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Fondazione Quadriennale tira fuori i muscoli, aspettando il 2020 e un cambio di sede

di - 24 Gennaio 2019
È una Fondazione Quadriennale ringiovanita ed energica, quella che si presenta a Palazzo Carpegna, in attesa della mostra del 2020. Una Quadriennale che vuole confermare sempre maggiormente il suo ruolo di eccellenza e punto di riferimento nel sistema dell’arte contemporanea italiano.
La mostra del 2020 sarà solo un punto di arrivo e, se la meta è importante, ancora di più lo è il percorso fatto, costruito negli ultimi anni con cura e visione, sotto la guida dal direttore artistico Sarah Cosulich – nominata nel 2017, esordio in Quadriennale di questa figura professionale prima inedita – e dal curatore Stefano Collicelli Cagol. Percorso lungo il quale si offre la possibilità ad artisti e curatori giovani e giovanissimi di proporsi, farsi conoscere, conoscersi, costruire reti insieme, e agli organizzatori, perché no, di individuare i giovani artisti più rappresentativi da esporre nel ‘20.
Già il logo dice tutto con le sue tre Q, di cui una con l’asta introversa e l’altra con l’asta estroversa, che sono le tre anime di questo percorso e rivelano un’attenzione speciale sia verso l’interno di casa nostra, sia verso l’esterno, con l’intento di rafforzare la consapevolezza internazionale nei confronti dell’arte italiana. Q-International sostiene le iniziative espositive realizzate da istituzioni straniere, piccole o grandi che siano – dal New Museum di NYC al MOSTYN di Llandudno, tanto per dirne due – che coinvolgono artisti italiani. Q-Rated prevede invece tre workshop annuali aperti a curatori e artisti under 35 – gli appuntamenti del 2019 avranno come tema la performance, la pittura e il display e saranno ospitati rispettivamente dall’Hangar Bicocca, dal MAN e dal Madre. Infine, Quadriennale 2020 è la mostra dell’autunno 2020, all’insegna della multidisciplinarietà e dell’internazionalità.
Intimamente, si spera che il 2020 sia anche l’inizio di una nuova era di collaborazione tra le istituzioni romane, piuttosto isolate le une dalle altre, e alla cui sensibilizzazione sta già lavorando la Fondazione. A tale proposito fa sperar bene anche il futuro trasloco della Quadriennale da Villa Carpegna all’Arsenale Clementino Pontificio, vicino a Porta Portese, che verrà ristrutturato e portato a nuova vita dallo Studio Insula, creando un nuovo polo dell’arte (vicino anche il complesso di San Michele a Ripa, sede dell’ICCD), vera e propria boccata di ossigeno in una città dove tutto, soprattutto negli ultimi tempi, sembra destinato all’immobilità e alla mummificazione eterna.
La Quadriennale, dunque, come il Nautilus di Nemo, che getta il suo «scandaglio generale», rubiamo le parole al presidente Franco Bernabè, per mappare la situazione dell’arte contemporanea, odierna, a Roma e in Italia? Certo, ma che d’altra parte non dimentica la propria lunga e gloriosa storia – nasce nel 1927 come fondazione, prima mostra quadriennale nel 1931 – volendo anzi rafforzare la continuità tra storia e futuro. In questo senso strumento fondamentale è l’archivio biblioteca in continua espansione, l’ArBiQ, che conserva, oltre alla documentazione d’epoca sulle mostre quadriennali, volumi, manifesti, fotografie e soprattutto 14000 fascicoli monografici su artisti del Novecento e contemporanei con materiali spesso rari e di difficile reperimento. Il tutto, per altro, indicizzato su internet e al servizio di pubblico e studiosi. (Mario Finazzi)

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