Categorie: roma

Fino al 18.XI.2017 | Davide Balula, Iron Levels | Gagosian, Roma

di - 10 Novembre 2017
«Sono affascinato dalla strumentazione e dalla tecnologia in generale…Credo nell’idea di un corpo “prolungato”. Sappiamo così poco, percepiamo così tanto». Queste le parole di Davide Balula, citate sul sito della Gagosian Roma, che ha appena aperto la mostra “Iron Levels” dell’artista portoghese di nascita ma francese d’adozione.
Il corpo “prolungato”, il percepire più che il sapere, sono dunque il leitmotiv che unisce i lavori esposti, anche se, a uno sguardo superficiale, potrebbe sembrare che si tratti semplicemente di trovate, sviluppate dall’artista quasi per gioco, o per prendersi gioco. Il motivo di questa sensazione è nella estrema eterogeneità della ricerca di Balula: partito come musicista sperimentale, sembra in realtà procedere con libertà assoluta dando forma alle idee più diverse – alcune apparentemente solo divertissement – e tramite i mezzi più disparati, persino improbabili collaborazioni con chef.
Ci accoglie all’inizio della galleria Eaten today, Eaten tomorrow, in cui due piatti accolgono l’uno resti di frutta mangiata in giornata dal personale della galleria e l’altro frutta che verrà mangiata il giorno seguente, creando un ideale fotogramma temporale di una sequenza in divenire durante la durata della mostra. Da ciò che viene assimilato dal corpo umano, a ciò che invece è all’esterno di esso, anche se infinitesimalmente vicino, il passo è lunghissimo, ma è colmato dal metal detector – un ready made modificato – che bisogna attraversare per entrare nell’ambiente principale, e che ci ricorda col suo suono, non tanto i tempi oscuri del terrore che stiamo attraversando, ma quanti oggetti estranei portiamo a contatto con noi ogni giorno, dimenticandocene.

Davide Balula, Iron Levels, Installation views at Gagosian-Roma 2017. Photo Matteo D’Eletto, M3-Studio © Davide Balula. Courtesy Gagosian

Contatto, poi, è un concetto tutto da rivedere per l’artista, come si capisce dal video Air Between Fingers, in cui la punta di due dita cerca di misurare il minore spazio possibile prima di toccarsi. Altra riflessione sulla fisicità, sulla percezione tattile, è proposta da Idle Hands (seven balls): sulla base di travertino (immancabile e forse un poco banale omaggio ai materiali di Roma), levigata e liscia, sono adagiate sette sfere di acciaio piuttosto pesanti che il visitatore è invitato a tenere in mano per la durata della visita, fino ad abituare il corpo al loro peso e alla loro temperatura.
Nella sala ovale invece ci attende un bel nucleo di BpiBPi, rivisitazione dei burnt paintings di Balula, in cui una matrice composta da pezzi di legno bruciato viene impressa, per contatto, su una tela (in questo caso di forma quadrata, rettangolare o circolare) creando una sorta di impronta speculare, o eco, se vogliamo usare un’analogia musicale. Le tele e le matrici sono state allestite senza un ordine preciso ma creando un’impressione di fluttuazione disordinata nello spazio, che prese a piccoli gruppi evocano quasi memorie costruttiviste.
Mario Finazzi
Mostra visitata il 28 settembre
Dal 21 settembre al 18 novembre 2017
Davide Balula, Iron Levels
Gagosian Gallery, Roma
Via Francesco Crispi 16, Roma
Orari: dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 19:00
Info: roma@gagosian.com

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