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“Best practices” italiane. Secondo l’ICOM, tra i paesaggi culturali, va anche il Museo della Canapa. Per trasmettere un’arte scomparsa dalla memoria

di - 12 Luglio 2016
Sant’Anatolia di Narco (PG), piccolo comune di poco più di 550 anime abitato ab antiquo e con pregevoli testimonianze artistiche, architettoniche e urbanistiche (medievale l’impianto dell’agglomerato), possiede dal 2008 nel cinquecentesco Palazzo Comunale il Museo della Canapa, una delle antenne dell’Ecomuseo della Dorsale Appennini Umbra, che ne racconta storia, usi, costumi, coltivazione e sviluppo nella media Valnerina attraverso i secoli con lo scopo di recuperare e trasmettere un’arte scomparsa dalla memoria storica.
A otto anni dalla nascita, il Museo in virtù dell’interesse che continua a suscitare anche a livello didattico e dei riconoscimenti sulla sua attività pertinente al territorio, è stato presentato tra le 10 migliori best practices italiane nel corso della recentissima 24esima Conferenza Generale dell’ICOM, “Musei e paesaggi culturali”, svoltasi a Milano.
Fulcri dell’operazione sono i Laboratori di Tessitura (allestiti in locali adiacenti al Museo ristrutturati con un innovativo intervento di bioarchitettura in canapa e calce per il quale l’Istituzione ha ricevuto il marchio Bandiera Verde Agricoltura e il marchio Green Heart Quality) e la presentazione degli oggetti (già presenti e nuovi) con una rinnovata logica espositiva al passo con i tempi grazie a testimonianze multimediali e a espedienti multisensoriali.
Tra questi si colloca l’installazione permanente Spinning Dolls, opera dell’artista inglese Liliane Lijn, titolo volutamente giocato sui significati del termine spinning, intraducibile con un’unica parola in quanto si riferisce sia all’atto del filare (quindi al tema del museo), sia al girare e ruotare su se stessi inventando una storia. E le due ‘dolls’, bambole, dell’installazione rappresentano una metafora dell’archetipo femminile, richiamano il tessere i panni, le vesti dei dervisci durante la danza, la rotazione delle particelle atomiche o quella cosmica di pianeti e galassie quindi una pluralità di possibili riferimenti.
L’artista, nata a New York, vive e lavora a Londra ed esplorando linguaggi, mitologia e rapporto tra luce e materia opera una pluralità di connessioni tra scienza, tecnologia e prospettive cosmiche: quasi un sublime tecnologico Ha partecipato a esposizioni e progetti internazionali e le sue opere sono esposte in parecchie collezioni. (Wanda Castelnuovo)

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