spazio non profit di Bolzano nei suoi primi ventisette anni d’età ha proposto progetti sempre di livello e di ricerca, sia in galleria che negli spazi urbani: da un Cattelan in tempi “non sospetti” alla produzione dell’opera di Rudolf Stingel e Franz West presentata poi a Palazzo Grassi. Ora inaugura una doppietta di concettuali californiani: Paul Kos (chiamato lo scorso anno a Kunst Merano Arte) e Tony Labat.
Come se il terremoto avesse avuto l’epicentro nel mezzo delle due province autonome, le due cittadine più esterne sembrano non avere subito danni. Kunst Merano Arte, nella cittadina termale a mezz’ora a nord ovest di Bolzano, continua infatti con perfetta regolarità e costanza su più fronti: collettive tematiche con nomi e opere mai scontate, qualche sguardo al passato (assolutamente mai di cassetta, con monografiche di Frida Kahlo o l’ultima di Meret Oppenheim) e anche all’architettura contemporanea.
Sempre più forte anche il Mart nella cittadina di Rovereto, nella parte sud del Trentino. Durante Manifesta ha sfoderato le unghie appuntite dell’arte contemporanea con Eurasia. In questo inizio 2009 mostra invece il suo cavallo di battaglia con l’apertura della mostra Futurismo 100, che toccherà Venezia (Museo Correr) e Milano (Palazzo Reale), e con la ri-apertura della Casa d’Arte Futurista Fortunato Depero, dopo un restauro tecnico e un rinnovamento della sua funzione di laboratorio creativo. Il progetto di casa futurista risponde all’idea di “ricostruzione futurista dell’universo”, di arte totale: è stata pensata e iniziata dallo stesso Depero nel 1919 e “legalizzata” come Galleria Museo nell’attuale sede del centro storico nel ’59. Ora rappresenta un nuovo tassello del Mart, a cui si potrebbe in futuro aggiungere anche l’utilizzo dell’edificio ex-Peterlini, rimesso in sesto come una delle sedi di Manifesta.
Dopo la devastazione c’è sempre la grande corsa alla ricostruzione. Per quella del polo italiano dell’arte non c’è che stare a vedere. Intanto godiamoci quest’infilata di inaugurazioni tra oggi, con Mart, Museion e Ar/Ge Kunst, e sabato con Casa Depero. Come ai vecchi tempi.

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mariella rossi

*foto in alto: Mike Kelley & Paul McCarthy – Heidi – 1992 – frame da video – 62’40”

[exibart]

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