Di Te 2004 è il titolo dell’ultimo lavoro di Marco Anelli (Roma, 1968): sedici fotografie in bianco e nero che raffigurano alberi e nuvole. È la seconda parte di un lavoro iniziato nel 2000 sui rapporti sociali visti da altri esseri viventi come alberi, pecore e mucche. Mentre la prima serie prediligeva la maniera documentale e l’esposizione sequenziale, in questa seconda lo stesso tema è affrontato a livello più emotivo con immagini che –sebbene restino riconoscibili- vengono decontestualizzate e tendono all’astrazione.
“Mi piace molto” dichiara l’artista ad Exibart “trovare un tema e poterlo poi sviluppare negli anni, testimoniare il mio percorso creativo nel tempo sperimentando sempre nuove tecniche”. Anelli scatta in pellicola ed utilizza una macchina fotografica di medio formato, la classica Hasselblad che richiede l’uso del cavalletto: una macchina pittorica in cui l’inquadratura va studiata con cura, senza fretta. Ma lo scatto è solo una parte del lavoro in quanto gran parte dell’attività creativa l’artista la realizza in fase di stampa nella camera oscura, intervenendo in alcuni casi anche sul negativo, incidendolo per enfatizzarne gli effetti cromatici. Anelli ha infatti acquisito una notevole competenza nello sviluppo fotografico seguendo a Parigi corsi di specializzazione proprio in questo campo. Di ogni sua foto l’artista realizza cinque esemplari in tre formati diversi.
“Col digitale potrei raggiungere risultati simili e con meno impegno” spiega il fotografo “ ma il fascino della pellicola e dei sali d’argento è un’altra cosa, forse anche perché si percepisce che sono materiali e procedimenti destinati a scomparire con l’uso sempre più diffuso del digitale”. Ed è anche per questo motivo che molti artisti e molti collezionisti sentono il fascino delle immagini realizzate da pellicola e stampate secondo procedimenti quasi artigianali che le rendono uniche.
Contemporaneamente a questa mostra, Anelli presenterà il 25 giugno ancora a Roma -all’Auditorium della Musica- quaranta gigantografie di ritratti di direttori d’orchestra ed il 1° luglio a Milano, in due sedi della Feltrinelli, La folla nascosta , un suo dedicato al restauro del Duomo di Milano.
pierluigi sacconi
mostra visitata l’11 giugno 2004
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Vivo il presente come uno stato di allerta continua. Non è una metafora: il corpo reagisce prima ancora della testa