The Upstarts Surf Art Tour, progetto itinerante promosso dalla ditta di abbigliamento Insight, approda nello spazio romano SC02, in un momento clou per i patiti della tavola. Molti gli eventi dedicati: l’Italia Surf Expo a Civitavecchia (17-19 giugno) che, da quest’anno, ospita una mostra d’arte a cura del magazine Revolt e il Go skate Day che, il 21 giugno, ha visto sfrecciare nelle maggiori città del globo stormi volanti su insolite navette a quattro ruote. Tre giorni dopo, esce nelle sale Dogtown and Z-boys di Stacey Peralta, documentario su una leggendaria crew californiana che ha rivoluzionato la storia dello skate-board. Dunque, l’evento espositivo s’inserisce in un contesto più ampio e nient’affatto casuale, in cui gli sport cosiddetti “estremi” godono di un interesse crescente. Una semplice operazione di marketing? Tipico revivalismo contemporaneo? Spirito d’avventura ed ebbrezza del pericolo? In fondo, i Futuristi non invocavano la velocità per involarsi al di là delle nuvole? A sua volta, il surf, espressione diretta della folk culture americana, fiorente nel Sud California, si lega, dagli anni ’50, alla febbre dell’automobile e allo spirito ribelle dei beach boys, con inedite filiazioni artistiche.
Movimenti come il Finish Fetish e il Light and Space, poi filtrati nel circuito ufficiale, nascono sulle spiagge di Venice e Ocean Beach: le stesse in cui adolescenti vivaci e, spesso, disagiati trasferiscono l’abilità di cavalcare le onde al cemento della loro città.
La tavola rappresenta, perciò, un veicolo d’affezione, tramite cui domare lo spazio circostante, non sempre ospitale, malgrado gli stereotipi da cartolina e le utopie architettoniche. Non a caso, la devozione del rider al suo “destriero” è totale e si riscontra nella tendenza a personalizzarlo, variandone la forma e il decoro. Progressivamente, da fonte d’ispirazione rielaborata in chiave artistica, la tavola ha rimpiazzato i supporti tradizionali, per diventare oggetto di sperimentazione. Un dato che emerge chiaramente dai lavori degli artisti australiani e neozelandesi in mostra a Roma. Le superfici sagomate s’incuneano nell’ambiente come lame tridimensionali, sensibili alla luce; lo spessore si riverbera sulle pareti con ombre allungate, vagamente lunari; l’iconografia varia dal repertorio Pop ai pittogrammi zoomorfi delle tribù Maori, a citazioni –altrettanto rituali– del bikini style californiano sui frammenti segati di una ex-tavola, esposti come un trittico.
maria egizia fiaschetti
mostra visitata il 21 giugno 2005
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