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A Treviso, aprono le Prigioni, il nuovo spazio per l’arte contemporanea targato Benetton

di - 6 Aprile 2018
Aprono al pubblico, a Treviso, le Gallerie delle Prigioni, nella data simbolica del 4 aprile, cinquantenario della morte di Martin Luther King. Dopo un lungo restauro conservativo seguito dall’architetto Tobia Scarpa, le ex-prigioni asburgiche della prima metà dell’Ottocento, si riconvertono, trasformandosi, da luogo di punizione e detenzione, a luogo di accoglienza e condivisione, sotto l’egida del gruppo Benetton. Un laboratorio per sperimentazioni visive e una casa per Imago Mundi, la collezione di Luciano Benetton, una grande raccolta composta da più di 25000 opere da oltre 150 nazioni. Così le Gallerie si aggiungono all’offerta culturale della marca trevigiana come nuovo polo dedicato all’arte contemporanea.
Pensato come spazio espositivo ma anche interdisciplinare, le Gallerie offriranno un luogo di scambio e conoscenza a partire proprio da Imago Mundi. La prima mostra s’incentra su un viaggio nel deserto caldo più grande del pianeta: “Sahara: What is written will rimain”, a cura di Alexandra Etienne, Suzanna Petot e Nicolas Vamvouklis, fino al 20 maggio. In esposizione, oltre alle 700 opere dalle collezioni di Algeria, Libia, Mali, Niger, e popoli Tuareg, anche dodici artisti fra cui Rachid Koraichi, Nadia Kaabi-Linke, Zoulikha Bouabdellah, Hadia Gana e Zineb Sedira e due nuove produzioni del collettivo Jürgen Kleft e di Esmeralda Kosmatopoulos. La mostra è un excursus sulla parola scritta e parlata come segno della memoria e dell’identità. Gli artisti esplorano i diversi impieghi della scrittura attraverso la calligrafia, la tipografia, la letteratura e altri media, esponendo le possibilità creative ed espressive della lingua araba e del suo alfabeto.
Tutte le mostre che si succederanno nelle Gallerie delle Prigioni saranno sviluppate come un viaggio nella collezione e, a partire da esse, verranno approfonditi, di volta in volta, temi e aspetti legati ai Paesi in mostra. (Mattia Solari)

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