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Elena Dolcini ci parla di marmo, la nuova libreria d’arte contemporanea a Forlì

di - 27 Ottobre 2018
Come mai hai deciso di aprire una libreria d’arte contemporanea a Forlì?
«Forlì è un piccolo centro, in fermento da alcuni anni ormai, che ha molte potenzialità anche in ambito culturale; certo, da realizzare senza troppe improvvisazioni, ma con cura e dedizione. Mi sembra un luogo su cui puntare come alternativa alla metropoli, ormai forse satura di eventi e inaugurazioni, un luogo calmo e quieto per questo adatto alla lettura o semplicemente all’osservazione attenta di un libro. Una libreria specializzata nel mio campo non esiste e quindi ho pensato potesse essere un’idea su cui investire e attorno alla quale alimentare un circolo virtuoso».
Qual è la formula di questo nuovo progetto?
«Marmo è una libreria specializzata, ma senza un focus esclusivo in alcuna disciplina artistica: fotografia e architettura, design e pittura, passando per l’illustrazione, anche per l’infanzia, e riviste di cultura contemporanea. Principalmente sono libri nuovi, ma tengo anche dei titoli usati. Collateralmente alla vendita di libri, “marmo” ospita mostre di artisti italiani e internazionali e presentazioni di libri o incontri di avvicinamento all’arte contemporanea per bambini e ragazzi».
Come mai la scelta di “marmo” come nome del progetto?
«Il focus del mio progetto è il contemporaneo nelle sue molteplici sfaccettature, mentre Forlì è una citta più tradizionale, dove la sperimentazione e le novità arrivano e attecchiscono, ma con molta calma e attraverso un lungo lavoro; mi è sembrato giusto contestualizzare la libreria scegliendo un nome che parlasse della sua città e quindi ho optato per “marmo”, che è uno dei simboli artistici di Forlì: penso, ad esempio, all’architettura razionalista, all’Ebe di Antonio Canova e alle “sculture forlivesi” di Adolfo Wildt».
Qual è il tuo background formativo e professionale?
«In Italia ho studiato filosofia estetica e ho avuto professori come Fiorella Bassan e Stefano Velotti che mi hanno incuriosito nei confronti dell’arte; poi, dopo varie peregrinazioni dall’altra parte del mondo (in Australia) sono approdata all’ECA, per frequentare un master in teoria dell’arte contemporanea. A Londra ho lavorato per Hollybush Gardens dove ho imparato moltissimo grazie all’esperienza e alla professionalità delle direttrici della galleria. Poi sono tornata in Italia e ho partecipato alla nascita della Galleria Marcolini, la prima a Forlì a fare certe scelte e ad avere un approccio innovativo, grazie all’apertura culturale del suo direttore Roberto Farneti».
Qual è la linea che intendi seguire nella scelta dei titoli da presentare e degli artisti da esporre?
«I titoli che propongo in negozio sono rappresentativi di momenti fondanti dell’arte contemporanea e di novità editoriali; al momento collaboro con case editrici locali ma dal respiro internazionale (Osservatorio Fotografico di Ravenna e bruno di Venezia), che danno importanza al binomio arte e bambini (Corraini edizioni, Panini, Orecchio Acerbo e Kite Edizioni) istituzioni nel campo dell’editoria artistica (Skira) e case editrici estere come ad esempio Dent-de-Leone, co-fondata dal designer Martino Gamper, solo per citarne alcune. Per quanto riguarda il programma espositivo: ogni artista con cui collaborerò avrà da marmo una mostra personale, nella convinzione che questa modalità (solo show) permetta una riflessione a 360 gradi sulla ricerca degli artisti».
Qual è la situazione dell’arte contemporanea a Forlì? Con quali realtà del luogo intendi collaborare o fare rete?
«Direi buona, ma non troppo. Esistono comunque realtà di valore. L’arte contemporanea a Forlì ha il suo zoccolo duro nell’arte performativa: Masque teatro e Città di Ebla organizzano da tempo festival dal respiro internazionale. Ibrida, invece, è un nuovo evento dedicato al video d’artista, mentre “1502” è un concorso dedicato ai giovani artisti in regione organizzato dal Comune e dall’associazione [dif-fù-sa contemporanea]. Esistono studi d’artista (come Wundergrafik) e un’unica galleria d’arte contemporanea che, come dicevo, è la galleria marcolini. Poi altre associazioni come Regnoli 41, che ha il suo focus in eventi di coesione sociale. Da citare anche lazagne magazine, una rivista la cui direzione artistica e grafica è sempre stata di ottima qualità. E infine Forlì come città in cui lavorano bravi artisti, ad esempio Patrizia Giambi e Silvia Camporesi. Mi piacerebbe fare rete con chiunque abbia voglia di lavorare al fine di una diffusione, sensata e precisa nei programmi, dei linguaggi contemporanei».
Progetti in cantiere?
«In programma ci sono già le prossime tre mostre: una personale di Patrizia Giambi dal 1 dicembre al 7 gennaio, una di Luca Scarabelli dal 26 gennaio 2019 al 3 marzo e un solo show di Nicola Baldazzi in programma per fine marzo. La prossima primavera/estate organizzerò assieme al Museo Zauli di Faenza, una serie di incontri sui materiali e la loro intelligenza, che si svilupperanno attorno a dialoghi tra filosofi e scultori e ceramisti». (Cesare Biasini Selvaggi)

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