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La Fondazione Menna riparte da Filiberto e Bianca. Nuova sede e Riflessioni a puntate

di - 22 Ottobre 2018
La Fondazione Menna di Salerno, dopo un lungo periodo di chiusura, riapre i battenti al pubblico. Interessata infatti da importanti interventi di ripristino della sede, la Fondazione di Arte Contemporanea torna sulla scena culturale dopo più di due anni di trasformazioni organiche e strutturali. Tra i cambiamenti sostanziali c’è la nuova denominazione: Fondazione Filiberto e Bianca Menna, un omaggio alla pluripremiata artista verbo-visiva, alias Tomaso Binga, compagna di vita del critico salernitano e inarrestabile promotrice della riflessione artistica contemporanea.
La nuova Fondazione Menna, presieduta da Claudio Tringali, ha avviato da subito una politica di confronto e di supporto reciproco con le realtà culturali del territorio stipulando protocolli di intesa con la Fondazione Alfonso Gatto ed il Liceo Artistico Sabatini-Menna. È recente, inoltre, l’intesa con il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università di Salerno, che vede rientrare il mondo accademico nelle attività della Fondazione. A supporto del Consiglio di Amministrazione, composto da Bianca Pucciarelli Menna in qualità di Presidente Onorario, dai Soci Fondatori (i massimi rappresentanti del Comune e della Provincia di Salerno) e dalla famiglia Menna, rappresentata dall’avvocato Filiberto Pasca, attualmente vicepresidente della Fondazione, si è costituito un autorevole Comitato Scientifico, composto da Laura Cherubini, Lorenzo Mango, Matilde Romito e Angelo Vassallo. Ripristinata, dunque, la struttura in tutti i suoi componenti la Fondazione è ripartita con una inaugurazione che porta il segno delle novità.
Alla conferenza di presentazione sono intervenuti il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, il Sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, e il Cavaliere Orazio Boccia, che hanno discusso sul futuro del Centro d’Arte Contemporanea annunciando una solida collaborazione tra pubblico e privato. Il nuovo assetto indica variazioni di rotta e nuovi obbiettivi da raggiungere, come quello di rendere l’antico palazzo di epoca fascista un “Centro delle Arti” che darà spazio a ogni linguaggio artistico, provando a seguire la linea pluridisciplinare dettata dallo stesso Menna. La serata si è conclusa con una performance di Tomaso Binga, aprendo, allo stesso tempo, la mostra dal titolo “Riflessioni a puntate”, allestita negli spazi del piano superiore della Fondazione.
L’esposizione prende il titolo da un’operazione artistica iniziata nel 1991 e durata un anno, in cui Tomaso Binga ha inviato cartoline a 280 destinatari in tutto il mondo, ritagli di riflessioni sugli sconvolgenti avvenimenti storici di quel momento, come la Guerra del Golfo, lo stato di caos della politica italiana e l’allarme droga, segno di un sistema sociale fortemente segnato da una profonda mancanza di valori, dando avvio a un’incessante moto di indignazione, veicolato fuori dai canali tradizionali, attraverso un “rigido spartito scritturale” atto a smuovere le coscienze e ad attivare nuova consapevolezza critica. Le cartoline sono realizzate con la tecnica del dattilocodice, tecnica identificativa del lavoro dell’artista che, sin dal 1978, si è occupata della creazione di alfabeti alternativi che mettessero in crisi il sistema linguistico dominante.
Le Lettere liberatorie del 1973, per esempio, restituiscono la volontà dell’artista di mettere in discussione il pensiero razionale e la scrittura tradizionale: «La mia è una scrittura subliminale, nel senso che essa agisce (vorrei che agisse) dentro di noi senza essere distratti dal significato corrente delle parole e senza essere frastornati dal suono delle parole stesse. Le parole sconfinano dai luoghi deputati e proliferano come cellule, invadono gli spazi che ci circondano»
In mostra sono presenti anche lavori più recenti della poetessa visiva, come quello del 2014, Per gli Involontari di Guerra, in cui il codice dattilografico si arricchisce dei nuovi segni prodotti dal computer, un lavoro che segna il passaggio all’era digitale conservando la profondità della riflessione e la potenza dell’ironia che contraddistingue da sempre il lavoro di Tomaso Binga. A concludere l’antologica dedicata all’artista salernitana, una serie di video che documentano alcune delle sue performance più famose. (Ilaria Tamburro)

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