Donne? Pesci? Bellezze acquatiche risultato di mutazioni genetiche o ignota specie ittica?
Fritz Kok, nell’ambito del primo festival di FotoGrafia di Roma, mette in scena le nuove sirene.
In bilico tra leggenda e realtà, si dipana la storia di esseri ancora sconosciuti e, per questo, oggetto di inevitabile studio di moderni Ulisse.
Costrette in una cattività tale da ridurle al coma, Kok le ritrae su tavoli freddi o in piccole vasche, imboccate con pesci o aiutate da flebo d’acqua.
Agli sguardi ammaliatori si contrappongono occhi sofferenti o talvolta di una fissità
rassegnata. Nel dolore e nella costrizione delle piscine paiono mute. Private della voce incantatrice, subiscono gli esperimenti di scienziati dai camici bianchi, in sterili e freddi laboratori.
La bellezza delle sirene non scatena più il desiderio di uomini costretti alla morte dall’ascolto del loro canto. Nella visione di Kok, la bellezza femminile, nell’epoca del nucleare, delle manipolazioni e trasformazioni genetiche, non è più oggetto d’adorazione e, perso il suo potere seduttivo, diviene oggetto di ricerca.
Le fotografie esposte sembrano, quindi, avere un valore documentaristico. Sembrano essere una testimonianza scientifica più che la celebrazione della bellezza e di un modello di donna fascinosa, che Kok aveva già presentato in Beauty-lab deluxe, proprio al Ponte due anni fa.
Allora le modelle erano colte nelle fasi di abbellimento, fasciate da garze ed asciugamani preparandosi a mostrarsi sempre perfette, di una perfezione quasi innaturale perché frutto di continui interventi anche forse chirurgici. Centro dell’attenzione era la donna, la sua estetica, la bellezza come valore e meta ad ogni costo.
Ora, ritratta non è l’avvenenza in sé (anche se le sirene sono, come tradizione, bellissime) ma ciò che questa scatena: non il desiderio ma l’interesse meramente scientifico.
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