L’esplorazione investe riflessioni ed emozioni di cinque artisti contemporanei –Fabio Mauri (Roma 1922), Giulio Paolini (Genova 1940), Tracey Moffatt (Brisbane 1960), Grazia Toderi (Padova 1963) e Adam Chodzko (Londra 1965)– intorno ad alcune opere cinematografiche di Pier Paolo Pasolini. I linguaggi sono prevedibilmente diversi e spaziano dalla fotografia al video, dal bozzetto all’installazione.
L’australiana Tracey Moffatt nel lavoro Up and Sky (1997) traspone l’ambientazione di Accattone nei vasti spazi della sua terra. I temi di fondo sono comunque l’emarginazione, la violenza, la solitudine, raccontati per fotogrammi: inquadrature in bianco e nero, talvolta virate in seppia, che alternano primi piani a sguardi a distanza.
Anche Adam Chodzko, nel suo Reunion Salò (1998), usa la fotografia, che integra con il video (alcuni frame sono tratti dal film originale Salò o le 120 giornate di Sodoma). Nel lavoro dell’artista inglese confluiscono varie metodologie. C’è un’iniziale ricerca, effettuata durante il suo soggiorno romano alla British School, di quei giovani attori che avevano girato nel ’75 scene particolarmente cruente di torture ed uccisioni. Il ritrovarli avrebbe rappresentato il loro riscatto da quelle immagini violente. Tra tutti solo una -Antinisca Nemour- risponde all’appello. Il lavoro cambia perciò direzione coinvolgendo i sosia di quei personaggi e riunendoli, come per un incontro tra vecchi amici, con l’unica superstite vera.
Destinati invece a lavori teatrali le opere di Giulio Paolini e Grazia Toderi. Il primo è autore di scene e costumi per il balletto Teorema (tratto dall’omonimo libro e film di Pasolini), realizzato per il Maggio Fiorentino del ’99. La seconda interpreta Fiore delle 1001 notte (1998) -presentato alla XLVIII Biennale di Venezia- per la Compagnia Virgilio Sieni Danza. Il video della Toderi -un po’ favola, un po’ videogame- è ambientato in una Baghdad post Guerra del Golfo, tra lune e dune, astronavi e ombrellini, sotto una cascata di fuochi d’artificio che in realtà sono bombe mortali.
Una storia a parte quella di Intellettuale, la performance che Fabio Mauri ideò in occasione dell’inaugurazione della GAM di Bologna. Fa un certo effetto vedere al centro dello spazio espositivo della Calcografia una sedia con una camicia bianca su cui è proiettato Il Vangelo secondo Matteo. Allora, in quel 31 maggio 1975 –pochi mesi prima del suo assassinio- su una sedia simile era seduto Pasolini in persona, come testimoniano le bellissime fotografie di Antonio Masotti. Mauri andava sperimentando da un po’ la velocità della luce, acuto interprete del linguaggio nato dall’impatto della proiezione dei film su oggetti e persone, da cui nasceva una sorta di “ibridazione ideolinguistica”. La novità di Intellettuale sta nell’aver usato come schermo lo stesso autore del film che veniva proiettato. Tanto più che Mauri e Pasolini erano uniti da un’amicizia profonda che risaliva alla fine degli anni ’30, quando adolescenti vivevano a Bologna e avevano fondato insieme ad altri giovani promesse la rivista letteraria Il Setaccio.
“Proiettare sulla camicia di Pasolini era quasi responsabilizzarlo del suo capolavoro, così intelligente sul sacro e sul sacrificio”, afferma Mauri. “E’ stata sicuramente un’esperienza felice. Il pubblico era esterrefatto, e attirato. Era rapito dal film, e soprattutto dal vederlo proiettato sulla camicia, sul respiro di Pasolini. Pier Paolo era rigido, tanto che più tardi, quando andammo a cena, gli chiesi che cosa avesse provato. Lui mi disse che non potendo vedere le immagini scorrere, non aveva la minima idea dello svolgimento del film. Non c’era uno specchio che gli rimandasse le immagini. Era come bombardato da un’onda estranea. Proprio lui che pensava di conoscere perfettamente la sua opera, non vedendo le immagini non la riconosceva. Le musiche, le frasi, i rumori non erano sufficienti per individuare la sequenza.”
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