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Fino al 10.I.2018 | Jannis Kounellis, Impronte | Istituto Nazionale della Grafica, Roma

di - 8 Gennaio 2018
Jannis Kounellis, greco di origine, in un’intervista pose l’accento sulla sua cittadinanza definendosi un artista italiano «Tale sono e tale mi considero da sempre». Sempre definitosi pittore, ha spiegato: «Perché la pittura è costruzione di immagini. Ed è tale se è rivoluzionaria, senza freni per l’immaginazione (…)».
Kounellis stesso aveva scelto le opere della mostra e ne avrebbe poi definito l’allestimento con gli addetti, ma a causa della sua recente scomparsa ha dovuto cedere il testimone. La curatrice, Antonella Renzitti, sulla base delle scelte dell’artista, assieme alla collaborazione con l’Archivio Kounellis, della Stamperia d’arte Albicocco e con il sostegno di Bruno Corà, sono riusciti in un lavoro eccellente, degno dell’artista celebrato.
La mostra dai contenuti rilevanti, riflessivi, ed evocativi si apre con dodici “terragraph” dal libro d’artista “The Gospel according to Thomas”. Simboli carichi di significato spirituale ai quali Gesù e Tommaso erano strettamente legati si dispiegano su matrice cartacea e sabbia rossa, quasi a rappresentare il valore immateriale della spiritualità e contemporaneamente la sua concretezza nello spazio e nel tempo in cui si manifesta, nei gesti e nelle cose animate e tutto ciò che amabilmente “tocca”. Immagini e parole, in un continuo gioco di alternanza tra immanenza e trascendenza che solo il genio artistico di Kounellis poteva coniugare in maniera così magistrale.
I lavori che seguono, datati 2014, sono “stampe al carborundum” (polvere di ferro) con sagome di cappotti neri, tipico indumento dell’uomo del XX secolo, che tra le trame resta intricata la memoria di un tempo passato. Con questo lavoro ritornano le influenze del maestro di accademia Toti Scialoja, che dipingeva con tessuti e stracci, sinonimo di una memoria tangibile; infatti grazie ad una particolare tecnica, ben strutturata, Kounellis non ha semplicemente rappresentato l’indumento, lo ha riportato concretamente sulla carta da incisione.
Jannis Kounellis, carborundum, 2014
Infine un lavoro di ricerca artistica di circa quarant’anni “Opus I”,  in cui ritroviamo il concetto di arte nelle sue varie declinazioni tra tempo e spazio, la cultura latina e le sue radici mitologiche che si uniscono alla storia, l’errare umano, le carbonerie; ecc.
Una mostra ben riuscita, un excursus dentro la mente di uno degli artisti più importanti della storia dell’arte del secondo novecento italiano. Kounellis che ha fatto dell’arte povera l’arte vera ed autentica, che parla del mondo da cui proviene senza imporre un’espressione artistica precisa, con una tensione sempre protesa verso una maggior fruizione ed iterazione con il pubblico. Un’arte visionaria, la sua, libera dallo sguardo del passato che, per quanto ricco e motivo di ispirazione, limita la creatività artistica che invece ha sempre un’attenzione verso il presente.
La mostra si concluderà il 10 gennaio in occasione della presentazione del catalogo.
Valentina Muzi
Mostra visitata il 17 dicembre 2017
Dal 15 novembre 2017 al 10 gennaio 2018
Jannis Kounellis, Impronte
Istituto centrale per la grafica,
Palazzo Poli, via Poli 54, Roma

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