Cos’avranno in comune Anselm Kiefer e Giulio Paolini? Non lambiccatevi troppo il cervello con teorie critiche, basta andare a Napoli. Entrambi hanno infatti lavorato per il teatro San Carlo, curando gli allestimenti di due opere: il primo dell’Elektra di Richard Strauss, che inaugurò la stagione 2003-2004, il secondo lo scorso anno per La Valchiria di Wagner, progetto che gli è valso il prestigioso premio Premio Abbiati per la miglior scenografia. Il severo tedesco e il sofisticato genovese si ritrovano ora sulla collina di Capodimonte – dov’erano già transitati rispettivamente nel ’97 con Woodcuts e nel ’98 con Signore e signori – per essere accolti nella collezione contemporanea del museo grazie alla sempre più diffusa formula del comodato d’uso, prestatori stavolta due facoltosi collezionisti cittadini. Ad entrare nella reggia farnesiana saranno, per la precisione, Mare nostrum e Hero und Leander di Kiefer, visti lo scorso gennaio nella personale da Lia Rumma, e In ascolto (stanza dello spettatore) di Paolini, che nel 2005 “andò in scena” da Alfonso Artiaco contemporaneamente alla seconda “puntata” dell’Anello del Nibelungo al Lirico. Il battesimo precederà giusto di ventiquattr’ore l’opening di Faces and Names, prima mostra in un museo italiano di Timothy Greenfield-Sanders che, sempre a Capodimonte, proporrà una selezione di vip immortalati negli ultimi vent’anni (tra cui George W. Bush, Nicole Kidman, Keith Haring, Yves Saint Laurent) e di immagini tratte da XXX, lavoro sulla pornografia datato 2004. Promossa dalla Fondazione Tramontano col patrocinio di Comune e Regione e curata da Gianni Mercurio, l’esposizione sigillerà la tre giorni d’arte organizzata per festeggiare Il Flauto Magico di Mozart, nella versione firmata da William Kentridge in veste di regista e scenografo che resterà al San Carlo dal 6 al 14 ottobre. I giorni del contemporaneo, in realtà, sarebbero quattro. Perché sabato 7 al Madre si accenderanno i riflettori su Make Me Think Me, la corposa antologica di Bruce Nauman realizzata in tandem con la Tate Liverpool. Che però, a quanto pare, preferisce brillare di luce propria… (a. p.)
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