Sembra di tornare un po’ bambini di fronte alle opere fumettistiche, fiabesche e colorate di Antonio de Felipe (Valencia, 1965), artista pop spagnolo in mostra per la prima volta in Italia. Di origine valenciana, l’artista trentanovenne si diverte ad introdurre l’esposizione dei dipinti con una serie di fantocci; statue in cartapesta che sembrano materializzare improvvisamente personaggi celebri in versione cartoon, realizzati a grandezza naturale: da Catwoman, a John Wayne, alla rossa Gilda e dulcis in fundo grandi Oscar hollywoodiani. La tecnica artigianale si richiama alla festa popolare de Las Fallas quando pupazzi di varie fattezze sfilano nelle strade della città spagnola per poi essere sacrificati alle fiamme a fine parata. Un modo, il suo, per nobilitare ad arte -ed in un certo senso ammantare di una certa allure concettuale- questa tradizione folkloristica.
Proprio la manifattura artigianale delle opere costituisce l’elemento distintivo dell’artista rispetto alla cultura Pop, cui si ispira. Peculiarità che De Felipe tiene a sottolineare e che contraddistingue la manifattura della pennellata rispetto alla tecnica serigrafica di Andy Warhol cui si richiama quasi pedissequamente nei soggetti. Le grandi opere vengono realizzate pazientemente una identica all’altra senza l’artificio di moderne tecnologie. Le immagini di Marilyn Monroe si susseguono richiamando la formazione grafica e pubblicitaria della giovinezza e si stagliano su fondali di autori noti e riconoscibili: Picasso, Lichtenstein, Mirò, Dalì e Matisse. Identica operazione avviene con Audrey Hepburn che -come icona opposta alla bionda attrice hollywoodiana- costituisce l’altro fondamentale modello di riferimento. Ed eccola ripetersi, come nella migliore cultura Pop per dieci piccoli dipinti con accesi colori di fondo, o ritratta col famoso gatto senza nome del film cult Colazione da Tiffany.
Antonio de Felipe ama riscrivere le storie dei film cui si ispira. Ne rilegge le sceneggiature e trova per esse nuovi protagonisti e nuove ambientazioni. Il mondo del grande schermo l’ha sempre affascinato e da esso attinge stimoli continui. Trae immagini cinematografiche dal suo archivio fotografico (perlopiù ispirato agli anni ‘50 e ’60) e le associa tra di loro ripetendo con altri attori e altre situazioni il copione del film. Così la saga Star Wars viene riscritta con attori e riferimenti cinematografici più o meno noti; o la Loren della Ciociara è rappresentata in lacrime, ma reintitolata Donne sull’orlo di una crisi di nervi (Dos mujeres al borde de un ataque de nervios). O ancora L’Esorcista si trova a combattere contro un nemico meno pericoloso e più divertente come il fantasma di Ghostbuster.
Irriverente e sarcastico de Felipe segue il filo dei propri pensieri e si diverte facendo. Poco importa la qualità e l’effettiva originalità delle opere, che tuttavia vengono vendute a prezzi esorbitanti. L’effetto pop-schock, il pastiche a tratti divertente e surreale, è assicurato.
ilaria marotta
mostra vista il 24 giugno 2004
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