VIENNA ART WEEK 2009 | LA MUTAZIONE DELLA SPECIE

di - 17 Novembre 2009
I custodi del passato che non
passa, cioè gli storici d’arte, dovrebbero essere in allerta. Anzi, sono
avvisati. Basta fare una ricognizione sommaria su questa settimana viennese
dell’arte: si snoda, è vero, come un’antologia estetica che cavalca i secoli
dal rinascimento a oggi, con percorsi museali e propositivi che non tralasciano
nulla. Ma in realtà, quando si tratta di imbastirci sopra un qualsiasi discorso
– conferenza, dibattito, seminario ecc., cose che in questa come in altre
occasioni abbondano – tutto si incentra e concentra sul più straordinario
fenomeno di oggi, il contemporaneo, considerato però in proiezione futura.
Pazienza se poi non si riesca a
guardare all’arte oltre la sua consistenza mediatica ed economica. Di pari
passo si parla dei contenitori dell’arte del futuro. L’ossessione del domani
non dà luogo né tempo di stare a riflettere sull’oggi, sull’opera in quanto
tale, sui nessi tematici, il rigore critico, l’efficacia, i legami sincronici e
diacronici, sviluppi, fratture, analogie o ritorni. Ovvio, non ha senso un
linguaggio specialistico quando è ormai crollato il muro che segnava il confine
di un preciso ambito semantico, mentre si ha l’impressione che l’arte insegua
una missione alternativa rispetto allo spessore estetico che gli era proprio. Insomma,
addio storia dell’arte, si potrebbe dire.
Sembrava una semplice battuta di
spirito a proprio uso e consumo quella coniata dal solito istrionico Achille Bonito
Oliva alcuni anni or sono – anni d’incertezza, in cui l’arte arrancava fra
dilemmi e schizofrenie – quando affermava che il critico è lo storico
dell’istante
”.
Idioma polemico, ma anche profetico. L’istante presente, il momento attuale, in
quanto privo di distanza storica, è ostico alle metodologie, lo storico deve
battere in ritirata. Il critico d’arte, nomade e anarchico, solo lui sa come
esserne l’interprete e lo specialista in nuovi linguaggi: questa era una delle
declinazioni più esplicite di quell’ipse dixit bonitoliviano.
In realtà, oggi quell’idea
dell’istante ha in sé un qualcosa di più contingente, sottilmente vero e, al
tempo stesso, sovversivo. Perché l’istante, il frammento temporale, configura in sé il “caso
isolato” che ha preso il sopravvento sulla storia, quella storia che per la
modernità stava a significare il dispiegamento temporale, lineare e coerente.
Il “caso isolato”, a cui l’arte ha finito per conferire un’aura emozionale e
profetica, assume importanza provvisoria in attesa di istanti successivi.
Inevitabilmente fino alla costruzione di un’apologia del futuro per mezzo
dell’arte.
Dunque, quinta edizione della Vienna
Art Week
. Un
evento, come si conviene, ricco di tutto, con arrivi internazionali, oltre che
di artisti, di direttori di musei e istituzioni varie, studiosi, docenti,
curatori, collezionisti, a conferma che il trionfale leitmotiv sull’arte e il
suo futuro, recitato in anticipo dai promotori e organizzatori, ha fondamenti
diffusi e condivisi. “La nostra convinzione”, ha sostenuto Martin Böhm, è che Vienna sia una grande
città, storicamente una metropoli dell’arte”
. E se lo dice lui, che è presidente e managing
director della rinomata casa d’aste Dorotheum, radicata a Vienna fin dal 1707,
si può non crederci?

La certezza che accomuna tutti, a
cominciare da Claudia Schmied, ministra per l’educazione e la cultura, è che,
dopo un ventennio dal crollo dei regimi comunisti, Vienna sia tornata a essere
un luogo europeo privilegiato per lo scambio culturale e artistico, oltre che economico,
fra Est e Ovest. Questo grazie anche al lavoro che coinvolge il circuito
privato delle numerose gallerie viennesi, una cinquantina delle quali in
spolvero per la Gallery Night, in cui per l’appunto non mancano proposte di giovani
artisti dell’Est, come alla Artmark Galerie, alla Kro Art e in altre ancora.
Ma che sia in corso una sorta di
rivoluzione copernicana del sistema “arte”, a livello mondiale d’altronde, si
capisce dalle molte voci autorevoli di direttori e curatori museali. Tutti a
ripetere che “anche il museo non parla più del passato, ma riflette sul
presente e il futuro”
.
Sì, benissimo, ma di cosa?

E allora attenzione a quel che
dice nel corso di un’intervista, rilasciata in occasione di questa Vienna Week,
un onnipresente Hans Ulrich Obrist, curatore e co-direttore della superlativa
Serpentine di Londra, nonché critico internazionale in odore di santità: “Ho
studiato economia, scienze sociali e politiche. Non ho un background
artistico”.

Inequivocabilmente, si deduce che
il suo agire stratosferico in materia di contemporaneo se lo sia costruito distillando
in proprio. Semplice, no? Per essere quello che è, gli sono bastate, si fa per
dire, lauree e specializzazioni in altri campi del sapere. Ecco, altro che
storia dell’arte… è tutta un’altra storia!

franco veremondi


dal 16 al 22 novembre 2009
Vienna Art Week 2009
Info: tel. +43 14022524; fax
+43 14025486; info@viennaartweek.at;
www.viennaartweek.at

[exibart]


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