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Arte contemporanea tra le montagne d’Abruzzo, per il museo a cielo aperto di Arteparco

di - 29 Luglio 2019
Matteo Fato è stato il protagonista della conferenza stampa durante la quale, il 14 luglio scorso, è stata presentata la seconda edizione di ARTEPARCO-L’Arte della Natura, rassegna che si propone di valorizzare il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise attraverso l’installazione permanente di opere d’arte contemporanea nel cuore delle Foreste Vetuste – dal 2017 patrimonio dell’UNESCO – e che anno dopo anno sta andando a costituire un vero e proprio museo a cielo aperto tra le montagne della provincia aquilana. È l’artista abruzzese, infatti, d essere stato chiamato, quest’anno, a far parte dell’iniziativa ideata dal brand PARCO1923 e resa possibile grazie al supporto di sponsor come BMW Italia e Sky Arte, che vede coinvolti anche l’Ente Parco e il Comune di Pescasseroli.
Dopo il successo dell’opera inaugurale realizzata nel 2018 dal designer-artista Marcantonio, della quale scrivevamo qui, Matteo Fato porta ad ARTEPARCO l’opera (specchi angelici), un’installazione di tre cavalletti in legno – icone che accompagnano da anni i suoi lavori – qui rappresentate nel loro show finale, in una delle radure del parco, a rievocare la tradizione della pittura di paesaggio dal vero. Di fronte alla quale l’artista sceglie però di ritrarsi, lasciando volutamente vuoti i tre supporti, in modo che ciascun visitatore che li osservi possa immaginarvi, al loro interno, una veduta personale.
«Per me questo è un punto di riposo, perché questo è anche la pittura, un momento di riposo verso il mondo. Il cavalletto rappresenta la prima posa architettonica dell’idea di un quadro, quindi quello che vedrà ciascun visitatore sarà un paesaggio nuovo. Se poi qualcuno li utilizzasse per dipingere, allora sarei ancora più contento!». Prima di tornarvi egli stesso, dice, a ritrarre le montagne di Pescasseroli, quando la natura circostante avrà fagocitato i suoi cavalletti.
I tre scheletri lignei, disposti a cerchio come in uno Stonehenge, sono inoltre accompagnati dal testo del curatore-filosofo Gianni Garrera, impresso sulla seduta antistante che invita le creature che popolano il parco alla contemplazione dell’opera, siano esse umane, animali o…sovrannaturali. Il titolo (specchi angelici), infatti, presuppone un “assunto fantastico”, come spiegato da Garrera durante la conferenza stampa: «La domanda è: quando non è l’uomo a vedere un quadro, chi lo vede? Quando in un museo l’opera è da sola e non c’è nessuno, quali creature hanno visione della nostra arte?».
E se, secondo questa favola, la pittura è lo strumento con cui le intelligenze angeliche vengono a conoscenza del nostro mondo, poiché non possono ammirare direttamente con i propri occhi la meraviglia del creato (così come noi uomini non possiamo vedere il volto del nostro Creatore), cosa accadrebbe se qualche entità non terrena guardasse attraverso questi cavalletti, convinta di ammirarvi il paesaggio dipinto? Verrebbe disintegrata, per volere della tradizione patristica.
Perciò l’opera di Fato per ARTEPARCO è sia fantastica che terribile, sia un omaggio che una trappola mortale, monito più che mai attuale per le nostre coscienze, poiché ambigua come il rapporto che abbiamo con la natura in cui viviamo, e potenzialmente pericolosa come tutto ciò che di artificiale vi intromettiamo. (Alice Bortolazzo)
In alto: ARTEPARCO – Matteo Fato, (Specchi Angelici), ph Valentino Mastrella

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