L’aspetto di work in progress , evidenziato dalla classica membrana cartacea posta a copertura della vetrina, crea una indubbia aspettativa nel visitatore sollecitando in questo un intento voyeuristico, atteggiamento frequentemente indagato e volutamente provocato dall’artista in molte delle sue ultime opere.
Un violento squarcio, praticato “inavvertitamente” sulla carta, diviene il solo punto di osservazione per lo spettatore, che esclusivamente da quella angolazione ha accesso all’ opera fino a quel momento allestita all’interno della sala espositiva.
Lo spazio, ripreso nella fotografia dall’esterno e quindi nella sua interezza, appare quale duplicato del luogo in cui contemporaneamente lo spettatore sta consumando la propria esperienza.
A causa di un processo di rewind spazio – temporale, la presupposta azione di ingresso nello spazio espositivo appare ribaltata e tramutata in atto di espulsione. La reiterazione dell’immagine riprodotta sembra dunque coincidere con la ciclicità della reazione che l’immagine stessa intende di volta in volta generare.
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