Un azzurro intenso, sempre limpido: è il rettangolo di un cielo vitale e luminoso che calamita gli scatti di Gregory Acs (New York, 1959; vive a Roma). Una percezione positiva e solare della città è la visione che ci ritrasmette l’artista, (documenti americani, origine ungherese, lingua francese), che i suoi appunti li scrive con una macchina fotografica sempre pronta nella tasca. Così emerge una città diversa, non assimilabile a quella che pure ha ricevuto infiniti scatti.
Alzando il capo, incombe su di noi, rassicurante, un palazzo senza tempo (Rococontemporaneo). I simboli immancabili del passato, i corpi incisi nel marmo, diventano sorprendentemente vitali. Affaccio Barocco gioca con il nostro sguardo e ci sfida da dietro un angolo, mentre è tutta protesa verso l’alto -e l’altro– la mano protagonista solitaria di Con-tatto. E quanti di noi, poi, camminando veloci e distratti tra gli edifici, nei cortili a ridosso del Tevere, sul colle dell’antico Governo, hanno avuto la capacità di cogliere quella lacrima asciutta che riga uno Sguardo Imperiale?
L’utilizzo dell’espressione fotografica si presta ormai troppo spesso ad intriganti e comode rielaborazioni, tecniche seducenti che non conquistano Gregory Acs. Le sue immagini sono completamente reali, anche nei pochi scatti digitali. Sono frutto di una paziente ricerca dell’incontro ideale, della prospettiva e della luce migliori, sebbene il loro gioco nascosto sia sempre quello di portarci in un luogo diverso, di farci dubitare della città in cui ci troviamo. Elementi solitari, dettagli separati dal contesto a cui appartengono. E il dubbio si insinua.
Solo la potenza di un obiettivo riesce a costringere in un angolo dell’immagine le colonne della Via Sacra e a rimandare la mente ai tanti luoghi del Mediterraneo dove segni simili dissimulano l’incontro delle civiltà. Il bianco abbacinante di geometrici monoliti evoca la rivincita del nuovo, il segno controverso lasciato da un contemporaneo stravolgimento (Linee d’Ombra e Ara).
Manufatti abilmente modellati da artigiani senza tempo, in cui le impronte della fatica sono tracce indelebili (ManiBianchexLavoroNero), accanto a discreti veli che proteggono forme delicate a Ponte Sant’Angelo (Sottocellophane). Sul medesimo ponte uno dei dieci angeli voluti da Clemente IX, reso irriconoscibile nella ripresa alle spalle, si proietta in un autunno caldo ed assolato.
patrizio patriarca
mostra visitata il 19 aprile 2007
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